“Lost tales numero Tre”, autori vari, Letterelettriche. A cura di Alessandra Micheli

Non sono brava e quindi mi scuso sin da ora, a recensire magazine.

Di nessun genere.

Pur leggendone molti (ogni tanto ho bisogno di qualcosa di diverso dal solito libro di narrativa) non credo di avere la competenza né tecnica né estetica per potervi raccontare un qualcosa di cosí complesso come una magazine.

I racconti però presenti sulle piattaforme di ogni genere, dalle riviste o dai quotidiano hanno sempre conquistato i lettori di ogni tempo. Racconti brevi o meno brevi presenti su ogni tipo di intrattenimento letterario, erano capaci di stimolare ogni utente dal più esigente a quello più facile da convincere.

Ricordo i primi romanzi di appendice, una letteratura considerata bassa, ma che ha sfornato capolavori come Madame Bovary o Anna Karenina.

E cosa dire del mio amato Sherlock?

Il suo creatore Sir (riverenza) Conan Doyle, pubblicò le prime avventure proprio su alcune riviste come Beeton’s Christimas Annual solo per citare la più famosa.

E vogliamo parlare della meraviglia del Reader’s digest?

Se mi sono innamorata della letteratura lo devo proprio a quella rivista statunitense che la mai amata nonna conservava come una reliquia. Accanto a Confidenze che conteneva i primi passi di quello che poi diventerà romance.

Quindi pur avendo avuto esperienze a diretto contatto con quelle riviste piene di racconti, spesso in tema, ancor oggi non so come riuscire a definirli oggettivamente belli.

So solo che il piacere di sfogliare, anche virtualmente quelle pagine e scegliere il racconto adatto al tuo umore o alla voglia di sognare che cambia di volta in volta è impagabile.

Ogni racconto diviene una voce da ascoltare e da cui ricevere consigli, come se una musa seguisse davvero il tuo percorso umano.

E ti regalasse la parola scritta, come mezzo per poter creare la tua di vita.

Del resto non fu un suono, connesso a una lettera a creare il nostro universo?

Bastò, e luce sia per iniziare i giochi.

E luce sia lo avvertiamo ogni volta che una pubblicazione a puntate piena di racconti in fondo imita il tempo primigenio con azioni lasciate decantare, con piccoli passi per poter costruire qualcosa di unico e inimitabile.

No ragazzi miei, non sono adatta alla critica letteraria per le pubblicazioni mensili o settimanali.

Io le trovo comunque a prescindere dal contenuto uniche e meravigliose.

Però, io debbo per forza parlarvi di Lost Tales, di fiabe perdute chissà dove, a causa, e non lo nego e non potete negarlo voi, di una corsa sfrenata verso ciò che deve vendere, ciò che deve piacere, ciò che deve avere il beneplacito degli esperti a prescindere se fa sognare o no.

Ecco che le fiabe perdute divengono un’opportunità unica per tutti quelli che come me e come voi, piangono sulla tomba della creatività.

Libri scritti con la famosa cartacarbone della mia infanzia, senza sbavature, correttamente incentrati sul perfetto wourdbulding.

Con le caporali al posto gusto e la precisione maniacale che identifica un mondo oramai solo fatto di cenere.

Cenere su cosa avevamo un tempo, cenere di un talento che è e resta solo business.

E cosi mentre iniziavo la lettura mi sono chiesta, COSA avrò mai tra le mani?

Il solito prodotto lontano anni e secoli dalle mie prime esperienze letterarie?

Qualche prodotto perfetto scaturito dal maestro di scrittura creativa di turno?

No.

Tra le mani avete davvero lost tales.

Avete un concentrato di innovazione, originalità che farebbe arricciare i capelli di un grande editor.

Ma che a me ha di nuovo riempito, nonostante la mia veneranda età gli occhi di meraviglia.

Irriverenza, a tratti ironia e poesia hanno sorriso, come amici di lontana data, da troppo tempo lontani.

In questo terzo volume avete tutto quello che vi serve per sognare.

Un mondo lontano o forse vicino a noi, poco importa, quello che importa è la filosofia che sta alla base di questa rivista e che voglio proprio sottolineare

Perché in quest’anno ho realizzato che non è vero che se voi non ci foste questo numero non ci sarebbe. Ho capito che ci sarebbe comunque, in fortissima perdita economica, perché questo è quello che amo e lo difenderei con scudo e spada di fronte all’apocalisse finanziario.

Io solo per queste parole ho riso felice.

Perché tra le mani non ho solo splendidi racconti.

Ho una filosofia di vita che abbraccia la mia.

Ma assieme possiamo dimostrare che anche la vera letteratura, quella fatta di passione, gioia talento, originalità e perché no ludica follia può scalzare le stantie vendite di un marketing senza anima.

Di giochi di potere che nulla devono aver a che fare con le lettere né con i libri, né con la narrazione.

Che dite la diamo una possibilità alla bellezza?

Allora fiondatevi su Lost Tales.

E iniziate a sognare davvero.

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