“Magia sul cammino di Santiago” di Francesco Mazzucco, Temperino Rosso edizioni. A cura di Alessandra Micheli

Io cammino per il cammino de las estrellas la via lattea

essa è l’autentico sentiero per la morte spirituale e la Rinascita.

Questa frase è stata il tormentone della mia gioventù.

Apparsa per caso in un libro sul graal, racchiudeva tutta la suggestione e il fascino del cammino di Santiago.

In pratica, questo pellegrinaggio non è una forma di fede quotidiana, ma una sorta di iniziazione che prevede, attraverso meraviglie e fatiche, una sorta di consapevolezza del proprio talento.

In fondo la spiritualità è una faccenda pratica.

E’ solo il mezzo con cui noi, riusciamo a dare non solo un senso alla nostra vita, ma anche alla ri-acquisizione della vera identità.

Tutti nasciamo con una leggenda personale, come direbbe il buon vecchio Paulo Cohelo.

Poi durante il percorso di inserimento nella società la socializzazione ci consegna una maschera da indossare che a volte diventa cosi vischiosa da prendere il posto del proprio volto.

E i sogni diventano cosi remoti da essere solo gingilli fanciulleschi.

Il cammino di Santiago è quindi la riappropriazione del proprio se, perduto, barattato per la sicurezza che l’appartenenza al grippo sociale ci dona.

O almeno cosi ci convincono.

Appartenere diviene più importante di essere.

Appartenere è l’unica strada che ci porta alla felicità e alla realizzazione. Eppure…Il fascino del cammino smentisce questa certezza.

Se cosi fosse, se davvero il ruolo sociale, la convenzione fossero l’unico nostro appiglio, non sentiremmo l’esigenza di camminare per miglia e miglia solo per portare una conchiglia a una chiesa, lontana e misteriosa.

Non percorreremmo un cammino che assomiglia al percorso che l’anima egizia compiva per abbracciare la sua vera casa, il Duat.

Che non a caso era identificato con la via lattea.

In questo luogo non luogo, il tempo è sospeso e le leggi umane sono fragili e cosi lontane da apparire solo mere illusioni.

Alla fine il cammino di Santiago non è che una porta per un altro mondo. Un autentico varco incantato.

E cosa accade se, questa porta viene resa reale?

Se il cammino non è altro che il richiamo di questo luogo che è stato definito in mille altri modi?

Sofia è l’esempio perfetto del pellegrino.

Insoddisfatta.

Eppure ligia al dovere.

E’ una brava ragazza, senza grilli per la testa ma sottilmente incapace di sentirsi davvero a casa.

Si sente estranea, aliena al vivere quotidiano.

Sente che, pur avendo ogni beneficio materiale e affettivo qualcosa le manca.

Che sia il senso profondo della vita, la risposta a ataviche domande dell’uomo.

O solo il conoscere il suo vero nome che non è quello anagrafico, ma quello ottenuto dopo un percorso di iniziazione.

In tal caso Santiago fa al caso suo.

E cosi rinunciare alla compagnia, agli agi alle comodità, a un estate di sollazzi, divertimenti e allegria per partire, zaino in spalla per ottocento chilometri.

Sofia non raggiungerà semplicemente la meravigliosa cattedrale di Santiago de Compostela.

Raggiungerà il cuore di se stressa, la luce necessaria per guardare in faccia un destino che non è cosi scontato come crediamo.

In fondo il nome stesso evoca la magia: Compostela, ossia campo delle stelle.

Le stelle che sono la luce che irradia e dona la conoscenza al neofita capace di oltrepassare il velo del reale.

Le stelle sono coloro che incoronavano i re egizi e che donavano loro saggezza e consapevolezza.

E forse sarà proprio quel cammino a mostrarsi in tutta la sua magnificenza: qualcosa chj va oltre l’umana comprensione.

Ma che come ogni porta conduce fin dentro la nostra anima.

Ci distrugge e poi ci ricostruisce.

Ci spaventa e ci affascina.

Ci cambia.

Inesorabilmente.

Ecco che attraverso un fantasy di egregia fattura, il vero volto del cammino si svela: quello di farci tornare maturati, rafforzati nel corpo ma sopratutto nello spirito.

E forti della gioia di avere un compito nel mondo, quello di unite finalmente il cielo con la terra.

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