“Area zero” di Giuseppe Pantò, Prospero editore. A cura di Alessandra Micheli

C’è un punto in cui la tua vita sembra tornare all’inizio dei tempi. Quando eri solo potenzialità e forse pensiero.

All’improvviso la vita quella quotidianità subisce una strana trasformazione e si deforma cosi tanto da creare una zona paragonabile alla famosa energia oscura dell’universo: un luogo in cui tutto viene risucchiato.

Il luogo del non ritorno, il luogo che ospita innovazione e degrado.

I luogo dal quale forse tutti noi proveniamo, idee che divengono carne e azione, parole che vagano nell’etere e che hanno bisogno di chi le nomina per essere.

E’ quello che accade in area zero.

E’ quel pezzo di esistenza in cui si annullano i numeri e tutto è sospeso. E’ il momento in cui la vita cambia o si affievolisce, si rannicchia su se stessa, diventa elastica e ospita tutto e il contrario di tutto.

Tutti noi siamo sostanti in quel limbo.

Prima o poi cadiamo nella tana del bianconiglio e inizia la follia coronata da coincidenze e indizi.

Questi lastricano una strada che forse, e sottolineo forse, ci riporta alla nostra vera essenza.

Lodovico è un giovane come tanti.

Protagonista non di una fiaba, di un miracolo italiano ma di una strana eppure consueta commedia dell’arte atta a inneggiare alla perfezione. Vite monotone ma linde, una carriera ineccepibile, nessuno scossone e nessuna emozione.

All’improvviso per un tragici evento tutto cambia: quella commedia dell’arte solleva il sipario e fa notare strane incongruenze tra gli attori per nulla “perfetti” e rivela con una strana sinistra luce l’ambiente che perde la sua patina di invidiabile splendore.

Ecco il non luogo direte voi.

Apparentemente l’area zero del libro inizia alle 11 e 11 del undici novembre, una strana coincidenza temporale.

Ufficialmente è il momento del viaggio alla scoperta della verità, un viaggio tra ricordi, tra flussi id pensiero e tra strani incontri. Ufficialmente Ludo inizia a dubitare di se stesso e della sua intera vita.

Persino della sincronicità di un percorso che appariva regolare e senza scossoni.

Un viaggio che era simile a quello di altri esseri umani, con problemi più o meno importanti.

Amori mai davvero vissuti.

Sogni mai davvero sbocciati.

E idee cosi lontane da essere irraggiungibili contenute in libri che divengono amici.

Eppure…quel luogo non luogo di esistenze che vengono risucchiate in quello strano vortice oscuro, non inizia con il crollo delle certezze.

Forse è nel momento in cui intraprende l’ardua e faticosa rivalutazione di ogni aspetto della sua vita che Ludo inizia ad esistere.

Un area zero aspetta tutti noi.

Un area in cui scompare tutto, l’uno (l’individualità) e il due lo scambio di energie, di esperienze che fanno crescere e arrivare al quattro, fino alla completezza poi del sei.

Zero è l’inizio.

E’ il caos primigenio dove tutto combacia eppure non esiste. E’ stasi E’ attesa del compimento del verbo.

Lo zero è la vita che si immobilizza e non scorre.

Non è morta ma non è neanche viva.

E credo che per il protagonista l’ara zero inizia molto prima della data assurda.

È iniziata quando è venuto al mondo ed è stato legato con catene ai polsi.

Quando all’inizio del libro si avverte quel senso di noia e di claustrofobia.

La data undici, è invece la mossa.

Uno più uno.

L’individuo che incontra il se.

La verità che ha bisogno della materia e del movimento per manifestarsi. E solo durante la ricerca che Ludo ama, incontra, scambia, cresce e vive.

Fino alla rivelazione finale che lo rende sempre più essere umano e sempre meno automa.

L’Area zero è il momento in cui tutto può accadere.

Può durare in eterno.

O svolgersi in un attimo.

Ma dallo zero, dobbiamo sempre iniziare a creare l’uno.

Perché un tempo remoto fu l’uno a dire e luce sia.

C’è un posto fermo e uno animato, chissà dov’è

Per come il mondo è disegnato dentro di te

E un posto dove ci son io

Che cerco un posto tutto mio lì di fianco a te

Angelo Branduardi

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