“La meccanica delle vite possibili” di Maria Pia Michelini, NPSedizioni. A cure di Alessandra Micheli

La meccanica delle vite possibili è stato definito dalla stessa casa editrice un libro delicato.

E sono certa che tutti si aspetteranno e sottolineeranno la freschezza del testo e la leggerezza profonda della protagonista, Eulalia un nome importante e sopratutto denso di tradizione.

Tutto in un America effervescente in pieno boom economico. Innovazione che abbracciava questo strano e complesso stato senza, però avere delicatezza.

Direi che è stato un uragano sulle convinzioni di tanti cittadini, abituati a considerare granitiche le convinzioni tramandate da padre e figlio.

E come immaginerete dietro alla lezione necessaria ossia che di ogni vita si può trarre un capolavoro, sull’esaltazione della creatività e della voglia di vivere come respiro dopo un lungo afoso caldo, quello che mi ha più colpito del testo è stata quella dicotomia sempre presente in ogni stato ma sopratutto nei nostri idealizzati Usa, tra innovazione e conservatorismo.

E la Michelini lo ha saputo raccontare, senza la pesantezza dei testi di certi autori che vivendo in quelle realtà la soffrono come claustrofobica accentuando troppo il lato polemico.

E ripeto non è necessario per fotografare un periodo o denunciare i suoi limiti armarsi di linguaggi ridondanti o eccessivamente ricercati.

Basta la storia di una ragazza lampo di colore in una realtà ingrigita per stimolare la riflessione.

Ed è quello che è accaduto a me. Andiamo però con ordine.

Siamo nel 1966.

In Michigan.

Dopo una vita piena di dolori e di sofferenze affrontate sempre con un certo tocco di follia Eulalia chiamata però Lilly torna al suo paese natio. Dopo aver sfiorato gli eccessi di Las Vegas si ritrova in un ambiente totalmente chiuso in se stesso, ignaro quasi delle spinte innovative di anni sessanta ruggenti e dissacratori della morale borghese.

E lei colorata sceglie di abbandonare il suo nome, che richiama appunto la tradizione e iniziare a definirsi tramite un nome immediato che sa di fiori e di colori Lilly.

Gia da questo passaggio si nota la sua dirompente personalità, capace di trovare opportunità nel tormento, capace di spingersi oltre i limiti di convenzioni ottenute solo per rassicurare le fragilità umane.

E si trova di fronte a una realtà stantia, timorosa del nuovo, perché appunto ignoto.

E cosi le vite dei suoi concittadini, persino dei fratelli sembrano congelate in un istantanea che, priva di stimoli, rischia di divenire evanescente e quasi invisibile.

La costante ripetizione di comportamenti incapaci di definire le vere autentiche personalità, appaiono come semplici prigioni, gli stessi valori ripetuti quasi a memoria ereditati da altri appaiono le isole in mezzo al mare in burrasca della vita.

Nessuno conosce davvero il proprio volto.

E forse stentano davvero a guardarsi negli occhi.

Retaggi familiari, sogni sbiaditi, e un certo compiacimento nel sopravvivere condannano questa parte l’America, restia a correre incontro al futuro, a restare immobile rischiando però una morte certa. Senza energie che rinnovino e innovino, tutto diviene stagnante e soffocante.

Fino a che Lilly simbolo del progresso e dell’audace mettere in discussione la moralità del borghese bianco ( WASP) non inizia a colorare queste grigie vite.

Ed è questo il bello del libro.

Perché anche oggi, l’America come la nostra patria soffrono di questo atroce e grave problema: abbracciare l’inconsueto terrorizza.

Mentre il conosciuto rassicura.

E cosi nuovo e stantio continuano a darsi la caccia e scontrarsi.

Ed è necessario perché senza Lilly il reale sbiadisce.

Ma senza questo reale sbiadito, forse Lilly non conoscerebbe appieno la sua forza.

Non comprenderebbe il suo essere speciale.

E allora ancora una volta un testo ci dona un messaggio più ampio della vita è bella e possibile anche nel dolore: la vita ha bisogno di uno scontro ideale tra vecchio e nuovo.

Ha bisogno della lotta costante di un dio che va oltre e di uno che cerca di mantenersi sempre uguale.

E’ quello il senso della vita.

E’ quello che rende questo viaggio umano…fantastico. Nonostante tutto. Nonostante le ferite, le lacrime e le speranze perdute.

La vita è una meccanica complessa in cui la possibilità ogni tanto fa capolino e ci strizza l’occhio complice.

Ma senza la lotta costante contro il nostro timoroso bisogno di stasi non sarebbe mai possibile vederla.

“Nella vita poche sono le colpe, tanti sono gli errori fatti per mancanza di presa di coscienza, per immaturità, per omesse occasioni di riscatto. O meglio, per una certa cecità che ci rende distratti, lenti di fronte alle quotidiane opportunità di fare il salto e divenire più autentici, più vicini a quello che siamo veramente.”

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