“I guardiani dell’oblio. Le cronache di Neiuar volume uno” di Isabel Giustiniani. A cura di Alessandra Micheli

Ho sempre adorato lo stile della Giustiniani.

E ho sempre amato la sua capacità di raccontare la mia civiltà del cuore, quella egizia con una semplicità e al tempo stesso una profondità inusuale nei dotti testi che abbelliscono la mia biblioteca.

E cosi tramite questi romanzi le statuine egizie (riproduzioni ovviamente) prendevano vita e inscenavano gli accadimenti sotto i miei sognanti occhi.

Quindi capirete che ogni libro che mi propone è come dire una promessa di felicità eterna, perché un libro non finisce con l’ultima pagina ma continua ancora e per sempre.

Basta che io lo racconti a un altro o un altro lettore ci sogni sopra per garantirgli l’accesso ai campi elisi dei libri.

E cosi tra le mani mi sono trovata i guardiani dell’oblio.

Qualcosa di diverso dai suoi racconti storici seppur anch’essi adoranti di una certa componente fantastica.

E la mia curiosità quel naso che pizzica in presenza di qualcosa che possa assomigliare alla mia cangiante anima si è risvegliato.

Un fantasy con un tocco della mia adorata fantascienza…

Non vi dico ovviamente altro.

In tutti i capitoli, complice quella penna che scorre con facilità su carta, o su PC.

Le scene prendono vita.

Si sentono rumori e odori che rendono la lettura un’esperienza non solo mentale ma anche tattile.

E’ il bello del coinvolgimento.

E l’emozione del libro, porta dimensionale.

E’ il talento che si inchina come un bravo commediante.
Ma c’è di più.

In perfetto stile fantasy, seppur con un tocco personalissimo nato in senso all’esperienza storica dell’autrice, che quindi è capace di rendere un libro fantastico uno spaccato di vita, esiste il lato che più mi conquista e mi convince del genere letterario: il percorso dell’eroe.

E’ il punto focale di ogni narrazione.

Abbiamo qualcuno che pari alla nostra esperienza umana rifiuta in toto i doni elargiti dal fato, dal destino o dall’evoluzione.

Il suo DNA lo chiama ma questo senso di ineluttabilità che lo conduce verso la strada da lui (il Dna) spianata pone degli ostacoli su questo apparentemente semplice cammino.

Ne so qualcosa.

Abituata fin da piccola a scrivere, parlare di libri, analizzarli e cercare di andare in fondo al cuore di carta pulsante, per lungo tempo ho rifiutato questa mia capacità.

Tanto da rendere la mia povera mamma disperata. Come, diceva, tu cosi portata per le materie letterarie decidi di buttare la mare questi talenti?

Si.

Perché al pari della nostra eroina accettare la voce interiore, la nostra leggenda personale a volte è soffocante.

Ti senti privata della giusta capacità di scelta.

Ma quello che non comprende è che il famosi libero arbitrio non è la volontà di boicottare la nostra natura e decidere di essere qualcosa di diverso da cosa in realtà siamo.

E’ conoscersi, comprendere il nostro ruolo nell’universo.

Di osservare le nostre capacità la nostra unicità di esseri viventi e amare questo percorso.

Non lasciarlo in favore di qualcosa di nebuloso, ma vere il necessario tempo per comprenderlo, iniziare a vederlo e accettarlo.

Ecco il vero libero arbitrio.

E cosi Solanya come ognuno di noi deve rifiutare se stessa per ptoerla ritrovare.

E un rito di iniziazione antico come il mondo.

Deve mettere tutto in discussione per poterlo poi comprendere.

E’ la ribellione umana che ha accompagnato questo strano viaggio.

E cosi in questo meraviglioso affresco ci ritroviamo in ogni personaggio, persino in quelli più tenebrosi e oscuri.

Sopratutto nella sete di conoscenza che diviene ricerca sfrenata del potere.

Solanya nonostante il dolore però, è il personaggio che più di tutti rappresenta l’uomo: cade, sbaglia distrugge.

Ma poi ha tutte le capacità del mondo per rialzarsi, correggere e ricostruire.

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