Review party “Al di la dei tuoi occhi. The munsee series ” di Paola Serra. A cura Alessandra Micheli

Sapete perché ho la fama di odiare il romance?

Perché in realtà io amo il rosa.

Come dite?

E’ una contraddizione?

Affatto.

Detestare il modo in cui un viene degradato un genere letterario è il modo migliore e più sano di amarlo.

Tanto da farmi optare per una fatale definizione: tutto ciò che viene denominato romance( all’inglese) è tutto ciò che nel rosa non va.

E vado oltre.

Ogni dettaglio che rende il romance cosi venduto non è altro che la banalizzazione degli elementi che, invece, rendono il rosa degno di esser letto.

Considerato cosi il romance non è altro che il canovaccio di un libro che aspetta di essere scritto, è uno schema con piccoli sbuffi di penna, senza che questi formino frasi, periodi e paragrafi.

Nel rosa tutto è invece svolto, messo a posto, scritto e descritto, curato nei minimi dettagli.

Vedete non è solo la storia d’amore a dover essere protagonista: ma la persona.

Il sentimento è soltanto il mezzo con il quale la vita scuote le sue certezza, bussa alla sua corazza e lenisce o meglio gli fa accettare il potere del dolore.

Tutto il resto è conseguenza.

I patemi, gli ostacoli persino lo scontro con sentimenti umani infimi ma necessari come invidie, gelosie vendette non sono altro che maestri che ci guidano e debbono guidarci lungo il bellissimo viaggio chiamato vita. Al di la di occhi aperti più o meno brillanti, è un prescienza umana quella che ci aspetta.

Ma non solo.

E’ il vedere i difetti dell’altro, farsi ferire da essi dal non bello del lato amoroso che può finalmente restituirci la nostra vera identità di uomini. O di donne.

Per questo motivo un libro rosa deve andare al di là, oltre lo sguardo affinché non si osservino solo i lineamenti del volto dell’altro, il suo essere l’eroe di un momento più o meno drammatico, ma assorbirne e assaporarne lacrime, le storie, andare alla ricerca di ogni motivo che sorregge passi più o meno traballanti.

Ecco perché ho scelto consapevolmente e sicura di leggere il libro di Paola Serra.

Perché lei va la di là della vita, dell’amore, persino di un genere troppo spesso dato per scontato.

Nel primo libro è la vita a raccontarci la sua storia.

E non è sicuramente una trama fatta di ricami e di arcobaleni dorati.

E forse per questo è cosi intensa, cosi delicata e potente tanto da parlare al profondo di ciascuno di noi.

Badate bene.

Non al cuore.

Ma alla profondità ancestrale di un anima che ha bisogno come dell’aria che respira di sentirsi compresa.

Ognuno di noi ha sperimentato la sofferenza acuta.

In ogni sua sfumatura.

Chi un abbandono, chi un lutto, chi un insicurezza data dal non essere in grado di sostenere le aspettative di una realtà che è molto meno degna del nostro essere umani.

Nel caso di Rebecca, Back quello che le capita è la ferita atroce di chi con la morte si scontra.

No, non vi dirò ovviamente di più.

Ma quello che la devasta è la coscienza di essere…fragile.

Tanto da dover innalzare un muro con la vita, che la reclama, che la vuole attrarre a se.

E fare scudo significa, drammaticamente rinunciare ai sogni rendendo anzi costringendosi a un esistenza scialba e monotona, totalmente addormentata.

Un contrasto acuto con lo scenario proposto.

Un mondo dove la natura in movimento rende la scelta di Beck ancora più soffocante.

Distese immense, cavalli in corsa libera, e un cielo in cui il sole irrompe con la sua baldanza anche sfidando le nuvole.

E sarà quindi il suo principe a svegliarla.

Con la presenza.

Con una mano poggiata sul suo cuore a raccontarle di quanto siano belli i battiti.

Beck e Noah decidono di rischiare.

Non solo il cuore ma persino le certezze.

Di rischiare che la storia romantica divenga cosi vera da poter anche essere scalfita da una vita che corre veloce.

E arriviamo al secondo capitolo della dilogia.

Una nuova vita.

Nuova porta con se tutti i drammi del caso: bello l’amore..ma viverlo?

Quanto costa davvero mettersi in gioco?

E mettersi in gioco significa donarsi completamente all’altro, in senso assoluto o lasciare che la storia sia insegnante, fino anche a patire l’estrema conseguenza dell’addio?

E ogni addio è davvero la fine o un novo inizio?

Beck ha trovato se stessa.

Non solo grazie all’amore di Noah ma al suo ritrovato amore per se stessa.

Ma a differenza di molti altri testi, la sua avventura, perché quello rappresenta il nostro viaggio in terra, non può concludersi con un banale, stereotipato lieto fine.

Ha bisogno di una sferzata molto più concreta e coerente con la via che ha scelto di percorrere: la felicità.

In questi due libri essa non è soltanto il contatto, l’amore è la passione.

E’ nel ritrovare se stessi dopo un lungo buio.

E capire che, per amarsi, ma amarsi davvero, per compiere il balzo da innamoramento ad amore serve molto altro.

Serve coraggio.

Serve essere integri e interi.

Mai spezzati.

Lasciate il mito dell’altra metà di voi alle fiabe.

Alle filosofie e alle telenovelas.

Scegliete come Beck e Noah di essere interi a prescindere da un incontro.

E poi formare un bellissimo due che brilla ed è cosi saldo che nessuna mano nemica può spezzare.

Complimenti vivissimi per una storia che non solo ammalai e affascina ma insegna.

E se un libro insegna ha tutto il mio meritato rispetto.

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