La rubrica Cinema e parole presente Wall-e”. A cura di Aurora Stella

Recensire Wall-e non è semplice, pur trattandosi di un film di animazione.

Un po’ perché la Pixar ha la pessima abitudine di creare cartoni animati (che stress chiamarli film d’animazione) con contenuti “tosti” anche per gli adulti, un po’ perché, in questo specifico caso, il tema raccontato non è strettamente legato a una persona e al suo stato d’animo, ma al destino di tutta l’umanità.

Mi spiego meglio: Coco tratta il tema della morte, che per molti resta ancora un tabù, qualcosa da temere o scongiurare come se non facesse parte della natura; in Up, oltre al tema della vita di coppia con i suoi alti e bassi (tra cui anche la sterilità), c’è il tema della solitudine (presente sia nel bambino che nel anziano), ma soprattutto viene sbattuto violentemente in faccia un altro aspetto della vita negato: la vecchiaia. Oggi nessuno vuol più sentire quella brutta, desueta, parola. Tutti Fonzie anche a centordici anni…

Non continuo, perché altrimenti a Natale del 2024 (data scelta non a caso, in quanto anno bisestile) saremo ancora qui a parlare.

Voglio invece puntare i riflettori sul tema proposto da Wall-e. un tema attuale, scomodo, di cui non vogliamo né, vedere, né sentire, né parlare. Come le tre scimmiette. Perché, diciamocelo, è molto più comodo nascondere la testa sotto la sabbia e dare la colpa dell’inevitabile morte del nostro pianeta a chiunque, tranne che a noi stessi.

E non mi meraviglia, date le premesse, che questo cartone animato (ho detto che film di animazione non mi piace, non insistete) non abbia riscosso il successo che meritava.

Vi faccio una domanda apparentemente retorica: per quale motivo non ha avuto successo?

Se rispondete (cercando di fare i furbi) “per il tema trattato”, eviterò di smoccolare solo perché il blog non è mio e io sono un ospite.

Siete totalmente fuori strada. Anzi, per citare Cars, siete fuori come un paraurti.

Wall-e è comico, ironico, divertente e, udite, udite, i bambini captano immediatamente il messaggio. Ma quale adulto è in grado di reggere il peso di una simile vergogna? Nessuno.

Perciò, molto meglio etichettare il film come noioso, poco adatto e via dicendo. Vedere il piccolo robot spazzino girare in mezzo a cumuli di immondizia, costruire grattacieli di rifiuti e saperlo che da settecento anni ininterrottamente continua il suo lavoro…beh è dura da mandare giù. Soprattutto se in qualche modo si comprende che la responsabilità è nostra…

Tutti fanno la differenza. Io faccio la mia parte e tu? e via dicendo, sono bellissimi slogan. Slogan appunto…e restano tali perché nessuno di noi è disposto a tornare indietro, a rinunciare a sacrificarsi o semplicemente a vedere un po’ più in là del nostro naso.

Fatta la mia predica sul messaggio che spero vi abbia, se non sconvolto, almeno scosso un pochino, torno a parlare di Wall-e.

Da che comincio?

Dalle millantamila citazioni, così, giusto per farvi capire che non è un film buttato là a casaccio, con uno pseudo messaggio ambientalista.

Cominciamo… dall’inizio.

Per una buona parte del cartone noi vediamo la vita del robot, la sua giornata quotidiana, i suoi riti, il lavoro ecc. Il tutto accompagnato da una musica retrò che ricorda vagamente i film con Danny Kaye o Fred Astaire. Un musical di altri tempi.

Non avete colto la citazione? Oh, miei dei!

Vi dice nulla L’ultimo uomo sulla Terra? No, perché è troppo vecchio e poi Vincent Price molti di voi se lo ricordano solo perché ha fatto la risata su Thriller e al massimo interpretato il creatore di Edward mani di forbice. Troppi poi, schifano il film perché “dove si è mai visto che per un film post apocalittico a qualcuno sia venuto in mente di usare il quartiere EUR di Roma?” piuttosto meglio un qualsiasi anonimo campo di granaglie in Nordamerica.

Se vi dicessi invece Occhi bianchi sul pianeta Terra, cambierebbe qualcosa? No? Charlton Eston vi è antipatico?

E se vi dicessi Io sono leggenda, allora? Dove per la prima mezzora abbiamo Will Smith che con il suo cane (Wall-e si deve accontentare di uno scarafaggio) gira su una New York abbandonata, mostrandoci la sua vita quotidiana?

Bellissimo il riferimento comune dove i soldi in terra non rappresentano che carta straccia. Ciò che in realtà, poi, dovrebbero essere.

Oggi mi trovate con il dente particolarmente avvelenato, ma capirete che l’argomento merita.

Non abbiamo un pianeta B. C’è solo questo. E, meraviglia delle meraviglie, anche in Wall-e non c’è un pianeta B.

Dove sono finiti allora, tutti gli umani?

Risposta: a produrre immondizia nello spazio.

E qui, a bordo della nave spaziale Axiom si apre signori miei, la più vasta gamma di citazioni di tutti i santi film, di fantascienza da quando “l’omo ha inventato er cavallo” (cit. febbre di cavallo).

La musica (il bel Danubio blu, Also sprach Zarathustra), il nefasto colore rosso rubino di Auto, la voce profonda e metallica al contempo, annunciano nientepopodimeno che 2001 Odissea nello spazio. Magnifico l’accostamento del capitano della nave, che poggia il piede in terra per ribellarsi al malefico pilota automatico, alle scimmie che vedono arrivare il monolite dallo spazio (e si muovono pure meglio),

Poteva mancare secondo voi una citazione di Star Trek? Ma non se lo sarebbero mai perdonato.

E che citazione vanno a fare? Ma ovviamente quella del IV film Rotta verso la Terra, che guarda un po’ (le strane coincidenze della vita) ha un messaggio ambientalista.

Ok, starete dicendo e la citazione dov’è? a un certo punto il capitano della Axiom (sono passati settecento anni dalla loro prima crociera quinquennale), deve prendere un manuale operativo (un comunissimo libro) e non sa come usarlo. Scott, l’ingegnere dei miracoli, si troverà nelle stesse condizioni giungendo negli anni’80 del XX secolo terrestre, dovendo usare un primitivo computer.

Poi si autocitano con Tron. (Le strisce per terra che i robot sono obbligati a percorrere)

E la cupola della fuga di Logan non ce la mettiamo? Beh a bordo della nave, ovviamente.

E Star Wars, non c’è? Nella velocità smodata che porta nella zona plaid (accidenti quello era Balle spaziali, però)

E un richiamo a Westword (il film non la serie) con i robot ribelli, no?

E per finire, ma lo stesso Wall-e (parlo per gli ex giovani degli anni ’80) non vi ricorda proprio nessuno? Eh, ma allora ditelo che non avete visto niente.

Per punizione stasera, andate a vedere “Corto circuito”.

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