“Quattro volte Natale. Piccoli omicidi a Milano” di A.a. V.v. Todaro Editore. A cura di Alessandra Micheli

Milano mia portami via, fa tanto freddo

Ho schifo e non ne posso più

Facciamo un cambio, prenditi pure

Quel po’ di soldi, quel po’ di celebrità

Ma dammi indietro la mia 600

I miei vent’anni e una ragazza che tu sai Vecchioni

Fisso questo foglio bianco.

Ho negli occhi la bellezza della parola scritta che scorre come un film davanti a me.

E nelle orecchie la meravigliosa canzone di Vecchioni, Luci a San Sirio.

Ed è questa bellissima, struggente, nostalgica canzone il modo migliore per raccontare questo libro.

Perché struggenti, ironici, istrionici e nostalgici sono questi quattro racconti.

Quattro storie milanesi, quattro storie tutte italiane.

Quattro storie che apparentemente celebrano il loro natale.

In fondo non è il titolo a suggerici la trama?

Un altro modo, originale di celebrare quella festa di nascita e rinascita che sta per giungere.

Un momento di letizia e di buonismo.

Un momento che però cozza contro il muro della storia.

Anche della nostra, oggi.

E allora signora malinconia decide di sedersi accanto a noi.

Perché malinconia accompagna questa indimenticabile lettura bella, come solo pochi libri, come schizzi sulla tela possono essere.

E in fondo non sono altro che fotogrammi di come cambia una città, di come è cambiato il nostro mondo in pochi decenni.

Dai ruggenti anni sessanta con il boom economico che sembrava lasciar indietro ogni orrore.

Eppure lo avevamo tatuato sulla pelle.

Nonostante la musica e il progresso gli orrori della guerra fredda e della seconda guerra mondiale non ci abbandonavano.

In fondo il benessere non era forse una sorta di risarcimento?

Troppo dolore, troppa colpa, troppa morte.

Ci meritavamo ogni comfort, ogni ricchezza, ogni pagamento per ogni cicatrice.

Ma chissà, forse questo boom ha iniziato a renderici nsensibili all’esterno.e assuefare la nostra mente all’immediato e all’estetica.

Prima che alla sostanza.

Ci ha sedotto quella scenografia hollywoodiana, dove ogni gesto apapriva enorme e eroico.

E cosi in questo primo racconto abbiamo un investigatore fuori dai canoni. Personaggio creato da Giorgio Maimone.

Sembra sciatto, rassegnato quasi preda di un oblio che lo porta a divagare con la mente e con i pensieri.

Sicuramente il suo acume è intatto ma quasi addormentato.

Un po’ come era l’uomo degli anni sessanta.

Felice, apparentemente scanzonato, ma quassi vittima di un consumismo che, allora lo iniziava a logorare.

Capite che genialità in questo libro?

Iniziate a intravedere la tela che unisce ogni piccolo delitto italiano?

Ognuno di loro ha usato il natale, giorno della rinascita per parlare anche di altro.

Per raccontare un po’ attraverso il noir, attraverso una nostalgia e un senso di occasioni perdute quello che è successo alla nostra società?

E cosi il secondo racconto, quello di Oscar Logoteta,forse il più intenso, sceglie il periodo più nero dell’Italia.

La strategia della tensione.

Gli anni di piombo.

La volontà dei lotta continua di smontare lo stato.

O almeno cosi credevano i rivoluzionari.

Ma senza la capacità di sentire dentro di se, ogni ingiustizia commessa contro chiunque in qualunque parte del mondo, quella capacità di sentire il dolore dell’altro, che rivoluzionari possono mai essere?

E cosi dagli anni sessanta con i suoi rigurgiti idealisti siamo passati quasi improvvisamente negli anni di piombo.

E un poliziotto che ci credeva nella giustizia di stato si trova impelagato in una violenza che è l’ultima mossa di una gioventù che stava per essere fagocitata da interessi politici e ammutolita dalla pubblicità e dal diktat dell’apparenza.

