La rubrica misteri e enigmi presenta “Alla ricerca di terra B”. A cura di Alfredo Betocchi

Da piccolo, la sera dopo il bacio della buonanotte della mamma e del babbo (sono fiorentino) mi rifugiavo sotto le lenzuola fantasticando di essere dentro una navicella spaziale e di attraversare gli immensi spazi siderali alla ricerca di un nuvo pianeta.

Notoriamente la fantasia si proietta verso orizzonti infiniti. Sin dai tempi più antichi lo sguardo dell’umanità si è sempre rivolto verso le stelle del firmamento in cerca di sicurezze e protezione.

Gli Indiani d’America crearono bellissime leggende riguardanti il cielo, mischiando religione e mitologia, costruendo gli “adobe”, sorta di osservatori astronomici con i quali scrutavano le stelle e i pianeti.

Gli Indiani dell’India trasportarono nel cielo le battaglie crudeli dei loro Dei.

Cinquemila anni fa, il Bhagavadgita dava istruzioni per i viaggi sulla luna e il Ramayana, descrive i viaggi extraterrestri del mitico Rama.

Una delle leggende intorno ad Alessandro Magno gli attribuisce un tentativo di volo spaziale mediante un carro trainato da grifoni.

Con un mezzo analogo, il poeta persiano Firdusi spedì nei cieli lo sceicco Kai-Kos.

I Babilonesi credevano che sulle stellevivessero i loro Dei.

Per avvicinarci al nostro tempo, Democrito ed Epicuro, astronomi dell’antica Grecia pensavano che intorno alle stelle ci potessero essere mondi infiniti, magari abitati, tuttavia le teorie di Aristotile prima e di Tolomeo poi affossarono per molti secoli queste geniali intuizioni.

Nel XV secolo, un uomo colto, professore di filosofia e cattedratico in Italia e in Francia, pronunciò queste profetiche parole:

Esiste un solo spazio generale, un’unica immensità che possiamo liberamente chiamare vuoto: in questo vuoto sono presenti innumerevoli orbite come quella in cui viviamo e cresciamo.”

Il suo nome era Giordano Bruno. E’ sua l’intuizione geniale secondo la quale nell’Universo infinito si trovano mondi simili al nostro, abitati da esseri somiglianti a noi e che onoravano Dei simili al nostro Dio. Questa e altre sue dichiarazioni lo portarono però sul rogo nell’anno 1600, condannato per eresia dalla Santa Inquisizione.

Il desiderio di partire per altri mondi conquistò molti scrittori: l’Ariosto trasportò i suoi eroi fin sulla luna, Verne fece altrettanto con i protagonisti del suo più famoso libro “Dalla terra alla Luna”.

Nel secolo scorso, scoppiò il fenomeno della fantascienza, autorevoli scrittori quali H.G.Wells, Campbell, Huxley, Clarke, Bradbury, Asimov e innumerevoli altri autori trasportarono i lettori attraverso il cosmo su pianeti abitati da civiltà aliene.

Nella realtà, per secoli abbiamo conosciuto un solo sistema solare e fino al XX secolo, cercare pianeti intorno alle stelle era considerata una missione impossibile a causa della immensa lontananza dei globi stellari. Se una stella ci pare così piccola al nostro occhio, anche guardandola col più potente dei telescopi, quanto minuscoli devono essere i suoi pianeti?

Ma il 23 novembre 1995 una stellina appena visibile a occhio nudo, 51 Pegasi, lontana 50 anni luce da noi, balzò agli onori della cronaca. Fu un evento considerato alla stregua della scoperta dell’America.

Mayor e Queloz, due astronomi svizzeri, annunciarono di aver scoperto il primo pianeta extrasolare intorno ad essa. Come fu possibile? Osservando la curva di luce della stella essa diminuiva ciclicamente, denunciando il passaggio davanti ad essa di un corpo che si calcolò essere di dimensione pari a Giove.

