“Undici passi. Nell’inferno della trincea” di Giada Trebeschi. Oakmond Publishing. A cura di Francesca Giovannetti

Trincea, Prima Guerra Mondiale. Emanuele compie undici passi mentre compie il suo turno di guardia, nel fango, nella sporcizia, nella paura della trincea. Li senti dentro e fuori di te, senti gli scarponi malandati battere sul terreno gelido, senti il freddo penetrare nelle ossa, senti la paura percorrere il corpo.

Giada Trebeschi prende il lettore e lo chiude con forza nel corpo di un soldato di ventiquattro anni e il lettore non ci vuole stare, smania, boccheggia, non vede l’ora di uscirne e l’autrice glielo permette. Emanuele viene trasferito a Palmanova perché disegni mappe del territorio; infatti Emanuele è un pittore e l’arte e la sua catarsi.

Ma la guerra non si combatte solo tra il fango della trincea, la guerra ha permeato tutto, scesa come un veleno su uomini e donne, soldati semplici e generali: trasfigura, strappa, devasta ogni cosa.

È un’ illusione effimera, quella che l’autrice paventa per pochi attimi. Emanuela viene inghiottito di nuovo dalla miseria e dalla malvagità umana.

Non è più il suo corpo a essere sporco, ma la sua anima. Tormentato e costretto, trascina il suo essere un giorno dopo l’altro, trovando conforto nella sua arte; passionale, pura, capace di farlo sentire umano, non ancora del tutto perso. Lì si aggrappa Emanuele, silenzioso soldato, carne da macello mandata al fronte. Si ciba della sua arte, nella disperata speranza di rimanere se stesso.

Brutale, travolgente, crudo. Un libro che non descrive la guerra, ma esso stesso è guerra.

Un’accozzaglia di suoni infernali e stordenti, che lasciano passare una lieve melodia, àncora di salvezza ed espiazione.

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