“I tre volti di Ecate” di Claudia Brigida Speggiorin, Golem editore. A cura di Alessandra Micheli

E’ arrivato.

Lo temevo e sono scappata spesso lontana da lui.

Il blocco ragazzi miei, il blocco del recensore.

Quando ti siedi davanti al foglio e non riesci assolutamente a mettere, nero su bianco, tutte le emozioni del libro.

E non perché sia brutto o poco curato a livello stilistico o di trama.

Ma è semplicemente muto.

Lo sapete no?

Io non scrivo di mio pugno.

E’ il libro che si siede e parla con me raccontando la storia dietro la storia. E non lo faceva più.

E senza quella voce, mi sentivo più sola che mai.

Lui il conforto per il mio dolore, il sorriso delle mie notti solitarie, la coda di volpe sotto le eleganti mie sottane vittoriane, quando prendevo il te con messer cappellaio.

Nulla.

Silenzio agghiacciante.

E quel cuore che batteva..ma non cantava più.

Non potete immaginare come ci si sente.

Ne voi che vi occupate di letteratura, ne voi lettori intransigenti, privi di immaginazione.

E’ una solitudine lacerante.

E’ la perdita di quel tocco di magia che sa renderci umici.

E’ il sogno che si addormenta e non si risveglia più.

E poi…in una notte di lacrime e urla al cielo che piange assieme a me, è arrivata Claudia.

E ha donato un libro, accompagnandolo con un sorriso antico, cosi remoto da appartenere non a lei ma a mille donne che l’hanno preceduta. Un libro, un omaggio, una piccola chiave.

Con cui aprire una porta che non avevo assolutamente il coraggio di guardare.

E cosi ho compreso.

Non era il blocco del recensore.

Era soltanto una fase che finiva.

Una porta che si chiudeva, un corridoio che però continuava fino a quella strana entrata sormontata da un architrave gotico e una scritta

“mossa alle tue preghiere, io la madre della natura, la signora di tutti gli elementi, l’origine e il principio di tutte le età, la più grande di tutte le divinità, la regina dei morti, là prima dei celesti, colei che in sé riassume l’immagine di tutti gli dei e di tutte le dee, che col suo cenno governa le altezze luminose del cielo, i salubri venti del mare, i desolati silenzi dell’oltretomba, la cui potenza, unica, tutto il mondo onora sotto varie forme, con diversi riti e differenti nomi.

E cosi la madre dal triplice volto, occhieggia dalla pagine e sorride, un sorriso che sa di eterno e che arricchisce anche le storie apparentemente più misere. Quelle donne vituperate da una società cieca e egoica.

Quelle donne costrette a piegare il collo regale sotto il peso del senso di colpa. Donne che cavalcano la storia e che sono esse stesse storia, perché la storia la fa chi ha il dono del creare.

E cosi in quelle pagine soffuse di un dolore che non è connesso alla disperazione, ma che brilla e ci prende per mano.

Quel dolore che ci rende umani e al tempo stesso ci rende grano, per diventare pane con cui sfamare un dio bramoso di amore.

Bramoso di emozioni pure, come pura è la donna nonostante la violenza.

Storie con un inizio, una fine e un nuovo inizio, storie mai concluse, in cui l’eterno ritorno e sempre e soltanto, la rinascita, la redenzione di chi fino alla fine non ha smesso di credere e sognare.

E Adelina dai mille volti, ingenua fanciulla, una Kore rapita da un dio brutale, e una madre che conosce il segreto della seduzione e feconda da alla luce il figlio della speranza.

E una saggia, anziana, colei che intesse i fili di ogni storia per dare loro il gusto senso.

Adelina è i tre volti di una madre amorevole, di una Ecate che possiamo chiamare Brigit, Iside, o Llilith.

Colei che non abbassa la testa neanche davanti all’esacerbazione di un potere maschile che ha perduto la sua sposa.

E cosi leggendo la meravigliosa prosa, come schizzi di colore su un quadro che ti entra nell’anima, di una prosa che canta versi e li riversa nel sangue…io sono tornata a credere.

Non nel blog.

Non nelle mie capacità.

Ma nel mezzo chiamato libro.

Quello di essere chiave.

E nei campi elisi dove grazie a Claudia oggi posso passeggiare, trovo fiori colorati che non sono altro che i volti delle mie antenate, delle antenate di Claudia, delle antenate di tutte le donne che decidono di rinascere in quei personaggi eterni e sempre nuovi.

Non è un libro di svago.

E’ un libro che parla direttamente a qualcosa che sapiamo esistere, ma che stentiamo a vedere in un mondo di materia grezza e nient’affatto lavorata.

Non è una semplice storia, non è la storia di Adelina né delle sue strabilianti amiche.

Ne dell’orrore della guerra, ne di eventi che scorrono apparentemente senza clamore.

E’ la storia di tutte noi, di noi che subiamo un abuso ogni volta che viene negata la nostra magica essenza.

Che da Dee diventiamo oggetti.

Che da miracoli, diventiamo stantie abitudini.

Allora posate la testa sul morbido cuscino.

Leggete e chiudete gli occhi.

E lasciate che lei, la Ecate del libro vi parli

Perché io sono la prima e l’ ultima

Io sono la venerata e la disprezzata, 

Io sono la prostituta e la santa, 

Io sono la sposa e la vergine, 

Io sono la madre e la figlia, 

Io sono le braccia di mia madre, 

Io sono la sterile, eppure sono numerosi i miei figli, 

Io sono la donna sposata e la nubile, 

Io sono Colei che dà alla luce e Colei che non ha mai partorito, 

Io sono la consolazione dei dolori del parto. 

Io sono la sposa e lo sposo,

E fu il mio uomo che nutrì la mia fertilità, 

Io sono la Madre di mio padre, 

Io sono la sorella di mio marito, 

Ed egli è il mio figliolo respinto.

Rispettatemi sempre, 

Poiché io sono la Scandalosa e la Magnifica”.

***

Per te

che oggi da lassù brilli come la Dea che ti sta abbracciando

E oggi danzi assieme a me,

nella poggia che mi bagna il viso.

Come le tue carezze di quando ero bimba.

Aspettami.

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