“Tartufi e delitti” di Mauro Rivetti, Golem edizioni. A cura di Barbara Amarotti

Mario Moriondo è un rinomato trifolau (cercatore di tartufi) dal passato oscuro.

Ex agente delle forze speciali ha scelto Alba per vivere in tranquillità la sua nuova vita.

Ma la tranquillità certe volte dura poco e così si trova coinvolto in una serie di delitti, apparentemente scollegati tra di loro, che gli costano quasi la vita.

Tra le splendide colline che fanno da cornice al Roero, antiche cantine e il profumo di tartufo che pervade ogni pagina, i colpi di scena si susseguono fino alla conclusione davvero inaspettata.

Rivetti ha non solo dato vita a un personaggio principale che non ha nulla da invidiare a Robert Langdon, circondandolo di comprimari all’altezza della situazione, ma è riuscito a cogliere ogni sfumatura, ogni colore e ogni profumo delle Langhe.

Ho apprezzato la descrizione di luoghi che ben conosco e mi sono incuriosita a leggere di piccoli paesi che, lo confesso, non conoscevo.

Quando si legge un romanzo ambientato nella propria terra d’origine c’è sempre la velata paura di trovare la famosa “magagna” che finisce con il rovinare il piacere della lettura, ma se devo trovare un difetto a questo direi che è troppo corto!

Ho finito con l’affezionarmi a Mario, al suo cane Tim e anche agli altri personaggi e ora non mi resta che sperare in un seguito che, visto il finale, potrebbe anche esserci.

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