“Draakenwood. Whiborne e Griffin, #9″di Jordan L. Hawk, Triskell edizioni. A cura di Alessandra Micheli

E’ quando il cuore fa male che Widdeshine si sveglia e ti accoglie a se.

È questa la mia certezza, che questi libri siamo oramai qualcosa di autonomo rispetto al loro autore.

E Griffin e Whiborne sono diventati un po’ la mia stessa anima, cosi spaventata dalla vita che ogni volta cambia le carte ma al tempo stesso coraggiosa, perché a quella vita anche dolorosa, loro non voltano lo sguardo.

E non è un caso che stavolta i miei eroi o forse io stessa, affrontino il bosco oscuro.

Tema ricorrente in ogni fantasy ma che qua assume un tono diverso, ancora più lirico.

Il maelstrom colui che in fondo è l’essenza di questo paese dell’anima ci mette di nuovo di fronte agli incubi peggiori quel potere che è alimentato dalla vendetta, dall’odio e dalla negazione di ogni responsabilità.

E’ questo bosco oscuro che diventa l’antagonismo di una spirale costante di energia che non è altro che la vita.

Un energia primordiale, senza definizioni ne schieramenti che si innamora però e quindi prova emozioni per quegli esseri cosi piccoli e fragili chiamati uomini.

E si incarna in uno di loro, sapendo che prima o poi quell’antro che rappresenta la parte più nascosta di noi dovrà essere affrontato.

Qua sia Griffin che Whiborne non fanno altro che scendere nell’inconscio, laddove il demone guardiano, colui che se vittorioso la vita la ruba, dovrà inchinarsi di fronte a un anima che ha accettato oramai il suo ruolo: quello non solo di farsi portavoce di un bisogno sempre più umano del vortice di emozioni, ma anche protettore di una vita che in fondo è solo un regalo.
E’ la vita scaturita da un energia primaria che decide i bivi e le opportunità, che grida quando non prendiamo i treni e li lasciamo correre via verso un altra stazione.

E cosi stavolta si entra in Draakenwood.

Legno di drago.

Essere che nasce sia dalle paura ma che al tempo stesso per chi ci è sceso a patti è emblema di una potenza scevra da ogni egoismo.

E’ l’essenza di Whiborne, di Griffin, di Christine, e di ogni altro personaggio quella di essere potenti perché…semplicemente lasciano che lo straordinario accada.

E non lo rinnegano ne lo accolgono come errore, sbaglio o eresia.

In fondo è questo che fa Whiddeshine.

Chiama a se chi non ha paura ne del magico, ne delle prove, ne di essere diverso.

Ma sopratutto non teme il dolore.

Perché è dal dolore che cresce e nasce la vita.

E’ dalla caduta, è nei momenti angosciosi che Percival acquista uno sguardo di fuoco e una volontà di sconfiggere ogni male.

E forse è oggi più che mai che ho bisogno di essere chiamata anche io dal vortice.

Perchè anche io ho I miei demoni da affrontare.

Ma non siamo soli miei cari lettori.
Abbiamo questi personaggi che sono qualcosa di più di parole d’inchiostro.

Sono I nostri occhi.

Sono I nostri sogni.

Sono il nostro coraggio.

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