“Il sette di cuori. La carta rivolta” di Emanuele Marconi. A cura di Alessandra Mcheli

Prima di scrivere questa recensione che colpisce il mio essere nel profondo, sono andata dal vocabolario il mio fiero amico e ho cercato il termine rivoluzione

Ecco cosa ho trovato.

Ve lo piazzo nero su bianco, cosi senza fronzoli.

Primo significato. Movimento organizzato e a tratti violento col quale si instaura un nuovo ordine sociale e politico. E di esempi ne abbiamo. Americana.

Russa.

Francese.

Secondo. Ogni processo storico, anche graduale che finisce per determinare un mutamento, di un assetto sociale politico o culturale.

Copernicana.

Demografica.

Industriale.

Addirittura verde.

O scientifica.

Terzo. Sconvolgimento di costumi di abitudini o funzioni fisiologiche o clamorose manifestazioni di protesta.

Avete notato il dato che unisce tutte queste definizioni?

Movimento.

Si parte da una stabilità, statica acquisita a volte senza vera scelta o conoscenza e la si muta.

Si innesca quindi un senso rotatorio e come direbbe il buon vico un moto a spirale che modifica nel profondo ciò che consideravamo abitudine.

Persino la rivoluzione dei corpi celesti identifica questo meraviglioso senso di azione.

Il giro completo descritto da un corpo in movimento intorno a un altro corpo; anche, il relativo moto.

Capite?

Moto contro stasi.

E se l’uomo è parte dell’universo, per lui non esiste essere ciò che è quindi adattarsi a una forma prestabilita.

Ma gli serve la forza di andare oltre.

E se ci pensiamo noi facciamo ogni giorno piccole e importanti rivoluzioni, ogni volta che ci alziamo dal letto, dopo una notte funestata da incubi o allietati da sogni.

Ci svegliamo mutati, decisi a muoverci.

Decisi a modificare anche piccoli dettagli di noi stessi.

Poi esistono le macro rivoluzioni.

Quelle che modificano gli assetti culturali che identificano il nostro io sociale.

Oggi ad esempio siamo convinti che il genere sessuale non sia cosi ricco di stereotipi.

E un uomo può anzi è consigliato, addirittura piangere.

E una donna fare lavori di fatica.

Oggi possiamo lavorare e protestare se questo lavoro annichilisce i diritti.

Possiamo scrivere e dire al regnante di turno vaffanculo.

Oggi noi, grazie alle sommosse rivoluzionarie del passato possiamo partecipare.

Perché come diceva Gaber la vera libertà è partecipazione.

Non starsene felici su un albero a lasciare che altri vivano la nostra vita. Felici di farsi comandare.

Felici una volta delegato a qualcuno il nostro diritto alla sovranità a fregarcene.

Siamo qua con la capacità di comprendere, studiare, riflettere e cercare. Oggi grazie all’alfabetizzazione siamo davvero più padroni del nostro destino.

Poi passiamo anche dire ma che ce frega.

Però passiamo.

E la possibilità che fa la differenza.

Non c’è un mastro Titta famelico ad aspettarci, mentre sfidiamo l’autorità.

Non c’è un sovrano che tentenna a costringerci a rivolgere le nostre proteste a una statua muta.

Samo possibilità.

Non è una bellissima parola, possibilità?

Oggi la tecnologia ci permette di assumere informazioni svariate, quelle che prima erano patria di intellettuali e rari ribelli.

Con un clik tu puoi avere mille dati e confrontarli.

Eppure…proprio la tecnologia che è nata la servizio dell’uomo rischia di farci schiavi.

Quella libertà la barattiamo in cambio di un like e di un piacevole sonno. Siamo tutti umani i che come direbbe Antony De Mello, sono felici e tranquilli nell’accettare di avere un banana nell’orecchio. O una benda negli occhi.

