“Le cronache di Oaksage Town” di Alessandro Stringhini, Horti di Giano editore. A cura di Alessandra Micheli

Come definire questi libro fantasy se non eccezionale?

Mi spingo cosi avanti miei amati lettori per motivi precisi.

Questo libro ha tutti gli elementi adatti al genere come il famoso percorso dell’eroe eventi spettacolari, azione e creature fantastiche e ne aggiunge altri altrettanto importanti: l’uso di archetipi.

La differenza con altri testi meno nobili, sono però inseriti però nel modo corretto.

Come oramai saprete un Archetipo non è altro che un immagine ( cosi come ci suggerisce l’etimologia greca) che ha il compito di fungere da modello o esempio di un valore, di una caratteristica morale o addirittura di una specifica forma di sacro.

E’,dunque, la forma primordiale di un pensiero, di un qualcosa di innato nella personalità una forma primitiva che è alla base delle espressioni mitico religiose.

L’archetipo diventa la mappa con cui entriamo in territori intimi, che possono viaggiare dalla coscienza, dal tempo primo (quando ancora il mondo era una massa informe) e persino capaci di orientarci nell’intricato mondo della mente.

Nella narrativa essi fungono da meta concetti.

Cosa sono mai?

Parlando del libro in questione e applicando gli elementi chiave della narratologia il meta concetto presente nel testo è quello dell’eroe.

Tutti e cinque i protagonisti sono persone apparentemente banali e normali,ognuno con il suo retaggio di dolore e di difficoltà che sono però dotati di un fuoco interno, soffocato dalla convenzione sociale o da una distorta immagine del se, che può essere abilmente stimolato.

I guardiani scelti sono quindi delle potenzialità che aspettano soltanto la mano del destino o del narratore per diventare azione concreta. Non a caso lo scenario in cui si svolge questa maestosa scenografia è la biblioteca, luogo in cui sono costituite parole su carta che necessariamente attendono il lettore per divenire…immagini concrete.

E’ quindi la sinergia di forze motrici, e di potenzialità latenti che rendono una persona “normale” un eroe.

E questo passaggio redime, quindi non solo la loro apparente sconfitta di fronte al sistema sociale in cui vivono, mala redenzione dell’intera umanità mostrando loro la via per divenire tutt’uno persino con l’ombra presente in ciascuno di noi.

In questo libro i personaggi sono gli attori al servizio del significato che è inserito nella mente del demiurgo autore e si parla di concetti fondamentali per la nostra esistenza come l’amicizia, la conoscenza di se, il contatto con l’istinto e la capacità di coniugare in un qualcosa di meraviglioso, lo stesso (istinto) con la ragione e con l’etica.

Questo concetto di eroismo diviene quindi molto meno evanescente di quello presente in personaggi eccezionali privati però del percorso che li porta necessariamente a conoscere l’abisso.

Ma soprattutto la possibilità di scendere agli inferi si slega dalla concezione post moderna che troppo dolore nuoce, che la difficoltà va evitata perché si corre il rischio di impazzire, che l’abisso va semplicemente ignorato perché pericoloso e oscuro,che l’istinto va sacrificato per benefici immediati come apparenza, successo, e gloria.

Questo nostro rifiuto dell’ombra ha provato oggi una notevole fragilità del sistema e della persona: convinti che l’abisso non sia più una sorta di scuola superiore per divenire uomini, oggi si scelgono le strade più facili immediate e senza pericoli.

Il politicamente corretto ha eliminato le streghe e l’orrore dal nostro percorso umano, rendendoci però, meno capaci di affrontare il buio e più terrorizzati dal suo incontro, con quella promessa di disfacimento totale che esso porta con se.

In questo testo la paura è sostituta da una sana dose di follia sconsiderata, quella che porta a accettare il pericolo con la profonda consapevolezza che esso sia una tappa necessaria nella formazione e nell’evoluzione della specie umana.

I cinque quindi non sono solo archetipi della fase di iniziazione del soggetto che deve diventare uomo, ma sono anche simboli del percorso che si deve compiere per trovare dentro di se il coraggio giusto per affrontare non solo la vita solare ma anche quella lunare, quella che si sviluppa negli angoli.

E in questo caso si entra nel campo della psicologia.

Il libro non solo descrive le fasi del processo alchemico quello che separa il piombo trasformandolo in oro ma lo analizza anche in rapporto alla psicologia junghiana.

Infatti, entrambi i protagonisti sono inconsapevoli di avere dentro di se imposizioni psichiche innate.

E seppur rifiutate dalla vita conscia, quella abitudinaria e standardizzata, sono necessarie per affrontare i propri demoni interiori.

E’ la storia eterna della Baba Yaga che insegna a Vasilissa a dividere i sassi dai semi, che la aiuta a costruirsi la sua personale torcia per indagare i misteri dell’ignoro.

E forse sconfiggerla o semplicemente tenere testa alla strega.

E questo può accadere soltanto se si conosce davvero se stessi: conosci te stesso e conoscerai dio cita l’iscrizione sul tempio di Delfi.

E cosi i nostri favolosi eroi, anzi le persone in grado di far amicizia con l’ombra diventano persone complete unendo il sé ossia il processo di socializzazione ( formazione dell’individuo) con la parte istintiva e irrazionale che contiene anche il retaggio mitico lasciatoci dai nostri antenati.

E anche far uscire da questo incontro e unione la compassione che è ben rappresentata dall’archetipo dell’anima.

Ed è il dialogo interiore che ognuno intesse con queste parti persino con quella definita maschile la necessaria aggressività che va rivolta contro il male, ossia il disordine (rappresentato quassi sempre da mostri, divinità caotiche o gelose e demoni) che li fa diventare i veri custodi del regno della sapienza.

Un libro che risente di tante altre storie, che rende finalmente il percorso interiore la centro del discorso narrativo.

E che ricorda anche a noi disillusi, disincantati e oramai dimentichi delle meravigliose celate nelle storie persone capaci di immaginare, fantasticare sognare e recuperare questo immenso importante patrimonio simbolico. Ignorato da un mondo che venera non tanto la scienza quanto la passerella luccicante della banalità.

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