“Storia di due anime” di Alex Landragin, Edizioni Nord. A cura di Antonella Giuffrida

“…gli posai la mano sul braccio, mi sporsi in avanti e gli dissi: Gli occhi sono l’elemento fondamentale. Raffigurali bene e avrai catturato l’anima di un uomo. Raffigurali male e non avrai colto nulla di lui.” Lui annuì. “Gli occhi sono la parte più importante di qualunque volto e al tempo stesso sono la cosa più difficile da dipingere”.

Ed è proprio lo sguardo negli occhi che è al centro di questo romanzo quanto mai originale.

Mai come in questo romanzo , il detto “Gli occhi sono lo specchio dell’anima” è più veritiero.

Ci si può guardare intensamente ed in modo prolungato negli occhi e subire una trasformazione?

Ebbene, secondo il racconto di queste pagine tutto è possibile e l’autore ci racconta una storia nella quale la trasmigrazione dell’anima ha un ampio rilievo.

L’ambientazione del romanzo è ampia poiché i tre manoscritti appartengono ad epoche differenti: il primo racconto, scritto da Baudelaire, è ambientato a metà del 1800; il secondo tratta il periodo precedente dell’arrivo dei tedeschi a Parigi, quindi 1940 circa; il terzo racconto narra la storia d’amore fra Alula e Koahu che inizia nel 1700 ma che, per eventi tutti da scoprire, si dipanerà , come il secondo racconto , fino al 1940. Nonostante epoche differenti, i tre manoscritti si intersecano fra loro creando una suspanse continuativa ed intensa.

Classificare questo libro è una impresa ardua: romanzo storico, thriller, narrativa, saggio, fantasy… , “Storia di due anime” unisce un po’ tutti questi generi e anche per questo lo considero originale e entusiasmante.

Un romanzo che si dipana con una narrazione concitata in alcune pagine e rallentata in altre, come se volesse dare al lettore la possibilità di soffermarsi, riflettere e domandarsi: “Ma è possibile tutto questo?”

Le pagine, scritte da una fantasia abbastanza fervida di Alex Landragin, coinvolgono, sconvolgono, ammaliano e fanno sognare.

Altra particolarità e innovazione del romanzo è quella di poterlo leggere dalla prima pagina all’ultima, oppure in alternativa, seguendo le indicazioni dell’autore, cioè saltando da un capitolo all’altro; inevitabilmente la storia e la chiave di lettura appariranno al lettore in modo completamente diverso.

Io ho deciso di leggerlo in modo tradizionale; magari , un domani, stimolata dalla curiosità, leggerò il romanzo anche nella diversa modalità suggerita da Landragin.

Il lettore, è incuriosito dall’incipit della copertina

“Non ho scritto questo libro.L’ho rubato.”

In effetti il romanzo è l’unione di tre storie misteriose, tanto contese da chi ne conosce l’esistenza.

In realtà i racconti non sono staccati perché legati da un filo conduttore. L’educazione di un mostro, La città fantasma, I racconti dell’Albatro: ovunque aleggia qualcosa di enigmatico, reso più evidente dalla presenza di una donna misteriosa il cui viso è avvolto in un velo che per lei rappresenta una fonte di potere, in quanto rende impossibile capire con precisione dove sia rivolto il suo sguardo.

Probabilmente lo scrittore decide di mettere il velo alla donna poiché desidera che il lettore si soffermi maggiormente sulle anime e sullo scambio di esse attraverso gli sguardi, anime libere di scambiarsi.

E quando ogni tanto il volto della donna misteriosa viene mostrato, ecco che, notando il viso sfigurato “ più simile al volto che popolano gli incubi notturni e non a quello di un uomo o di una donna”, entra in gioco lo sguardo dell’anima e non certo il senso di repulsione.

Ed è attraverso l’anima che si crea una comunione di intenti.

