“Castelli maledetti” a cura di Angelo Marenzana, Nero Press. A cura di Patrizia Baglioni

Ho sempre pensato che l’horror non è solo un genere, l’horror è uno strumento per sfidare le nostre paure e dunque noi stessi.

Chi non ricorda il terribile momento in cui da piccoli ci svegliavamo di soprassalto, impressionati da un brutto sogno, ci guardavamo intorno terrorizzati.

Le ombre si trasformavano in mostri, e il letto in un nascondiglio per vampiri che potevano animarsi da un momento all’altro.

E magari si doveva andare al bagno.

Uscire dal letto diventava azione eroica così come affrontare il buio corridoio, ma dopo aver corso fino al bagno con il cuore in gola e gli occhi spalancati, si accendeva la luce: eravamo salvi.

Sì, sono queste alcune di quelle sfide che ci hanno messo alla prova e ci hanno fatto diventare grandi.

Ma la cosa affascinante della paura è che non passa.

Ancora oggi quelle emozioni sono vive e scuotono i nostri nervi soprattutto quando si incontrano libri come CASTELLI MALEDETTI, una raccolta di brevi racconti scritti da più AUTORI, curati da ANGELO MARENZANA e pubblicati per la NERO PRESS.

Figura centrale in ogni testo è quella del castello che già di suo evoca storie misteriose di morti inspiegabili e fantasmi spaventosi.

Le segrete già di per sé ci fanno immaginare violenze e reclusioni e se non bastasse ogni maniero conserva le sue leggende che si intrecciano con quelle del territorio.

Sono questi e altri ancora gli ingredienti di questo libro che mi ha colpito non solo per il tema trattato, ma per lo stile a cui gli scrittori hanno saputo conformarsi.

Nonostante le storie si intreccino con temi attuali, si accenna anche a pandemie, i racconti hanno un gusto classico e non solo perché ci sono riferimenti a figure emblematiche come Dracula o la Maschera di Ferro, ma proprio per il rispetto dei canoni tradizionali dell’horror.

Morte, male, contatti con l’aldilà, mostri, e demoniaco macchiano di sangue le pagine, generando spavento e orrore nel lettore.

E quale contesto migliore del castello che per volontà medievale aveva il compito di proteggere e conservare la cultura del tempo, ma con essa anche il folclore e i riti religiosi.

Le mura hanno tenuto stretto queste tradizioni che con il tempo sono diventate storie di un’epoca passata, ma riemergono ora, di notte, tra le righe di CASTELLI MALEDETTI.

Ho i brividi e vorrei aprire l’armadio per prendere una coperta, e se ci fosse nascosto un bambino morto che aspetta di prendersi la mia anima?

L’età adulta non frena la suggestione e sorrido di me stessa, mentre scorro le pagine, sussulto quando leggo di atroci sevizie e mi sale il cuore in gola quando ricompare lui, Dracula, e strani mostri dalla testa di cinghiale che si nutrono di sentimenti negativi oltre che… di persone vive. Termino il libro in una notte, non mi capitava da tempo, l’adrenalina ora è sazia, dovrei dormire ma gli occhi rimangono spalancati al buio.

Grazie NERO PRESS per avermi restituito l’horror in tutta la sua purezza, ne ho sentito la mancanza.

E a questo punto perchè non riprendere una tradizione natalizia del periodo vittoriano che spopolava nei salotti e nei castelli: raccontare storie dell’orrore davanti al caminetto acceso nelle sere di festa.

Comincio io: questo racconto si intitola “Ombre di polaroid”.

A voi il seguito!

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