“Il gatto del bianco Natale” di Florence Mc Nicoll, Newton Compton. A cura di Francesca Giovannetti e Alessandra Micheli

Un gatto.

Un focolare.

Un cammino con il fuoco vivace.

Natale e cori angelici.

Magari la neve che spruzza il suo bianco sulle strade delle grandi città.

Sono queste le sensazioni del libro.

Che è stato amato da due delle nostre blogger.

Due dure.

Ma che di fronte ai musetti baffuti raccontati dalla McNicoll, si sono lasciate un po’ andare.

Andiamo a scoprire cosa hanno provato durante la lettura!!!

Un po’ di dolcezza a Natale. A cura di Francesca Giovannetti

Piacevolissima lettura adatta al momento, specialmente per gli amanti dei gatti.

Laura è una ex pubblicitaria che ha deciso di dedicarsi a un rifugio per gatti abbandonati. Il suo compito è trovare la famiglia adatta a ciascuno di loro; avvicinandosi il periodo delle feste, si butta con ancora più passione nel suo lavoro, che in effetti è una vera e propria missione.

Bisogna incastrare due pezzi perfetti: il felino e i nuovi padroni. E intanto la vita di Laura procede a fianco di un fidanzato ambizioso e attraente, con poche amiche e tanti sconosciuti che cercano un animale domestico. Ma si va sempre molto oltre: si cerca un amico, un essere a cui donare amore, uno su cui riversare amore, un miagolio che ti aiuti ad alzarti la mattina, un compagno di vita con cui condividere tutto, da amare incondizionatamente e da cui essere amati incondizionatamente.

Così, dietro la scelta di adottare un gatto, si cela l’insicurezza di un adolescente, il cuore spezzato di una giovane donna, un lutto da superare, una vita da ricostruire dopo che i figli hanno lasciato il nido.

Tante storie, altrettanti gatti, l’incastro perfetto di due anime.

E Laura? Anche lei non è estranea al bisogno di trovare la sua giusta dimensione… dipenderà da una gatta dal bel caratterino o da un uomo piombato all’improvviso? E se, invece, fossero necessari entrambi?

Tra lacrime, sorrisi e scelte, una dolcissimo racconto di Natale che non gira intorno ai gatti né alle persone, ma all’amore,  in tutte le sue forme.

Uno stile leggero, accattivante, scorrevole. Personaggi deliziosi, ben definiti e indimenticabili.

La lettura perfetta di Natale.

Inno al Gatto. A cura di Alessandra Micheli

Chi non ha un gatto troverà forse questo libro esagerato.

Eppure io spero che saranno loro i primi a smettere di adagiarsi sui detti e sui luoghi comuni.

Lo so, lo so, ragazzi miei.

Il gatto ama la casa.

Il gatto non è fedele come un cane.

Il gatto non si affeziona al suo padrone.

Il gatto è egoista e schivo.

E su un luogo comune però avete ragione.

Il gatto non si affeziona al padrone.

Odia proprio il concetto di stratificazione sociale.

Odia profondamente, da bel rivoluzionario che è, la divisione in padroni e sudditi, quella divisione orizzontale che fa della gerarchia il suo punto focale.

Il gatto non si affeziona al padrone.

Il padrone lo schifa proprio.

Perché nessun gatto si possiede.

Il gatto ama, e non si affeziona, ma ama in modo maturo e viscerale il suo umano.

Che non è, come diciamo noi gattari. il suo schiavo.

È semplicemente il suo amico.

La sua anima amica di celtica memoria.

Una sorta di fiamma gemella capace di comunicare con la sua profonda essenza.

Per un gatto voi siete gatti grossi e un po’ ebeti, perché incapaci di accettare la somma saggezza felina, quella che lo fa godere delle piccole cose, che non lo rende lamentoso se il raggio di sole è posto a est, ma che lo rende capace di alzarsi e andarsi a accucciare proprio dove il raggio di sole ha scelto di riposare.

Il gatto ama la comodità.

Ma anche la semplicità.

