“Sono stata cattiva” di Maura R. A cura di Alessandra Micheli

Ogni donna ha paio di ali chiuse dentro di se… cosi cantava Enrico Ruggeri.

Io ci ho sempre creduto solo che…vedete in questo mondo che non crede alla fate, che disdegna li angeli le ali danno fastidio.

O fanno paura.

E la donna, quella fata remota, misteriosa si trasforma in strega, i meretrice, in puttana.

Senza che puttana assuma il significato originario di donna sacra.

Anzi.

La sacralità in questo strano percorso in discesa è totalmente bandita, sia dal sesso che dall’interazione.

Siamo si, sempre se ci va di lusso, adorabili fatine.

Ma da mettere in vetrina, affinché possiamo dar lustro al salotto di turno, al millantatore di turno che elencherà la caratteristiche non più di una persona, ma di un mero oggetto.

E la donna, quella che per un istinto ferino non riesce a stare in vetrina, o non vuole cedere la sua sacralità di Donna, non femmina, si apre il percorso peggiore.

Non avendo acconsentito a essere volontariamente e felicemente ridotta oggetto di consumo, corpo che attira lubrici e dissacranti sguardi, viene affibbiato l’epitaffio di cattiva.

Sei stata cattiva a non rimaner in vetrina.

Cattiva dire di no.

Cattiva a non conformarti alla bella maschera che ti abbiamo confezionato e vivere pseudo-felice in un carnevale senza fine.

Fino a annullare la tua vera essenza.

E cosi la cattiveria si associa a un latente e strisciante senso di colpa ereditato quel di, quando fiera e orgogliosa la Donna sfidò quel dio piccolo e mistero, diventando essa stessa Dea.

O pensiamo a Lilith che prese il comando, relegando l’uomo sotto di lei e irridendo felice le stupide regole.

Non a caso quegli archetipi sono diventati…cattivi.

Eva è la madre di ogni disgrazia, colei che fece irrompere la morte in una vita perfetta.

Lilith, rea di non aver subito l’approccio sessuale, diviene un vampiro costretto a accoppiarsi con incubi.

E noi, noi DONNE abbiamo ereditato quella inesistente, permettetemi di dirlo, colpa.

Tanto che quando il coglione di turno di usa, stupra, danneggia la rabbia è soffocata da un “forse me lo merito.

Me la sono cercata sono bella e fiera.

Ero io che stavo la posto sbagliato.

Non l’ho amato abbastanza.

In fondo ha ragione io sono sbagliata.

E dopo l’orrore che le capita questi soni i pensieri della nostra protagonista, cattiva, colpevole di non essere, agli occhi di un sociopatico, badate bene il temine SOCIOPATICO, la gentile immacolata che lui si aspetta.

Colpevole di incarnare a suo malgrado, ogni figura femminile che si è rifiutata di assecondare bassi istinti.

E la sua vita diviene un infermo in terra.

Rotta, danneggiata sente in cuor suo di “meritare” ogni sofferenza. Perché quei gironi di violenza, di brutalità di umiliazione l’hanno resa sporca. Ecco cosa accade a una fiera guerriera violentata prima psicologicamente e poi fisicamente: la convinzione che è lei , la parte lesa, destinata al dolore.

Perché è questo che vogliono i carnefici, restare tatuati nella testa, dominare ogni istante di vita, affinché essa, la vittima, non sia mai davvero libera.

Viola perde la sua essenza principale, quella gioiosa, quella luminosa per diventare l’ombra di se stessa, per diventare una Maddalena ferita. Redenta forse dalla pena e mai dalla compassione.

Ma, la vita, quella che ci spetta è sempre più forte dello schifo di un essere che di uomo non ha nulla.

Ed è quel calore chiamato amore, che ci salva.

Perché noi siamo amore.

Siamo nate da una lacrima caduta dallo sguardo di una divinità meno crudele di quella che oggi molti venerano.

Era cosi sola quella luce divina da aver voluto creare uomo e donna. L’uomo da sabbia e respiro.

La donna sostanza fatta di sogno, NATA DA UNA COSTOLA DELL’UOMO.

Né sopra, né sotto.

Ma affianco

Ed è quello l’amore che ci meritiamo.

Camminare affianco all’uomo quello vero, quello che ci abbraccia per scacciare ii gelo.

Quello che ci vuole irriverenti, ironiche, libere e selvagge.

Ma non vi posso negare, che il primo vero calore, Viola lo riceve da altro.

Da qualcuno con un pelo morbido che di tutte le nostre tristi e patetiche pippe mentali, se ne frega.

E sono quegli occhi innocenti come l’anima non sfiorata dal male, che ci permettono di alzarci in piedi e ricominciare.

Non vi negherò la verità: Sono stata cattiva è un libro che ferisce.

Ma se dalla lettura, voi ragazze vi incazzerete, e andrete fiera contro questo sistema che ci vuole bambole… Allora la scrittura non sarà stata vana.

Siete Dee.

Non scordatevelo mai.

E il domani è fuori vista

Ed è triste essere soli.

aiutami tu a superare questa lunga notte.

Demi Lee More

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