Le tenebre vi accoglieranno nel loro grembo. Continua il nostro Halloween con “Dalle tenebre” di Miriam Palombi, Myth Press. A cura di Alessandra Micheli

Pronti miei cari amanti della notte?

Sto per portarvi nel luogo più oscuro laddove anche gli angeli esitano a sostare. Proprio nelle tenebre.

Avete paura??

Eppure lo so, lo sento, specie in questo giorno in cui luce e buio si fondono, che dentro di voi si agita un’ altra emozione, diversa dal terrore: il fascino.

In fondo, ma molto in fondo, nel pozzo della vostra coscienza, la tenebra fa parte di voi.

Vi rassicura, vi ammalia e vi fa sentire a casa.

Non è affatto nera come molti pensano.

Dà il brivido alla pelle, fa rizzare i peli sulle braccia, ma è come una madre, rassicurante utero dal quale tutti noi veniamo buttati fuori a forza. E nel pianto gridiamo la nostra mancanza con quella luce troppo brillante che ci ferisce gli occhi.

E così, leggere la Palombi sarà un po’ tornare a rannicchiarsi in quell’utero, gemere di piacere per quei rumori che spaventano o che devono spaventarci ma che, in fondo, ci fanno compagnia.

E i mostri divengono solo amici che con mani unghiate leniscono dolori e asciugano le lacrime.

Ecco cosa accade leggendo questo testo.

Un brivido di repulsione doverosa che nasconde una nostalgia profonda. Nelle tenebre noi ci vogliamo ritrovare, dobbiamo scendere nell’antro della bestia per sfuggire a questa monotonia che dicono sia la vita civile. E noi anime erranti, noi che vogliamo la meraviglia del sacro, così terribile perché degna di riverita attenzione, soffriamo, perché ci costringono a fissare la luce.

Ed è dalle tenebre e nelle tenebre che troviamo la nostra casa, che il nostro sguardo trova nuova forza e possiamo…vedere.

E sono davvero così crudeli questi mostri creati dall’abilità della regina del gotico?

O sono meno terrificanti di esseri perfettibili che sporcano ogni istante la propria anima? Il mostro è quello che deve essere.

Non mente.

Non illude.

Non seduce.

Esiste.

E nella sua esistenza si nutre di noi e ci trascina con sé nella sua casa in fondo agli abissi.

E in fondo noi sappiamo che quel nostro camminare irto di difficoltà trova finalmente una destinazione.

In un hotel traballante, dalle pareti incrostate, ma in cui possiamo riposarci dal troppo peregrinare senza una meta.

E così questo libro cosi ferino, così istintivo, diverso dal capolavoro acclamato di miseri resti sepolti, affascina ancora di più.

Entra dentro l’anima.

Scorre con il sangue e canta la sua oscura e tetra canzone, fatta di note stonate e di quella sottile poesia che colora di bellezza la scrittura di Miriam.

E così ancora una volta la nostra oscura regina diventa in fondo la custode di impulsi segreti e sa che dalle sue tenebre sale una dolorosa verità: in fondo, il momento in cui ogni suo protagonista vive è nell’incontro con l’occulto, anche nella sua spaventosa forma.

Per il resto siamo eterni dormienti.

Eterni negazionisti di un’ anima composita che divide con i demoni la sua leggiadria.

Metà angeli e metà creature oscure, che hanno bisogno di essere abbracciate.

Anche se le loro mani sono unghie affilate.

E feriscono la pelle.

E con quel sangue che scorre, la Palombi scriverà di nuovo il suo canto antico, che saprà di vita e di morte, di bello e di orrendo.

In fondo saprà davvero di noi.

Non più costretti a indossarle le maschere e liberi di abbracciare la tenebra da troppo tempo rinnegata.

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