Potete comprargli il tiragraffi più lussuoso, la cuccia più high tech ma lui deciderà di dormire su un cuscino malandato, ma che magari ha il vostro odore.

O su un tavolo accanto al PC, cosi come sta facendo il mio adorato Rudy, mentre socchiude gli occhi e sembra sorridere e dire “dai, continua, tonta di un’ umana, a scrivere, che sei brava, nonostante quelle dita tozze.”

E la poca grazia ovviamente.

Chi non ha un gatto non vede nei suoi occhi mille sfumature, mille storie racchiuse in un colore solo.

Non comprende il potere di quello sguardo ammaliatore che ha spaventato e al tempo stesso fatto innamorare scrittori, pittori e musicisti.

Perché nello sguardo di un gatto viaggia l’infinito.

Lui è i gatti dell’inizio, quelli selvaggi che un giorno si sono accucciati di fronte alla caverna in cerca di un pasto caldo e di un po’ di coccole.

E’ il gatto divenuto divinità venerato e ammirato.

È quello ritenuto satanico che ha conosciuto l’orrore del pregiudizio, la crudeltà di un uomo piccolo incapace di accettare di essere solo un puntino nell’universo.

Nei suoi occhi ci sono i gatti del passato e forse quelli del futuro.

Ci sono eoni, c’è forse la semplice verità che nessuno di noi riesce ad accettare: nulla si crea e nulla si distrugge.

Ci sono tutti i mondi e magari, ve lo giuro è reale, si affaccia il volto del nostro caro perso in un dimensione incantata, lontana dalla nostra affranta materia.

Io ci ho visto il sorriso di mia madre.

Voi magari vedrete sogni storie e incanti.

Ecco chi conosce e vive con un felino ha la magia che si rivela a ogni passo, quella buffa palla di pelo che diventa imponente e sacrale come la sfinge custode dei segreti e del tempo primigenio.

E allora ogni gatto, così consapevole dei poteri che abbiamo scordato, cura. Cura le ferite del cuore e dell’anima con un sonoro russare.

Con quelle fusa che sembrano la musica con cui dio creò il mondo.

Un suono primordiale che dà alla luce un qualcosa di nuovo, un noi stessi risanato e più lucente.

O forse è solo il contatto con quel pelo morbido a farci sentire il calore che ci manca.

Perché un gatto ci connette con la curiosità verso gli altri, con la capacità di accettazione del diverso.

Insomma, noi siamo una razza totalmente incomprensibile per la sua elegante mente.

Eppure… riesce ad amarci.

Addirittura ci sceglie.

Magari siamo casi disperati come lo sono io, quando al mio Rudy racconto di mondi fatati e di folletti che si ostinano a rubarmi i calzini.

E magari mi guarda con pena.

Ma anche con una curiosità che noi raramente abbiamo: “fammi ascoltare cosa dice questa pazza!”.

“È assurdo, ma sono curioso.”

Un gatto conosce il dolore.

Non so come, ma lo conosce.

E sa alleviarlo.

Con la sua empatia.

Un’empatia che a noi ci spiccia casa.

O magari con una zampata o con una buffa mossa.

O mostrandoci un pancino, indifeso ma così morbido da ficcarci dentro tutta la faccia.

Ma sopratutto i gatti ci insegnano ad aspettare.

A rallentare, a fidarci di nuovo.

A saper scegliere.

A essere indipendenti e sopratutto esteti di.. noi stessi.

E quando amiamo noi stessi, amiamo anche il prossimo.

Ecco, io auguro a tutti voi un gatto per Natale.

E se proprio non potete averlo… beh leggetevi questo libro.

Anche i felini letterari hanno tanto, tantissimo da raccontarvi.

***

Per te

che sei nello splendore del mondo altro.

Ma che ogni tanto appari negli occhi immensi di Rudy

E adesso capisco perché li amavi così tanto da sceglierlo tra altri cinque adorabili gattini.

Perché sapevi che lì era il posto da cui mi avresti guardata una volta lassù.

Un pensiero su ““Il gatto del bianco Natale” di Florence Mc Nicoll, Newton Compton. A cura di Francesca Giovannetti e Alessandra Micheli

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