“Vangelo degli infami” di Luca Atzori, Eretica edizioni. A cura di Patrizia Baglioni

Nel corso dei secoli la poesia è sempre stata campo di sperimentazione, chi ha fatto della regola forma essenziale, chi ha svincolato i versi in flussi di coscienza, chi invece ha collaudato il linguaggio al suo vissuto.

Luca Atzori va ancora oltre, ne IL VANGELO DEGLI INFAMI la poesia diventa spettacolo e dopo ogni titolo entra in scena una riflessione dell’autore che disquisisce in piena libertà su sé stesso, la politica, l’amore e la poesia stessa.

Il filo d’unione degli scritti è lo sproloquio autorizzato, è la singolarità del poeta.

La regola di scrittura è non avere né regole né timore, nulla è intoccabile: Leopardi redivive in Atzori, i diversi sono chiamati a liberarsi e “La figa pelosa” diventa l’emblema della metafora.

Per rimanere in equilibrio sul filo del fraintendimento ci vuole abilità e coraggio e Atzori dimostra di averne entrambi in abbondanza.

La vera domanda è se il pubblico che legge poesia sia davvero pronto a questa sua nuova veste. Qui la poesia si spezza non solo dal punto di vista formale, ma si perde il finalismo evocativo a favore di un nuovo scopo: destabilizzare, allarmare e infastidire.

Ad aiutare nel compito prefissato un linguaggio forte al limite della volgarità, tutto pur di mantenere integra la spontaneità del soggetto, tutto pur di creare teatralità, atmosfera creativa.

Atzori stupisce di continuo saltando dallo “Stalker Stilnovo” dove l’amore viene confessato con vergogna perché non è amore, alle “Piccole Cose” dove centrale è il tema della solitudine e l’attaccamento alle piccole cose per sopravvivere.

Sono sincera, sono una lettrice della poesia tradizionale, poco avvezza a questi linguaggi e dopo una prima lettura perturbante ho accantonato il testo, ma esso con audacia mi ha richiamato a sè portandomi nelle sue profondità, che sono quelle inconfessabili, circondate dai limiti del pudore.

Il grido libero dei versi di Atzori suona come uno schiaffo che ci sposta per un momento dal nostro asse rendendoci spettatori esterni del vangelo di un infame.

Non ci sentiamo estranei nel cammino di prostrazione e redenzione del poeta, con lui assistiamo inermi alla rappresentazione della vita, agli episodi ineluttabili e alle “Sconfitte in autobus”. Subiamo la maggioranza che è “opinione dei meno capaci” e ci identifichiamo in una lotta politica che non c’è.

La poesia infine è questione di sensibilità, nonostante forme, linguaggi e scelte stilistiche, il lettore assapora quei versi che l’autore versa a volte centellinando gocce, altre volte, come in questo caso, con suono scrosciante.

La poesia cambia, si mimetizza, scardina le proprie regole e muta le sembianze ma resta viva, grazie anche alle case editrici come Eretica edizioni che continuano a investire e sperimentare.

A voi poeti e amanti della lirica, buona lettura!

***

Laureato in filosofia. Direttore artistico presso il Teatro Piccolo Piccolo, Garabato. Ex membro fondatore del “Torino Mad Pride”. Drammaturgo, attore, poeta sonoro, cantante. Ha realizzato diversi spettacoli in qualità di autore/poeta, cantautore, attore e regista. Autore del libro Gli Aberranti. Dopo l’audiolibro Chi si addormenta da solo lenzuola da solo, Teorema della stupidità è la prima raccolta edita.

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