“Raso rosso. Racconti e visioni” di Massimo Triolo, Eretica Editore. A cura Alessandra Micheli

Il mio vanto, orgoglio totalmente narcisistico, e vezzo tipicamente femminile è di poter ospitare sulla mia modesta piattaforma intessuta di fragili fili argentati, libri di notevole spessore letterario.

Sono ricchi di sfaccettature, densi di arcani significati e dotati di una prosa elegante e beffarda, che occhieggia con la consapevolezza di essere ormai destinata all’eternità della letteratura.

Libri di pregio, dunque, forse sogni preziosi custoditi in cuori arditi dal palato fine ed esigente.

Racconti di suggestioni antiche, retaggi di un amore giovanile che profumava di libri e di classici ma anche ricci e di visioni oniriche capaci di far piombare l’animo direttamente in quel giardino dell’eden ricco di archetipi, simboli e filamenti di storie.

Che come sete grezza devono essere abilmente lavorati da mano esperta, per costruire arazzi degni della più nobile magione.

Ma perché relegare queste perle solo negli antri polverosi di noi amanti e appassionati?

Perché non elargire il dono sublime della beltà a tutti, a chi si accontenta delle briciole e non va oltre il confine del consueto?

Raso rosso appartiene alla categoria del libro di classe.

Racconti nutriti dalle fantasticherie desunte dai più abili menestrelli. Sensazioni che il maestro autore plasma come argilla rendendole sue, innovative e personali ma che non possono non riecheggiare come aristocratiche campane, echi di Hoffman, Poe, Lovncraft, Kafka e aggiungo io Rimbaud?

Anche voi potere bearvi, anzi dovete bearvi di bellezza, ubriacarvi del vino cremisi della poietica e dell’ars letteraria, quella che è soffice e morbida come il più ricco dei rasi, ma anche corposa e brillante come il colore rosso, la passione, l’energia vitale che lo scrittore, il demiurgo Massimo, riversa nell’inchiostro rendendo la parola carne viva, ferita sulla pelle del lettore.

Tatuaggio imperituro che neanche il tempo o la parola fine potranno mai cancellare.

Nei secoli l’opera fattasi materia viva, continua a camminare e a manifestarsi, sotto forma di sogni vividi a occhi aperti, di incubi notturni, di piccoli stralci che cantilendando si ripresentano alla mente, quando innocente e fragile si ritrova preda delle visioni.

E in questa discese tra inferno a paradiso, dibattendosi come povere farfalla catturate dalla malandrina bimba, dovranno fare i conti con la misericordiosa cura che la parola compie sulle frastagliate anime e la colonna del rigor stilistico, che dovrà per forza contenere quel fiume in piena chiamato emozione.

Una raccolta di sensazioni pure, tattili e al tempo stesso spirituali. Racconti belli e crudi non privi di una certa poeticità che scavano a fondo nell’anima del gotico per riabilitarlo agli occhi del disincantato uomo moderno.

Ma anche strane pagine sibilanti di irrealismo magico.

Non a caso l’autore è amante della bravura del sommo Franz, rendendo blasonato persino l’insetto più ignobile.

E parti in cui l’eco di Une saison en enfer non può non strisciare verso il nostro centro spirituale, spazzando l’oblio della noia, di quel verme strisciante chiamato Spleen che ogni vero autore, ogni artista della parola deve poter combattere.

E cosi la lettura del raffinato ma al tempo stesso sanguigno, Raso Rosso, non vi lascerà indifferenti.

Sarà un viaggio spettacolare, incredibile che non finirà certo con l’ultima pagina.

Ma vi lascerà assetati, ansiosi di ritrovare quell’atmosfera di incanto e di oscurità che ha, oramai inevitabilmente sedotto la vostra mente.

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