“Una pietra per amarti” di Ilaria Scatozza”. A cura di Alessandra Micheli

Come avrò spiegato circa mille volte, in una narrativa di genere cerco qualche dettaglio diverso dal solito cliché che mi faccia dire “wow”.

Magari un approfondimento del personaggio, una sorta di ribaltamento dei ruoli o uno stile di scrittura diverso da quello che ci si aspetta dal tipo di genere.

In un rosa spesso si oscilla tra la banalità più scontata o una pseudo-ricerca di pomposità che tenti di dare una parvenza di autorevolezza alla storia.

Non vi nego che ho le mie autrici preferite, quelle in grado di toccare corde segrete del mio senso di bellezza.

Quindi capita che quando mi approccio a libro con un incognita che gli pende sula testa, ho sempre un po’ di ansia da prestazione.

O la sindrome del lettore che è terrorizzato davanti al nuovo.

Data la doverosa premessa so che state scalpitando miei adorati virgulti, semi piantati nel fecondo suolo della narrazione, per comprendere cosa abbia mai suscitato in me tale lettura.

Ebbene lo affermo e ne sono felice: è finalmente una ventata di nuovo nel panorama arido e stantio del modo dei libri.

La Scatozza sa il fatto suoi e ci propone un rosa storico che sembra uscito con piglio orgoglioso dal mondo di Carroll.

Nonostante poi con abilità (seppur con un pizzico di dispiacere) sa riportare la trama ai ranghi del consueto, il bizzarro aleggia e fa occhiolino e in fondo domina e non può essere assolutamente scalzato dai doversi cambi di rotta.

C’è, state tranquille mie sognanti fanciulle, la storia d’amore.

E so che è quella che farà palpitare i vostri cuoricini romantici.

Ma per me, che forse cerco un livello di lettura a VOI ignoto, cosa colpisce è la totale follai del personaggio femminile.

Esso irrompe in un mondo con le sue redige regole, con quella sua ossessione per il bon ton e lo sfalda alla radice.

Distrugge convenzioni, defenestra rituali, sconvolge il rapporto donna e uomo e rende a tratti folle ogni capitolo.

E’ si una donna dei suoi tempi ma con un occhio nel mondo variegato dell’anima.

E come ho sempre sostenuto in quella regione cosi oscura deve per fora regnare il caso.

E da quello che nascono sogni, idee, e persino la capacità di stravolgerle.

E cosi Rose diviene quella punta di freschezza che scardina il meccanismo non solo del libro ma della nostra mente: non un eroina come ci si aspetta, ma folle, piena di passione, totalmente libera.

Questo lo rende poco storico?

Forse

Ma è bellissimo per questo perché usa il genere come un gemere dovrebbe essere usato, per comunicare, raccontare l’altra verità della vita, quella che può liberare le donne da certi schemi mentali reiterati anche attraverso un libro.

Rose si innamora si ma non rinuncia a se stessa e alla sua originalità.

Non si omologa al modello di donna perfetta.

Non lo conquista con occhi pudici adombrati da frementi ciglia.

Ma l’amore viene a lei grazie alla forza della sua originalità e della sua specificità.

Ed è questo che in fondo deve darci un libro, rosa, giallo o horror: la possibilità di creare di volta in volta finali diversi e usare altri occhiali perché il contesto ambientale, storico, politico e sociale possa trasformarsi davvero.

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