“Pensa come un monaco” di Jay Shetty, Mondadori. A cura di Natascia Lucchetti

Si parla tanto di un’umanità generalmente incattivita a causa della fretta, dei bisogni, delle aspettative che diventano ossessioni.

Non bisogna andare troppo lontano per vedere la manifestazione di questa condizione.

Diamoci un’occhio attorno.

Siamo molto arrabbiati, schiavi dei ritmi snervanti e delle richieste. Abbiamo poco tempo per noi stessi, perché pensiamo insistentemente a come sopravvivere nel migliore dei modi e, se ce la facciamo, a vivacchiare aggrappati a qualche sogno impossibile. 

Abbiamo davvero bisogno di fermarci a pensare, a guardarci un po’ dentro. Scavare tra le nostre ansie, le nostre paure e le prigioni che ci costruiamo attorno. 

Non è mai facile affrontare queste parti di noi, anche perché la maniera per farlo è sempre molto soggettiva.

Tuttavia, leggere un libro che razionalizza ogni concetto e ci fa riflette con parole semplici e ben comprensibili rende la nostra indagine personale molto più semplice.

Shetty si prende il compito di darci una semplice traccia, un metodo per riconoscere gli ostacoli che ci separano dalla felicità.

Felicità non intesa in senso assoluto, perché secondo Shetty è impossibile liberarsi completamente della negatività.

La cosa che possiamo fare, però, è combatterla, resisterle. 

È proprio questo che diversifica l’approccio del monaco alla vita da quello di qualsiasi altro essere umano.

La capacità di ridimensionare il brutto che si è costretti ad affrontare per forza ed essere liberi.

“Crediamo che la libertà significhi poter dire tutto quello che vogliamo, poter inseguire tutti i nostri desideri. Ma la vera libertà consiste nel lasciar andare le cose che non vogliamo, i desideri incontrollati che ci portano verso esiti non voluti.”

Lasciare andare le cose che non vogliamo è il nocciolo del discorso, tuttavia prima bisogna riconoscerlo e Shetty ci spiega come farlo attraverso esempi e passaggi.

L’autore del libro, infatti, ha già compiuto il cammino monastico e ci accompagna in questo cammino, raccontandoci ogni step attraverso un aneddoto.

Condivide la sua esperienza e, in questo modo, attraverso l’immedesimazione, ci accompagna a ragionare. 

Il libro è scritto bene, è leggero, mai prolisso.

Fornisce anche degli spunti interessanti per poter fare esercizio.

Non sto parlando di meditazione, di lunghi silenzi o quello che vi viene in mente quando pensate a un monaco.

Gli esercizi servono a costruirsi piccoli spazi per poter stare soli con noi stessi senza provare paura di rimanere in compagnia dei nostri pensieri. 

L’intenzione di Shetty è quella di portarci a rallentare i tempi, a spegnere il vociare delle aspettative di un mondo che ci vuole come non siamo.

Io, personalmente, ho provato a seguire alcuni dei suoi consigli e devo ammettere che hanno funzionato, anche se sono un piccolo passo.

Consiglio questa lettura a chiunque senta il bisogno di una pausa. 

Leggere questo libro è la pausa in sé.

Permette di astrarsi e, seguendo il ragionamento dell’autore, attraverso schemi e aneddoti. 

Lo stile semplice, il lessico basilare, permette al libro di essere fruibile alla maggior parte dei lettori che godranno di una lettura leggera e condivisibile che riesce a far bene.

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