“Il commissario Santi. Una lettera molto speciale” di Donato Prencipe, Algra editore. A cura di Alessandra Micheli

Ma vedi, il problema non è che tu ci sia o non ci sia

Il problema è la mia vita

Quando non sarà più la mia

Confuso in un abbraccio senza fine

Perso nella luce tua sublima

Per ringraziarti non so di cosa e perché

Lasciami questo sogno disperato d’esser uomo

Lasciami quest’orgoglio smisurato

D’esser solo un uomo

Roberto Vecchioni

***

Ho scelto di iniziare questa recensione, di un libro che rasenta la perfezione con una delle lettere più struggenti rivolte a quell’entità chiamata dio.

E l’immagine è quella di una stazione, in un posto freddo e pieno di ricordi dolorosi…li a Zima cittadina della siberia orientale, magari sommersa dalla neve, dal gelo e dal silenzio.

Ed è nel silenzio guardando dal finestrino che un uomo si chiede il senso della vita.

E perché il suo essere umano, il suo affrontare con coraggio e un po’ di follia quel viaggio, dovrebbe sottomettersi e ringraziare un entità che, troppo spesso, è stata distante da quello che dicono essere suo figlio.

E questo uomo cosi orgogliosi di se stesso ma che si sente cosi fragile è perfettamente rappresentato dal commissario Santi.

Essere umano che ha cercato la giustizia in ogni ferita della vita.

Persino nei gesti più scellerati.

Consapevole che, probabilmente Lombroso non ave poi cosi tanta ragione.

Non è il DNA e creare mostri.

I mostri, i criminali li creiamo noi, l’educazione, la mancanza di compassione, la società che fugge via e ignora un bimbo con un difetto fisico.

Anzi ne fa il modello su cui scagliare ogni sua frustrazione.

Che permette a persone insospettabili di violentare l’innocenza e di uscirne indenne.

In tutta questa umanità allo sbando Santi non trova Dio.

E come dargli torto?

Dio non può accettare se esiste tutto questo inferno in terra.

A che serve la minaccia della punizione se ogni istanti, da quando nasciamo a quando ci togliamo di torno è una continua, dolorosa ferita.

E cosi in questa lettera bellissima corredata dalle sue indagini, quelle in cui lui perde, ma perde persino l’umanità e quello stato in cui noi crediamo, Santi chiede ehi dio dove sei?

Sei addormentato?

Sei un illusione?

Semplicemente ci hai creato per dimostrare il tuo potere e poi come Pilato te ne sei lavato le amni?

Perché qua noi sembriamo autonomi e felici.
Ma abbiamo bisogno non solo del sogno chiamato uomo, ma della tua mano.

Non ci importa del colore, ne se sia donna o uomo, uno o trino.

Se sia solitario o solo un volto nell’enneade del cielo.

Abbiamo bisogno di credere che ci sei.

Perché forse credendo in te possiamo di nove credere in noi.

In una perfettibilità che ci sembra, sempre più lontana.

Allora una lettera è doverosa.

Per farti comprendere che noi siamo qua e dovremmo ringraziarti di esserci.

Ma a volte credici dio o almeno credi a Santi, ci sentiamo davvero sconfitti.

Non tanto dal male.

Ma dalla orrenda consapevolezza di una verità inaccettabile: quel male lo abbiamo creato noi.

Noi che dovremmo essere tuoi figli.

Noi orfani, abbandonati in cerca di una consolazione

Ma non possiamo far altro che scriverti.

E aspettarti nella nostra personale stazione di Zima

Guardami

Io so amare soltanto come un uomo

Guardami

A malapena ti sento

E tu sai dove sono

Ti aspetto qui, Signore

Quando ti va

Alla stazione di Zima

Roberto Vecchioni

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...