Da quel giorno, l’attenzione di tutti gli astronomi fu focalizzata a studiare le curve di luce di numerosissime stelle vicine e lontane, così che intorno a ciascuna di esse risultò esserci uno o più pianeti. Fu perciò evidente che il Sistema solare non è un’eccezione nel cosmo ma la regola.

Oggi conosciamo più di 4500 esopianeti e il loro numero cresce ogni giorno.

Col passare del tempo e con lo studio di metodi più raffinati, gli studiosi sono in grado di trovare, pur tra mille difficoltà, i pianeti dei quali hanno fantasticato decine e decine di scrittori di fantascienza.

Che nome dare a questi esopianeti? Generalmente l’Unione Astronomica si è ispirata ai nomi della classicità greco romana (Marte, Giove, Urano ecc.) oppure ha dato spesso alle stelle nuove i nomi degli astronomi che li hanno rivelate.

Considerato che le stelle sono in numero strabiliante U.A., ha optato per i numeri.

Per i pianeti è più difficile. U.A. ha perciò assegnato loro il nome della stella madre più una lettera dell’alfabeto partendo dalla “b” .(Per A s’intende la stella stessa)

Per esempio al pianeta che orbita intorno a 51 Pegasi è stato attribuito il nome di “51 Pegasi b”. Ci sono state però delle eccezioni: proprio il pianeta “51 Pegasi b” è stato rinominato “Helvetios” peronorarelacittadinanza dei suoi scopritori, che ebbero il Premio Nobel nel 2019.

Il desiderio maggiore dell’uomo è scoprire pianeti adatti alla vita, quindi la ricerca si è indirizzata verso quelle stelle che sono simili al Sole e che hanno un’età di mezzo, né troppo giovani per lasciare il tempo alla vita di svilupparsi, né troppo vecchie per poter avere davanti un periodo ragionevole di evoluzione, magari anche umana.

Sono stati individuate alcune stelle che rispondono a tali criteri e dotate di alcuni pianeti in una zona detta “abitabile”. Occorre che ci sia acqua liquida e terre emerse.

Alcuni pianeti sono stati una delusione perchè si è scoperto che tutta la superficie non era altro che un immenso oceano. Altri avevano solo terra arida senza acqua.

Considerando i miliardi di stelle esistenti solo nella nostra Galassia, prima o poi si troverà quella i cui pianeti rispondono ai criteri vitali per come li conosciamo qui sulla Terra.

E se la vita, su questi pianeti, avesse preso strade diverse? Anche sulla Terra ci sono organismi che vivono benissimo respirando metano o vivendo nelle profondità del mare vicino a fenomeni di calore intenso, mortale per chi respira ossigeno come noi.

Altra difficoltà quasi insormontabile è la distanza di qualsiasi stella dal nostro Sole.

Con i mezzi che abbiamo sviluppato fino ad oggi, ci è precluso l’opzione di un viaggio interstellare ragionevolmente vicino.

Se l’umanità troverà la pace e troverà combustibili che possano lanciare le astronavi a una velocità almeno al 20% di quella della luce (60.000 km al secondo), allora, forse potremo sperare di toccare con i nostri piedi un esopianeta.

A questa velocità sarà possibile giungere sul pianeta “Proxima b” che ruota intorno alla stella più vicina a noi (solo 4 anni luce). E’ comunque un abisso di spazio ma in 40 anni, una spedizione potrebbe farcela.

Sarà necessario organizzare il viaggio pensando almeno a due o tre generazioni di astronauti. Meglio sarebbe spedire regolarmente (dopo l’ok all’abitabilità) tante astronavi per popolare quel mondo alieno.

Ogni volta passerebbero 40 anni tra andare e tornare, ma non è escluso che potrà essere trovato un propellente più veloce.

Fantascienza? Anche gli esopianeti erano esclusiva degli scrittori di fantascienza, oggi sono una solida realtà.

Chi si vuole iscrivere per il prossimo viaggio?

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