“Oggi è primavera e io non posso vederla” di Marco Solaro, Graus edizioni. A cura di Alessandra Micheli

Siamo davvero capaci di guardare le cose che ci circondano?

O usiamo solo la vista come un piacevole vezzo umano?

Vedere, lo sanno fare tutti.

Guardare è un atto molto più profondo, qualcosa che possa scrutare non solo linee e forme ma l’essenza delle cose.

E risvegliare quella consapevolezza perduta che ci fa assomigliare a ciechi che brancolano nel buio.

Siamo spesso imitati nella nostra esperienza umana dai soli sensi.

O almeno cosi recitano tanti libri di auto cura, auto guarigione di

spiritualità.

Dobbiamo tornare al centro del nostro io per ritrovare uno spirito che è forse più evanescente di quel corpo tanto vituperato.

I sensi li abbiamo.

Sono abitudini che ci portiamo avanti dall’apprendimento ma in quanto a esserne schiavi ho i miei dubbi.

Perché in fondo davvero sappiamo gustare i sapori?

Davvero gli odori sconvolgono i nostri sensi?

Davvero abbiamo la gioia del tatto?

Io credo di no.

E questo libro lo dimostra.

Oggi è primavera ma io non posso vederla.

Non solo perché il protagonista è davvero privo della vista.

Ma perché è ingabbiato in solide prigioni mentali, tanto da aver costruito un muro tra se e l’altro, tra se e quel mondo che, nonostante la sua menomazione lo accoglierebbe volentieri.

E al contempo gli altri personaggi sono schiavi di paure, della loro fretta, su quel mondo che li spinge a correre senza unna meta, quasi per stancarli e cosi privarli di una connessione profonda con l’universo.

Tutti non riescono a vedere davvero la primavera.

A avvertire quel meraviglioso senso di rinascita, quella vita che si rinnova fuori e dentro di noi.

Non gustano i sapori perduti, non assorbono gli effluvi di un esistenza che si dipana nella sua meravigliosa quotidianità.

Sono automi.

Sono burattini.

Sono prigionieri di se stessi.

E cosi solo con la creatività che sboccia quando signora ragiona, l’ostacolo più grande si addormenta che tutto il bello del cammino umano, seppur ricco di difficoltà si svela ai nostri occhi.

E dobbiamo ammettere la dura realtà: abbiamo la vista ma non sappiamo vedere.

Abbiamo la voce ma non sappiamo parlare.

Abbiamo il tatto, ma non sappiamo tramite esso avvertire il calore del cuore che palpita.

Un libro commovente, un atto di fede una voce che grida speranza.

Indispensabile a tutti coloro che, quest’eterna primavere che canta dentro di noi, non riescono a vederla.

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