Laura C. “Se poi me ne pento? La mia vita a trent’anni”. Self Publishing. A cura di Francesca Giovannetti

E se poi me ne pento?

Credo che il titolo sia la domanda che ci facciamo tutti a, più riprese, nella vita. Davanti a una decisione da prendere la pulce nell’orecchio sussurra proprio tali parole.

Per Laura, la protagonista, diventano quasi un incubo. Rintanata in casa, lavora in smart working  evitando quasi tutte le forme di socialità. Le sue inseparabili amiche la spronano senza forzarla, ma Laura è un osso duro. Tanti i temi trattati in questo romanzo dalla fortissima componente introspettiva, da leggere e soppesare con calma.

Il valore dell’amicizia, della famiglia, dell’amore, l’elaborazione di un lutto, la reazione a una delusione sentimentale, il bisogno di riscatto, l’affacciarsi di disturbi alimentari, il lottare estenuo contro l’accettazione della realtà.

Laura è una protagonista estremamente tormentata e insicura, sembra che la sua condanna sia: “un passo avanti e due indietro”, un balletto infinito di occasiono perse, rinunce, decisioni prese sul bilico dell’incertezza.

In qualsiasi baratro ci troviamo, qualsiasi sia il mostro da affrontare e l’abisso da cui risalire, la conclusione a cui ci porta la lettura è semplice quanto dura da mettere in pratica. È necessario partire dal nostro io, la volontà personale è indispensabile, ma altrettanto lo sono gli altri, gli amici che ci vogliono bene, che desiderano il  meglio, che non si spaventano delle nostre stranezze o del nostro dolore sordo. Mani che si intrecciano e ci aiutano a tirarci su, con una spinta da parte nostra.

Sembra facile e logico: non credo che lo sia.

L’autrice tocca molte tematiche, alcune le sorvola con delicatezza e intensità, altre le approfondisce con cura. Mai manca il rispetto davanti a ogni situazione. Una penna che scorre ma scava solchi, nello stesso momento.

Ho apprezzato l’accuratezza di stile di questo romanzo così intimo, la sensibilità verso tematiche così difficili di cui trattare.

Un libro che descrive una rinascita, un riscatto, una presa di coscienza, una dolorosa accettazione. Non esiste la bacchetta magica: il tempo, gli amici, la famiglia, il supporto terapeutico adeguato, ma soprattutto, la volontà di chi ha una battaglia da combattere.

La protagonista cresce, matura, lotta, combatte a ogni riga.

Un libro “pieno” di cui ho apprezzato in particolare la scrittura ricca e variegata. Un esempio che mi ha colpito: il soprannome del cugino, chiamato “testa gloriosa”, appellativo che non può non evocare il “miles gloriosus” di Plautiana memoria, un tocco da vero maestro.

Un libro da leggere per riflettere, non per rilassarsi. E fermarsi a riflettere, è decisamente un’ottima cosa.

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