Anni in cui le ultime grida di ribellione venivano taciute dalle bombe.

Anni in cui molti credevano di poter fare la rivoluzione sul sangue degli innocenti, anni che dividevano mentre intellettuali di pregiata fattura allarmati mettevano in guardia la gioventù dal patto diabolico che stavano per firmare: la propria coscienza in cambio di finti ideali.

E cosi il commissario Miletta, adottato da una città apparentemente inclusiva che però, uccideva in nome del partito i propri giovani, si trova a affrontare ogni contraddizione presente nell’interno di una società che si disgregava inesorabilmente.

Come pensate che si alimentava la lotta armata?

Orrendi commerci, morte per donare la morte in nome di non so quale dio invisibile.

E poi arriviamo agli anni ottanta di Paola Varalli, la Milano che si nasconde dietro il lusso, dietro le convezioni e che ci regala una storia di ordinaria follia, di sopravvivenza. Una storia che si risolve a suon di vendetta e di resa dei conti privata, perché lo stato è sordo, troppo sordo ai richiami degli ultimi

E per finire l’ansia della fine del millennio con quella strana atmosfera di terrore e di speranza.

Un millennio caratterizzato dalla totale disintegrazione non solo dei valori di un tempo, ma persino degli schieramenti, dall’abitudinario schema, rassicurante, bene e male.

E in questa atmosfera confusa anche un semplice tassista si trova a dover scegliere da che parte stare.

Ma se le parti non sono più chiare?

Chi ci regale altri valori?

Hanno distrutto tutto.

Ma senza ricostruire nulla.

Hanno messo in discussione le vecchie idee, i vecchi canoni morali.

Senza però aiutarci a trovarne di nuovi, a raccontarne di nuovi.

E allora quattro racconti meravigliosi ma anche venati di quella tristezza che oggi sento profondamente incisa sulla mia pelle.

Qualcosa che mi parla di un mondo in declino.

Di un oblio che ha ammazzato lo spirito creativo della gioventù divisa tra scatti e incluencer.

Una fine preannunciata nel passato, quando i giovani venivano manipolati dai cliché.

Quando tutti noi speravamo ma eravamo incapaci di agire.

Quando tutti noi in fondo non siamo riusciti davvero a dare un significato reale al natale: quello di far rinascere un uomo capace di cambiare il re sul trono.

E allora ecco i veri protagonisti: autori che hanno bisogno di raccontarci. Non solo la loro visione del mondo.

Ma anche i drammi, le ossessioni e quei piccole microstorie che il mondo ha dimenticato.

Ma che racchiudono il senso della storia.

Piccoli delitti italiani, sullo sfondo di una Milano, imbiancata da un natale che in fondo è solo il modo ipocrita di non guardare più.

Ne il tracollo, ne le contraddizioni.

E spero che le loro voci tocchino non soltanto la sete di bellezza ma risveglino quel senso del tempo che oggi ci manca.

Perché in questi racconti, in questi decenni dimenticati, si trova il segreto del nostro futuro.

E allora Milano, Roma, Napoli, ridateci quella sensazione perduta di poter cambiare il mondo.

Magari ora lo faremo.

O almeno fateci ancora sognare che sia possibile

Ed è qui oggi stasera

Che il riflesso fa memoria

E lo fa per chi non c’era

Perché fu una bella storia

Formidabili quegli anni

Quando dicevamo d’essere compagni

Una così lieve e fragile parola

Scritta sopra il vento della storia

Vecchioni

***

Per te

che mi hai insegnato a essere ribelle

Lassù, insegna la rivoluzione anche agli angeli

Splendida guerriera

Dal viso fiero e dagli occhi pieni di ideali

Un pensiero su ““Quattro volte Natale. Piccoli omicidi a Milano” di A.a. V.v. Todaro Editore. A cura di Alessandra Micheli

  1. Pingback: Quattro volte Natale - Recensioni | Todaro editore

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...