Nel romanzo incontriamo C. Baudelaire, “poeta decadente e maledetto”, autore del primo manoscritto dei tre; Baudelaire, poeta che perennemente ha un dualismo dell’anima, come si evince dalle pagine del libro, ripone tutto sulla scrittura ma ad un certo punto comprende che questa non è più in grado di attraversare l’abisso che separa uomini e donne; pertanto inizia ad esplorare la dualità umana.

E sono proprio questi sentimenti contrapposti che provocheranno nel poeta il pensiero della divisione dell’anima.

Ed il tema conduttore del romanzo è proprio l’avvicendarsi dei personaggi, il loro raccontarsi, il loro ispezionare la propria anima e quella altrui, desiderando magari di attuare uno scambio che porterà a vivere uno la vita dell’altro.

E i vari personaggi del libro hanno in comune l’amore per gli scritti del poeta simbolista.

Uno dei personaggi più curiosi e interessanti è Madeleine, la donna che con il suo mistero stravolge l’anima di chi incontra.

Ma, ora che avevo incontrato Madeleine, scoprii che cominciavo a pensarla diversamente. Ero ancora dell’idea di restare, soltanto che adesso era perché lo volevo, non per sconforto e apatia. Il piccolo mondo sbocciato spontaneamente nella nostra intimità ci sembrava più vero del mondo esterno, il quale in ogni caso si stava sgretolando”

Personaggio psicologicamente ben delineato, Madeleine racconta se stessa svelando le sue sofferenze, i suoi dispiaceri pur restando sempre un personaggio forte e mai vacillante.

Anche Gabrielle Chanel, sarta di alta moda all’hotel Ritz , in arte Coco Chanel, è un personaggio del romanzo , astuta e intrigante , sicuramente diversa da come la conosciamo.

Il romanzo alterna momenti di tensione a momenti aulici, come quando lo scrittore, amante di Parigi , descrive il cimitero di Montparnasse ed in particolare la tomba di Baudelaire, “un’isola di quiete in un oceano di caos”.

Anche la descrizione dei palazzi , della Senna, dei boulevard, dei colori ma anche dei profumi di Parigi, non solo offrono al lettore la possibilità di attivare l’olfatto, ma è come se il narratore ci accompagnasse per mano in un tour lungo la capitale francese.

La Societé Baudelaire, dove il poeta e Jeanne Duval, avevano vissuto insieme, occupa parte delle descrizioni a tal punto da portare il lettore a cercare le immagini di questi luoghi sconosciuti ma resi ben visibili nella nostra mente dalla elegante penna di A. Landragin.

E il silenzio e la calma di questi luoghi stridono con gli omicidi, con le invidie, con la trama parecchio articolata del romanzo e con il dramma dei giorni di Parigi del 1940

“L’umiliazione della Francia era ritenuta frutto di un fallimento morale. Le vetrine dei negozi degli ebrei vennero infrante, le parole Liberté, Egalité, Fraternité, che un tempo ornavano gli ingressi degli edifici pubblici, furono rimpiazzate da una nuova trinità: Travail, Famille, Patrie. Venne introdotto il lavoro coatto: ogni ragazzo di diciannove anni avrebbe dovuto lavorare per sei mesi in un campo.”

In “Storia di due anime” lo scrittore evoca la schiavitù nei campi della Louisiana attraverso il racconto di Alula, personaggio importante, controverso, determinato e determinante per tutta la storia. Non mancano i momenti di alto lirismo poetico come il dialogo fra Alula e Koahu:

“Ti ho amato nel modo in cui la conchiglia ama il mare: se qualcuno accostava l’orecchio alla mia bocca, ciò che sentiva era la tua canzone. Ti ho amato nel modo in cui la sabbia ama l’acqua: sempre pronta ad accoglierti con un fremito muto. Ti ho amato come il tuono che squarcia la notte, come la farfalla che accarezza il fiore, come la luna che insegue il sole:”

E come il mare , sempre in continua trasformazione , anche questo libro non è mai statico: ogni personaggio è sempre in continua evoluzione …e in questa storia più che mai!

Cosa succede a chi, con la propria fantasia, decide di intraprendere una trasmigrazione dell’anima?

Basta leggere il libro e sognare!

Buona lettura!

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