In una notte oscura lasciatevi incantare dalla poesia eterna di Edgar Allan Poe “Il silenzio”. A cura di Patrizia Baglioni

Vi sono qualità – incorporee essenze,

cui è data come una duplice vita, che è poi

emblema della doppia entità che sempre scocca

da materia e luce, in solida forma e in ombra.

Vi è silenzio che è duplice – mare e riva –

corpo e anima. Abita l’uno in solitari luoghi,

ricoperti d’erba recente: qualche solenne grazia,

umane memorie e una lacrimata saggezza

gli han tolto ogni terrore. Il suo nome è Mai più.

É quello il silenzio corporeo: non devi paventarlo!

Non ha potere in se stesso di nuocere.

Ma se mai un incalzante fato (intempestiva

sorte!) ti portasse a incontrar la sua ombra

(un elfo è, senza nome e frequenta solinghe plaghe,

mai calpestate dal piede di un uomo),

oh, allora, raccomandati a Dio!

E.A. POE – IL CORVO E TUTTE LE POESIE – A CURA DI TOMMASO PISANTI . GRANDI TASCABILI ECONOMICI NEWTON – PAG. 153

Mi capita nelle notti di pioggia di leggere poesie, un bisogno intimo di accostarmi a me.

Il ticchettio esterno accompagna ritmico lo scorrere delle righe.

Più avanzo più un sentimento di compassione mi travolge.

Lo sento amico questo tempo che avvolge la città di vapore e attenua i suoni delle strade.

Liquida scorre la sintonia con il cielo, che riversa i succhi del suo pianto su di noi.

E poi un tuono mi scuote, illumina di chiaro la semioscurità della stanza.

E allora le vedo le incorporee essenze cui è data una duplice vita, dal verso si palesano, le vedo innanzi a me, fissano i miei calzari in disordine ai piedi del divano, risalgono su verso la vestaglia accostata al corpo caldo che si apre morbida sul seno.

Copro lesta a parar gli sguardi, e gli occhi che spiano pure scompaiono. Avrò immaginato, toccata da sentimenti intensi.

L’alba prova ad aprire il cielo di pioggia, materia e luce in solida forma si incontrano, ma l’ombra prevale.

Mi scuoto, che la poesia mi stia prendendo, non so, continuo la lettura e causo il mio male.

Le dita della mano destra, quella che il libro sostiene, si intirizzisce, il freddo avanza deciso verso il braccio, risale bloccando i movimenti.

Mi alzo, lascio cadere la raccolta di versi, sbatto le ante degli armadi alla ricerca di una coperta, ma è tardi, nulla più sento.

Il silenzio mi ha presa.

Annullata, scivolo sul tappeto, tutto è in me mare e riva, corpo e anima. Nulla più percepisco da fuori, tutto è in me, tutto è quiete, vorrei abbandonarmi ad essa, al mondo del Mai più.

Riconosco i volti amici di un tempo passato, mi chiamano, mi accolgono.

Sto per stringere le loro mani, ma un ghigno deforma i loro visi. Vorrei urlare, ma il silenzio ha annullato la mia voce.

Soffoco lentamente con le mani che cercano aria rivolte al cielo, rivolte a Speranza.

Attenti, voi che nelle notti di pioggia, vi affidate al Silenzio, in esso si cela un’ombra, non imitate la mia ingenuità, non affidatevi al suo quieto fato. Una volta toccati, voi siete Silenzio e vi celate tra ciò che è più caro agli uomini per rubare loro vita, piaceri e desideri.

Il silenzio vuole, il silenzio prende.

Voi che leggete le mie parole, ascoltate: io sono Silenzio, sto venendo a prendervi.

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