“Extrema ratio” di Michele Rocchetta, Edizioni Epoké. A cura di Alessandra Micheli

I corsi e ricorsi storici di stampo vichiano ci insegnano che in fondo, gli eventi si susseguono prendendo spesso le stesse sembianze di quelli che li hanno preceduti.

La differenza è in una sorta di evoluzione o involuzione che il fato beffardo sembra donargli come peculiare identità.

Ed è questa mancata idea di una sorta di circolarità che rende la storia si, affascinante ma anche molto delicata.

Quello che ci accade è frutto di un istante, di una coincidenza, di un ritardo e di un attimo flebile e fragile eppure dotato di una potenza interiore capace di finire negli annali delle biblioteche.

Se esiste un universo parallelo e io ci credo, perché credo fortemente negli studi di Einstein e nelle scoperte della fisica quantistica, sicuramente il dettaglio cosi ignorato ha modificato di netto gli scenari. Magari è frutto di una svista.

Di una scelta diversa causata dalla fretta, da un foglio che il vento ha fatto volteggiare.

Ogni evento storico ha, quindi un fratello o una sorella, che ci insegna molto di quanto ogni scelta va ponderata e spesso afferrata in nome della ragion di stato o del bene del popolo.

E’ quello che ci racconta Michele Rocchetta con i suoi due libri.

L’ombra del duce e extrema ratio non giocano sul filo della fantasia, o dell’immaginario.

Ma su quello delle probabilità, dei se e di quei piccolissimi sassolini che dirigono il corso della storia.

E’ questione di scelte, di distrazioni e di attimi fuggevoli.

Perché i percorsi storici sono tanti e infiniti e seppur proseguono per una determinata strada, frutto chissà della casualità, in un altra parte o in un altro arco temporale essi si ripresentano, creando agli occhi di noi studiosi quel caratteristico percorso a spirale.

Gli imperi crescono e maturano, a tratti crollano ma riemergono a volte peggiorati o a volte migliorati.

E cosi i dittatori.

Ne abbiamo tolto dal trono uno in carne e ossa, e incoronato un altro meno reale ma ancor più disastroso: il dio della Borsa.

Colui che con termini altisonanti sta mandando il nostro mondo verso un altra atroce guerra mondiale.

Solo che non ce ne accorgiamo.

Nell’ombra del duce succede la stessa cosa, il famigerato autarca si è salvato.

Tutto per una strana “coincidenza”: Hitler si trovava in una parte del suo bunker, magari al centro del pavimento quando l’ordigno che doveva eliminarlo è esploso.

La riuscita del progetto Walchiria.

E stavolta, in questo arco di tempo non si è affatto salvato.

Anzi.

Grazie a quell’attentato nel 1944 la guerra si è fermata.

Apparentemente.

Nessuno è penetrato nel cuore della Germania nazista, e nessuno ha potuto spartirsela.

Anzi essendosi liberati da soli da quella diabolica presenza, i tedeschi possono mettersi al tavolo delle trattative.

E il mondo ne esce davvero sconvolto e modificato: un congresso di Vienna crea schieramenti e nuovi equilibri.

L’Europa è neutrale e pertanto è nel mezzo della lite delle due superpotenze, senza necessariamente essere costrette da una sorta di debito di riconoscenza, a accogliere uno o l’altro sistema politico.

E l’Italia?

Mussolini è vivo.

Il che significa che i suoi non sono affatto sconfitti, ne si sono arresi.

L’Italia può gestirsi da sola seguendo il suo antico impulso secessionista e ristabilendo ciò che, l’unità di Italia li aveva privati: due regni autonomi e differenti.

Un repubblicano al nord e uno leale ai Savoia al sud.

Insomma divisi siamo nati e divisi restiamo.

E come vedete la storia, se non è guidata dal popolo, resta con un conto in sospeso che prima o poi ci chiede di pagare.

E cosi in questo scenario Mussolini non intende arrendersi.

Rimasto illeso e per nulla pentito torna a gettare la sua ombra sulla sua patria.

E sapete che accade?

Che la guerra scongiurata con l’operazione Walchiria, torna a bussare alla porta.

Mettendo due stati fratelli, divisi ma sempre capaci di rispettarsi, in fondo il rispetto è una scelta, a contendersi il potere e a iniziare una sorta di braccio di ferro.

Nord e sud, ognuno convinto di aver più ragione, e diritti di un altro.

E il nostro eroe, Scandellari si sente in diritto di tornare a provarci, a fermare piani che, stavolta, getterebbero tutto il mondo nel caos.

Ma sopratutto tornerà a affrontare con noi uno dei dilemmi che, ancor oggi non può trovare risposta.

Cosa è possibile sacrificare in nome della pace?

Extrema ratio significa, dal latino, piano estremo, d è mirabilmente espresso il suo significato da n passo tratto dal de bello civili di Giulio Cesare

Gli restava, come “ultima condotta” di combattimento, di occupare quante più colline e presidiare quanto più spazio potesse, allo scopo di dividere le truppe di Cesare; e così avvenne.»

E cosi in guerra, in politica, in diplomazia si avverte spesso la sensazione di trovarsi di fronte a un ultima possibilità di azione, soluzione a cui ricorrere quando tutti i possibili rimedi sono stati tentati senza successo.

E cosi, la guerra diviene l’extrema ratio per trovare la pace.

Il sacrificare un popolo è l’extrema ratio per annientare un nemico.

Chiudere le frontiere è l’extrema ratio per impedire l’invasione.

Il problema è però che in tutti questi extremi, non è mai il governante a perdere.

Ma sempre il popolo.

Sono gli ideali, i valori e la convinzioni.

E’ l’extrema ratio alla base di non solo questo libro, ma di ogni evento storico.

E cosi attraverso missioni segrete, intrighi e azione scritte con magistrale bravura, il popolo soffrirà sempre per questi atti di eroismo.

E mi chiedo se sia davvero necessaria l’ultima soluzione per mantenere un potere che, in realtà corrode.

E non chi lo possiede ma chi lo esercita senza il consenso del popolo

Alla fine, il nostro dovere ultimo, come regnanti e come amministratori, è quello di lavorare per il benessere dello Stato e del Popolo

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