La rubrica viaggio attraverso la storia presenta “Dov’è finito A. H.?”. A cura di Alfredo Betocchi

Spero che questo mio articolo provochi molti e appassionati commenti ma devo avvertire gli affezionati lettori che sfuggire ai misteri della Storia, seppur controversi, non aiuta la ricerca della verità.

Quando si parla di LUI, ancora oggi, dopo ben 75 anni dalla sua scomparsa, gli animi si accendono e i sentimenti si alterano in un senso o in un altro.

La caduta di un dittatore provoca sicuramente uragani di gioia e propositi di rivalsa ed è quello che è accaduto dopo le vicende avvenute nel bunker della cancelleria del Reich quel fatale 30 aprile del 1945 alle ore 15,30.

Un giornalista scrisse, negli anni ’70, questa frase: “…se ne parlerà per i prossimi mille anni”. Pare che la sua profezia si stia avverando.

Magari mille no, ma siamo già oltre i centotrent’anni dalla Sua nascita e ancora non si spegne l’attrazione morbosa per quest’uomo, nel bene e nel male.

Nemmeno in Francia hanno parlato così tanto e con tanta passione di Napoleone Bonaparte.

Tornando a quei fatidico pomeriggio, i Suoi collaboratori preferirono, a quanto detto dalle autorità sovietiche, bruciare con la benzina i corpi del dittatore e di sua moglie Eva Braun. I soldati russi, occupato il bunker nel quale si era rifugiato con i suoi collaboratori, trovarono nel cortile alcuni cadaveri bruciati malamente e li seppellirono nel cimitero di Magdeburgo.

Fin qui la Storia ufficiale.

Ma…al processo di Norimberga, il rappresentante degli USA, Thomas J. Dodd dichiarò alla Corte, sotto giuramento: “Nessuno può dire che sia morto!”

Inoltre nell’agosto del 1945, il presidente americano Truman chiese esplicitamente a Stalin se il Fuhrer fosse morto davvero, questi rispose asciutto: “No!”

Questa risposta scatenò i media occidentali che, dopo aver pubblicato in prima pagina che Hitler era morto, si vedevano improvvisamente sconfessati addirittura dal Segretario del Partito Comunista dell’Unione Sovietica.

Subito dopo, i russi accusarono apertamente gli occidentali di nascondere il dittatore tedesco e per ciò gli Usa promossero un’indagine sulla sua morte.

L’inchiesta si concluse con quanto da me descritto precedentemente, ma i dubbi e strane storie continuarono a circolare per decenni.

Molti testimoni dichiararono di averlo incontrato o di aver raccolto testimonianze e prove (per es. i suoi libri) che si fosse rifugiato in Sudamerica.

Abel Basti, un giornalista argentino, scrisse nel suo libro “Sulle tracce di Hitler” di come sia riuscito a fuggire con un sommergibile fino in Patagonia. Ciò era potuto accadere con l’aiuto della potente organizzazione nazista “Odessa”, che si era avvalsa di preziosi canali aperti dal Vaticano, da ufficiali tedeschi e dai servizi segreti statunitensi.

Nel 1970 il direttore del KGB, il servizio segreto russo, Jurij Andropov poi eletto Segretario del PCUS, diede ordine di distruggere i corpi fatti seppellire nel cimitero di Magdeburgo il 21 febbraio 1946. (Pare che il teschio di colui che si credeva fosse Hitler sia stato portato al Cremlino…esistono foto e prove)

Nonostante ciò, una studentessa brasiliana nella seconda metà degli anni ’80, dichiarò che il dittatore sarebbe morto nel 1984 alla veneranda età di 95 anni nella piccola città di Nossa Senhora do Livramento, nel Mato Grosso, in Brasile.

Un’altra fonte, rimasta anonima, disse di aver ricevuto una confidenza da un ex SS secondo la quale il Fuhrer era ancora vivo nel 1955. A prova di ciò, fu mostrata la foto dell’ufficiale delle SS Phillip Citroen, rifugiatosi in Colombia assiene a Lui. Il dittatore sarebbe quindi vissuto in Colombia sotto il falso nome di Adolf Schrittelmayor.

Tutte queste notizie, vere o false che fossero, scatenarono pure le speranze dei nostalgici che rifiutavano di credere nella morte del loro Fuhrer.

Stranamente, tuttavia, queste speranze erano coltivate pure in un ambiente insospettabile di simpatie naziste: lo Stato d’Israele.

Sicuramente i governanti della neonato nazione degli ebrei di tutto il mondo avrebbero fortemente voluto mettere le mani addosso al loro Arcinemico e sterminatore. Come riuscirono a catturare nel 1961 Adolf Eichmann, colonnello delle SS e fedele esecutore della “Soluzione Finale”, così sarebbe piaciuto loro organizzare un processo mondiale contro il Fuhrer.

Naturalmente nulla di tutto ciò è avvenuto.

La verità, dopo così tanti anni, è ormai introvabile a meno di un improbabile colpo di scena e di una prova incontrovertibile.

Gli storici avvalorano la versione della Sua morte nel bunker della cancelleria, i neonazisti forse preferiscono qualche versione più fantasiosa ma decisamente più improbabile.

***

L’Autore di questo articolo ha pubblicato una “TRILOGIA DELLE STREGHE”, e i romanzi “RAMESSE XI” e “AQUILEIA IN FIAMME”.

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