“Ombre nel vento” di Maria Paola Maccioni, Eretica edizioni. A cura di Alessandra Micheli

Quando continuerà

il tempo dove tu manchi,

senza nostalgia

di strofinare i tuoi fianchi;

quando ti fermerò

tra i due miracoli

di averti amata e perduta,

e li ti schiaccierò

e li sarai finita…

Roberto Vecchioni

Cantava cosi Roberto Vecchioni a proposito di amori che si scontrano con il dramma del silenzio.

Amori che finiscono che non riescono a far crescere le proprie ali.

E cosi il sole che illuminava di screziature cangianti la nostra anima rivela la sua parte tenebrosa, fatta di ricordi, di nostalgie e di ombre.

Ecco che il dialogo amoroso, quello che si dirige verso la fine, verso l’abisso diventa poesia.

Poesia che si sviluppa nelle parole impossibili da pronunciare, nella solitudine di un anima che perde la sua controparte che non riesce più a stringerla a se.

Ombre.

Solo ombre di ciò che è stato.

Di un sogno o forse una speranza labile e flebile come la voce dell’amato che si confonde nel vento.

Ombre.

Ombre che sono prodotte da un sole che non riesce più a scaldarci.

Da lacrime che sostituiscono il rumore delle onde e che formano cicatrici cocenti sulle nostre guance.

Ombre.

Che sussurrano nella notte la spaventosa parola..fine.

Ma è davvero questo che produce un amore che muore?

La fine di noi stesse, la fine di ogni desiderio?

Nella poetica della Maccioni il dolore è palpabile, fatto più di sensazioni evocate dal suono che dalla parole stesse.

Eppure la rabbia di chi non vuole cedere completamente a quel senso di fallimento.

Di chi affronta lo sguardo oramai ricordo dell’amato e da questo riparte.

Verrà forse una notte e cadrà su occhi troppo stanchi per sognare.

Sarà la fine di ogni capitolo, la fine della storia ma..

In un angolo di noi stesse, ogni amante sa che in fondo è proprio dalla fine che esiste e nasce un nuovo inizio.

Non più concentrati sul volto padrone, iniziamo a guarda attorno a noi la spettacolarità di una vita fatta di cicli.

Guardiamo a quell’anima ferita, ingobbita ma ancora viva e forte.

E cosi le ombre svaniscono.

E diventano solo cicatrici sul volto.

Fiero e consapevole che in ogni inverno si cela un altra primavera.

E in questi canti cosi vicini all’esperienza umana di ciascuno di noi, si nasconde la bellezza della rinascita.

E’ cosi spento un amore il nostro vaso anima è pronto per contenerne ancora, diverso ma sempre radioso come la goccia di rugiada baciata dal sole.

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