“Pane amore…e porchetta” di Francesca Morgavero, Buendia Books. A cura di Aurora Stella

Sapevate che la Porchetta di Ariccia è così da oltre duemila anni?

Adesso lo sapete.

Presto, leggendo qualche altro rigo, sarete arricchiti da un’ulteriore informazione. La porchetta è così da oltre duemila anni, perché era il cibo preferito di Nerone (esattamente quel Nerone che si dice abbia incendiato Roma), che lo facesse venire direttamente da quei luoghi e che la ricetta da allora sia rimasta sempre quella (esagerazione da leggenda metropolitana, ma ci sta).

Questo per dire che, a Roma, la porchetta di Ariccia è un’istituzione. Più sacra perfino del papa. Poi, seppur con delle varianti, è stata esportata in tutto il resto d’Italia.

Nello specifico quella di Ariccia viene cotta al forno, con il grasso che fuoriesce dall’arrosto (la pochetta tutto sommato è un arrosto) grazie all’inserimento di cannucce di bambù che lo fanno colare sulla pelle del Maiale; la quale assume così l’aspetto croccante. La famosa “Crosta” (da molti forestieri erroneamente definita anche coccia, corteccia, buccia et similia).

In altre regioni d’Italia, invece, la porchetta viene bollita e poi ripassata al forno e può contenere anche parti delle interiora (i fegatelli) che non sono presenti in quella di Ariccia.

Come so tutte queste cose?

Perché ho avuto la disgrazia, come la protagonista di questo racconto, di lavorare nello street-food (modo elegante per definire un camion-bar) per sette anni (un anno più di lei), prima di capire (contrariamente a lei) che detestavo il cibo, la porchetta e pure i clienti.

Per dirla alla star wars, io e la protagonista di questo shottino, siamo una diade nella forza.

Dove lei rappresenta il lato chiaro della forza e io quello oscuro.

Dove lei, attraverso l’utilizzo corretto di cibo e letture, riesce a riequilibrare (non la forza) ma la dieta e la sanità mentale delle persone. Io invece, da lato oscuro della forza (ma necessario per la diade, per l’equilibrio e via dicendo) osservando non il cosa mangiassero ma il come, meditavo su che razza di orribili persone avessi davanti.

Sì, perché il cibo ci racconta tutto degli individui che incontriamo. Dimmi cosa e come mangi e ti dirò chi sei. Dalle scelte che farai, dai consigli che sarai disposto a recepire, da come mangerai, da quanto mangerai, lascerai, per chi saprà guardare, un’impronta indelebile di te.

La scienza del panino, cari lettori, non è cosa facile. Non si tratta solo di mettere a cuocere un paio di salsicce e buttare là dei condimenti, si tratta di leggere e comprendere in tempi ultra-rapidi, un universo che si esprime attraverso il bisogno primario a cui tutti rispondiamo: la fame.

La prima necessità dell’uomo.

E cosa c’entra la porchetta con l’amore? A parte il fatto che qualcuno potrebbe rispondervi che per lui la porchetta è stato il primo amore, ma non è logico? L’essere umano ha fame di ogni cosa. Di cibo, di amore, di stima, di apprezzamento, di fiducia, di rispetto. L’unico problema è che spesso facciamo come l’asino di Buridano, il quale indeciso tra paglia e fieno, morì a digiuno. Cerchiamo le cose che abbiamo davanti senza vederle, perché l’ovvio è invisibile. Ci abituiamo talmente tanto alla solita minestra che non prendiamo mai in considerazione l’idea che potremmo decidere di cambiare pietanza. Piuttosto operiamo delle varianti. Ci inventiamo degli ingredienti per insaporirla o renderla sciapa, ma non l’abbandoniamo. Ed è quello che accade alla protagonista del nostro racconto. Spesso infatti chi ama (oppure odia) cucinare, impara sì a leggere gli altri, ma spesso dimentica la lezione più importante: quella di leggere per primi in sé stessi e nutrirsi in maniera appropriata. Ho trascurato di illustrarvi un aspetto fondamentale. Le letture. Perché uno degli appetiti dei clienti che la protagonista si propone di saziare è quello dell’anima e lo fa con i libri, con una semplice equazione: per ogni persona esiste una ricetta unica che tra gli ingredienti comprende anche una lettura che lo identifica o che lo salva.

E ora, visto che la protagonista vi lascia con delle ricette, io che sono l’antagonista (per ovvie motivazioni), vi lascerò con titoli di film culinari. Se siete bravi li riconcerete.

La minestra fantasma

Il piatto dei cloni

La ricetta dei sith

Una nuova pietanza

L’impero condisce ancora

Il contorno dello Jedi

Il risveglio della scamorza

Gli ultimi spiedi

La fesa di Skywalker

P.S. avete letto fin quaggiù?

Beh, allora un mini spoiler posso farlo…oltre alla lettura anche la scrittura importante. Se vi state chiedendo che razza di spoiler sia il mio, leggete il racconto.

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