Un tizio cammina per strada; ad un certo punto incrocia un altro tipo con una banana in un orecchio. Allora il primo con discrezione si rivolge al secondo:”Scusi, lei ha una banana in un orecchio.” Il secondo fa un espressione come di chi non ha capito; allora il secondo gli ripete:”Lei ha una banana in un orecchio, lo sa?”. Il tipo con la banana in un orecchio ancora non capisce; allora il primo gli ripete per la terza volta con fare un pò irritato: “La stò informando che lei ha una banana in un orecchio!”. Alla fine, il tipo della banana, anch’egli un pò esausto reclama: “Ma mi scusi…non può parlare un pò più forte, non vede che ho una banana in un orecchio!!!”

Antony De Mello

E vaghiamo cosi, come zombie telecomandati andando in visibilio per influencer per giornalisti collusi, per tutti coloro che decidono di creare il loro stuolo di inetti e di deficenti.

Basta un selfie, un post su intangramm e persino il libro perde la sua fiera nomea di arma contro il sistema.

Noi lo appoggiamo.

Anzi lo veneriamo.

Del resto è favoloso non pensare no?

Ma per fortuna alcuni amano molto signor pensiero.

E non si lasciano ammaliare dall’affabulatore di turno.

E sapete a cosa lo dobbiamo?

Alle rivoluzioni.

Che non possono non essere violente.

Mi spiego.

Non è necessario che un rovesciamento sia fatto con il sangue di innocenti.

Ma sicuramente lo spargimento esiste.

Dovete modificare voi stessi.

Soffrire sangue e lacrime, abbracciare la colonna del rigore.

Significa distruggere le comode rappresentazioni quotidiane, quella che ci rassicurano un po’ come la coperta di Linus.

Una rivoluzione fa male.

Modificarsi fa male.

Eppure da lacrime e dolore, nasce un uomo nuovo.

Uno che sente sopra di se ogni ingiustizia, commessa contro CHIUNQUE in QUALUNQUE parte del mondo.

Uno che decide che è più importante il bene comune, del nostro piccolo orticello privato.

E’ il concetto di rivoluzione che ci salva.

E che rende alcuni fieri dissidenti.

Ma se il potere politico trovasse il modo per sedarlo quel senso profondo di rivoluzione?

Cosa accadrebbe?

Una marea di zombie disillusi,.

Meccanici.

Senza più anima.

Perché credere prima di osserva.

Po si sogna un mondo diverso.

E infine che si muove per ottenerlo.

E’ allora che la rivoluzione si compie.

Non è necessario neanche il cambiamento vero delle istituzioni.

Esse decadono nel momento in cui..non ci crediamo più.

Il sette di cuori è una carta benigna.

Sapete cosa fa in cartomanzia?

Mette in guardia dai pericoli della rassegnazione e dell’abbandono.

Mette in guardia ogni anima dal tentacolare orrore del poterte.

E vederla è uno stimolo.

Dire basta.

Dire no.

Ed è questo che ci serve oggi.,

Allora nel futuro distopico, ma forse non tanto di Marconi, è il sette di cuori che deve dominare le vostre vite.

Siete nati rivoluzionari.

Quel giorno in cui prometeo rubò il fuoco agli uomini.

Quando le donne se ne fregarono dei dettami assurdi di un dio geloso e decisero di innamorasi dei Nepihlinm.

Quando Eva disse chissenefrega del divieto del dio della forma è mangiò la male.

Quando ogni uomo decide di andare contro le prigionie di una società che ci vuole schiavi.

Ma noi siamo divinità, frutto delle lacrime di dio.

Quando ogni personaggio ebbe, perdonatemi la scurrilità, ha le palle di sfidare le leggi umane per sfiorare il cielo e da lui essere benedetto.

Un libro necessario.

Un libro fantasticamente polemico e ribelle.

Un libro che fa male.

E da quel dolore forse fa nascere uomini.

E torneranno a parlarci di lacrime

dei risultati della povertà

delle tangenti e dei boss tutti liberi

di un’altra bomba scoppiata in città

Spero soltanto di stare tra gli uomini

che l’ignoranza non la spunterà

che smetteremo di essere complici

che cambieremo chi deciderà

Pierangelo Bertoli

***

Per te che mi hai insegnato a essere ribelle.

che lassù

stai insegnando la rivoluzione anche agli angeli

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