“Lorenzo Malerba e la villa dei misteri” di Angelo Basile, Oakmond pubblishing. A cura di Alessandra Micheli

Storia e mistero si incontrano in questo libro e scoprono di avere molti più elementi in comune di quanto si pensava.

Si squadrano.

Si osservano con diffidenza.

E poi si inchinano l’uno all’altro e iniziano quella particolare danza capace di dare vita alla narrazione.

E da questo ballo tondo nasce la storia suprema che è quella di far risaltare una verità perduta e dei volti lasciati vagare nell’oblio del tempo.

Un ragazzo è il prescelto.

Non uno come tanti.

E’ uno toccato per chissà quel bizzarro scherzo dalla mano del numinoso.

E questo lo rende adatto per sollevare quel velo fatto di polvere e anni e guardare cosa si cela sotto l’abisso della coscienza.

Cosi dai drammi di una seconda guerra mondiale capace non soltanto di uccidere le persone solo a causa di un loro orientamento o di una strana entità, razza, è decisa a uccidere l’amore e i sogni che spesso porta con se.

E’ la legge della dimenticanza.

I personaggi di quei momenti disperati laddove si era irrimediabilmente attratti da un abisso tenebroso, vengono combattuti con una strana pozione che ci permette di relegarli nel mare profondo della coscienza. Li come relitti abbandonati hanno bisogno di essere scoperti da chi quel senso di sacro lo tiene stretto a se.

Da chi riesce a diventare cosi capace di travalicare il confine veglia sonno, da diventare protagonista esso stesso di fotogrammi, quei fotogrammi chiamati vita.

E cosi Malerba diviene uno strano viaggio di scoperta.

O riscoperta.

Di se stessi e dei propri doni tornando a far pace con le cangianti doti di ciascuno di noi.

Il protagonista non riesce solo a svelare il mistero di una villa adombrata dai pregiudizi, ma cosi facendo, gli stessi li espone al sole, riuscendo a farli..avvizzire.

Toglie le persone dall’ombra forse perché quell’ombra essendo parte di lui (non posso svelarvi perché) riesce a comandarla.

Come non si può infatti non comandare a ombre divenute amiche? Divenute quasi sprazzi di una coscienza che diviene una sfaccettatura stessa di quell’ombra?

E cosi sullo scenario di una Sardegna ricca, rigogliosa, accogliente come una madre le vicissitudini del presente e del passato si intrecciano. Profumi e sapori diventano il palcoscenico adatto per la voglia indomita di sbrogliare i nodi, di dare un nome ai protagonisti e ridare loro, quindi corporeità e dignità.

E’ questo in fondo lo scopo di una storia.

Non solo dilettarci, non soltanto stupirci o emozionarci.

Ma sopratutto farci ricordare il nostro passato.

Perché è da li che ognuno di noi può creare un presente diverso.

In un mondo che poneva il potere e quindi il sabato al di sopra dell’uomo Malerba ribalterà la situazione.

E sono quelle piccole schegge fatte di emozioni e sentimenti a dover finalmente essere venerate, rispettate e benedette dalla divinità chiamata parola.

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