“L’impero d’acciaio. Gli artigli dell’aquila” di Claudio Bolle” Santelli Editore. A cura di Francesco Mastrolonardo

Per tutto il corso della nostra vita, la scuola, i libri, i film, ci hanno insegnato che cambiare il corso di eventi passati, non solo potrebbe essere pericoloso ma addirittura deleterio nei confronti del futuro. Perchè se noi intervenissimo sulla linea temporale, si verrebbero a creare una serie di reazioni a catena che per il 99% dei casi andranno a scontrarsi e quindi a distruggere l’attuale presente, creando (forse) un futuro decisamente apocalittico.

Ma Claudio Bolle, attraverso questa saga, ci ha dimostrato che: se noi, paradossalmente, andassimo ad operare, non su eventi specifici, ma sui soggetti che ne fanno parte, potremmo fare in modo che loro interpretino gli eventi con un piglio diverso.

La sua saga ci ha dimostrato proprio questo. Attraverso un evento casuale, è nata una profiqua e reciproca collaborazione tra alcuni, anonimi, personaggi dell’epoca contemporanea e l’Impero romano, nel momento in cui a capo vi era Tiberio.

Questo scambio d’informazioni ha trasformato l’impero in un armata capace di superare gli errori che tutti conosciamo ed addirittura di diventare una delle più importanti forze mondiali dei successivi secoli.

Ma anche questo gruppo di persone della nostra epoca ha tratto beneficio da questo evento: oltre ha diventare importanti esponenti dell’Impero, hanno imparato dallo stesso che, più la mente è aperta e senza limiti e più la loro vita poteva considerarsi appagante, completa e felice.

Una cosa che noto leggendo questo libro, anche se vi era pure nei precedenti, è un cambiamento, da parte dell’autore, del modo di descrivere l’ambiente ed i personaggi. Noterete una cura maniacale dei dettagli sempre più puntigliosa ed attenta ma soprattutto, senza sfociare nella tediosità che spesso capita in questo genere di romanzi.

Il quarto volume della saga è un po’ una novità rispetto a tutto il decorso dei tre libri precedenti, nel senso che gode di vita propria, non si collega direttamente, ma sfrutta lo scenario venutosi a creare, per sviluppare la nuova trama.

Di conseguenza, potreste tranquillamente leggerlo senza conoscere i precedenti, ma vi consiglio vivamente di leggere anche i primi tre (per chi non lo avesse fatto), in modo tale da conoscere la personalità ed il carattere di ciascun personaggio e di come esso sia cambiato rispetto al decorrere di questo viaggio fisico ed a mio parere anche metafisico.

Perchè metafisico? Il nostro autore illustra questo secondo ciclo della saga, come anche il primo, andando oltre le singole esperienze del racconto ma trasporta il tutto ad un livello conoscitivo superiore tra scontri e confronti, tra riflessioni e paradossi.

Il risultato di questa lettura, quindi sarà una mente sempre più aperta alla visione di un mondo diverso da quello che, ampiamente, conosciamo.

Il libro apre i battenti con l’avvicinarsi delle navi dell’impero alle coste africane e già dai primi dialoghi vi è chiarò come Tiberio voglia conquistare nuove terre senza spargimenti di sangue, facendo capire di voler trattare con le popolazioni locali.

Nel frattempo, la vita dei nostri amici, ormai non più ospiti, continua allegramente, tra nuovi consigli e direttive all’impero e nuove, interessanti, dinamiche erotiche e retoriche.

Secondo voi, riuscirà l’impero ad evolversi, davvero, verso nuovi, sconfinati orizzonti?

I nostri sette amici riusciranno ha cancellare i fantasmi di morte e distruzione che della storia romana purtroppo conosciamo?

Quanto peserà l’Academia Tiberiana sull’evolversi degli eventi?

Questi ed altri quesiti saranno lo specchio di ciò che andrete a leggere ma dalla mia bocca non saprete null’altro, mi spiace, miei cari curiosoni.

Ma voglio lasciarvi con questa citazione del nostro autore, che non dovete prendere per oro colato perchè nulla è come sembra e gli equilibri sono forti e fragili al tempo stesso.

Quello che stava accadendo a Roma e diffondendosi in tutto l’impero era un vero e proprio Rinascimento… ”

BUONA NAVIGAZIONE…

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