Review party ” Sinfonia della felicità” di Simona Corvese, Little black dress. A cura di Alessandra Micheli

La verità è che la musica mi ha salvatoQuand’ero piccolo la musica mi ha salvatoE me ne stavo seduto sul mio prato ad ascoltare il mangiadischi cantareLa verità è che la musica mi ha salvatoQuand’ero piccolo la musica mi ha salvato

Potevo mai scrivere questa recensione, La sinfonia della felicità senza citare questa meravigliosa canzone?

Ovviamente no.

Perché vedete io spesso mi sono chiesta che ritmo avesse la felicità

se quello cacofonico della musica house.

Se il malinconico del rock

o il nostalgico del country con le sue ballate rivolte a una luna lontana e radiosa.

O la musica classica, cosi piena di dolore eppure cosi capace di guardarlo in faccia e partire in cerca di una vita diversa.

E cosi solo
Tricarico ha espresso il mio pensiero in modo semplice e sublime

Poi viene il cielo il cielo che non ha la forma

Poi viene l’albero che non teme l’inverno

Poi viene il sole il sole che mai si spegne

Poi una lucertola che sta su un muro in campagna

Poi una coccinella che vola di fiore in fiore

E vorrei essere il sole che sta scaldando una ragazza

Che prende il sole sulla spiaggia che è lucente e splendente

Ecco la sinfonia della felicità.

In ogni strofa, in ogni ritmo qualcuno di noi si perde, mentre il mondo scorre con le sue brutture, i suoi orrori e i drammi.

Ma tu non lo ascolti perché sei impegnato a giocare con le note e a perderti in quell’antro che solo chi ama il ritmo conosce.

In fondo leggere non è come suonare?

Devi seguire la strofa/frase e avere il coraggio di lasciare che essa agisce su te, e ti porga sogni diversi ambiziosi e impossibili.

La sinfonia della felicità è il libro della musica.

Non solo certamente.

E’ il libro in cui l’amore sconfigge la sofferenza.

E credetemi non è cosi facile vincerla.

Essa è un mostro pieno di tentacoli, un idra incapace di lasciarti libero.

A ogni testa tagliata ne nasce un altra, ancora più terribile, più cattiva.

E ti sembra che nulla possa darti una via d’uscita.

Poche anime affrontano il minotauro e ne escono vittoriosi, liberando la loro Arianna/anima.

In questo libro tutto è possibile.

E il suono del violino ha quel lieve tono evocativo che solo le grandi preghiere possiedono.

E vince su tutto.

Il rimpianto.

Il senso di colpa.

L’immobilità.

I pregiudizi.

Davanti quel violino suonato da due ragazzi, forti, indomiti e al tempo stesso pieni di solitudine, i muri crollano.

Quelli che dividono gli ultimi dai privilegiati.

E cosi attraverso una storia affatto semplice, affatto immediata, i ricordi del passato lastricano di speranza la storia del presente e preparano con amore un futuro ricco di colori.

E’ il violino il vero protagonista.

Sussurra alle anime che non è tardi, mai tardi per sperare, per amare ancora e per lasciare il dolore a bussare insistentemente alla porta.

È il violino che unisce culture e toglie, finalmente i ceti sociali, e il diritto di nascita a una vita di armonia.

Qua tutti, devono partecipare al banchetto.

E Livia suona per me, per tutti voi, quella canzone che non deve mai smettere di suonare in ogni core.

Anche se l’oscurità ci minaccia.

Anche se l’abisso ci rapisce per un po’.

Livia suona e ci dona le lai giuste per volare incontro al sole, senza rischiare, come Icaro, di bruciarsele quelle ali.

Simona Cortese regala una storia profonda, delicata e piena di bellezza.

E io sono sensibile alla bellezza.

Tanto che lo ammetto e un po’ mi vergogno una lacrima ha incorniciato un violino suonato da una bimba tizigana, uscito fori dalle pagine e deciso a darmi il conforto che da mesi cercavo.

Certo il colpo di scena è pronto a piombare famelico sui personaggi.

Ma questo è solo il dettaglio di una vita che non si arrende e ha tanto ancora da raccontare.

La bellezza eterna, beh quella la porterete con voi.

Cosi come me ora, che scrivo queste poche parole, indegne di contenere l’emozione che la lettura mi ha dato

***

Per te

che lassù suoni il piano agli angeli

Che la tua musica conforti anche me,

cosi triste in questa notte infinita.

Tu, la mia sinfonia della felicità eterna, mamma.

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