“L’ultimo sorriso di Sunder City” di Luke Arnold, NUA edizioni. A cura di Alessandra Micheli

Per me i libri sono fondamentali.
Salvano.
E non soltanto perché mi permettono di restare a galla durante i vortici e le correnti di quello strano fiume chiamato vita.
E a volte di cavalcarle come un esperto surfista.
Ma perché mi aiutano a mantenere il mio equilibrio.
Vedete, miei adorati lettori, io sono una persona fondamentalmente razionale.
Ogni evento, ogni domanda viene analizzata e sezionata da una logica ferrea senza compromessi.
Una logica che non da spazio alla creatività.
Eppure la fantasia cosi come l’immaginazione fa parte di me.
Soltanto che può e sopratutto gli è permesso occupare, soltanto il 5% della mia vita.
E cosi la mia esistenza, questo viaggio è fondamentalmente guidato da signora ragione.
E la signora non permette agli angoli bui di influenzare scelte e comportamenti.
Autocontrollo, intelligenza, processi mentali tutto mi serve per poter effettuare nella mia testa dei perfetti schemi.
Delle mappe concettuali piene di legami, di connessioni, e di cause ed effetto.
E signora fantasia resta li, indisciplinata e per nulla ordinata a osservare. Lei è la regina delle mie notti, dove la follia può tornare ad abitare nel mio cuore.
E allora la bizzarria diviene il mio mondo, Wonderland prende forma davanti ai miei occhi e l’ispirazione e le sue madri, le muse iniziano la loro folle danza.
Signora ragione guarda tutto con un cipiglio severo e una smorfia sul volto.
Non approva questo momento di bizzarro.
Non approva che il numinoso torni a farmi da madre.
Non approva che le rigide e logiche connessioni siano spiazzate da illogicità e..magia.
Si perché di notte io non sono più la razionale, la seria, e la matura.
Sono la strega e la fata, sono elfo e coboldo.
Sono tutto e il contrario di tutto.
Ecco che il libro è la mia chiave qualsiasi genere esso tratti.
È sempre e solo rappresentazione del reale, dove il bianco e i nero posso convivere, dove la musica suona frenetica ignara delle proporzioni auree.
Dove la natura è selvaggia e incontaminata, dove da sotto il mio perfetto tailleur, spunta beffarda una coda di uno strano mutaforma.
A volte lupo, a volte volpe, a volte lince.
Capite perché Sunder city in fondo è la mia città?
Capite perché ogni volta che un libro mi parla di un posto “magico” il mio cuore sussulta?
E cosi anche in questo scenario, cosi simile troppo simile a questo nostro mondo dove la paura ci ha fatto prosciugare il fiume della fantasia, dove il nulla inizia a divorare la nostra Fantasia, io mi trovo a casa.
Anche se i vampiri sono oramai vecchi avvizziti.
Dove gli elfi piangono la loro immortalità perduta.
Dove i maghi non scioccano più le dita per far apparire fiamme azzurre. Dove l’idiozia degli umani ha causato la coda, la fine di ogni mondo assurdo, immaginario, numinoso…sacro.
Perché nonostante nel libro, Sunder, pianga la sua innocenza perduta, e non riesca ad adattarsi a un mondo senza incanto, almeno il ricordo di ciò che era è restato.
Loro la magia l’hanno perduta.
Noi la magia l’abbiamo sempre rifiutata.
Non abbiamo nessun, Fetch Phillips che riesce a comprendere l’enormità del suo errore.
Che si accorge di aver combattuto dalla parte sbagliata.
Che rimpiange, quel mondo senza fascinazione, senza incantesimi, senza malia.
Noi abbiamo solo tronfi figuri felici di aver prosciugato il grande fiume.
Di averci impedito di danzare le notti con gli elfi.
Fetch, anche se pieno di sensi di colpa è fortunato.
Lui una chimera l’ha incontrata.
Lui ha potuto passeggiare con gli esseri del mondo dei Farie.
Io devo solo sognarli.
Di notte.
Quando la razionalità che domina questo mondo si distrae.
E io smetto di essergli figlia, per danzare nella notte con gatti mutaforma.
Un libro incantato, doloroso e al tempo stesso duro.
In cui la ricerca del tempo che fu si trasforma in una lezione sull’accettazione.
Sulla possibilità che, in fondo, non ci sia nessun fiume che ci doni la magia.
Ma è dentro il nostro cuore e aspetta solo di essere liberata.
Ecco perché, forse, ogni notte luna sorride a Sunder city, l’ultimo sorriso, l’ultimo avvertimento, che la storia non è finita.

C’è un posto bianco e un posto nero, chissà dov’è
Per ogni volo di pensiero dentro di te
C’è un posto alto e un posto basso, chissà dov’è
Per un violino e un contrabbasso dentro di te
C’è un posto lepre e uno lumaca, chissà dov’è
Se scappi o dormi sull’amaca dentro di te….
C’è un posto sano e uno malato, chissà dov’è
E che il secondo sia passato dentro di te
E un posto dove ci son io…
C’è un posto vero e uno bugiardo, chissà dov’è
Per quando va la gatta al lardo dentro di te
C’è un posto tutto e un posto nulla, chissà dov’è
Per una donna e una fanciulla dentro di te
C’è un posto bello e un posto brutto, chissà dov’è
Non sempre si può avere tutto dentro di te
C’è un posto fermo e uno animato, chissà dov’è
Per come il mondo è disegnato dentro di te
E un posto dove ci son io
Che cerco un posto tutto mio
Angelo Branduardi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...