Chiara Casalini, “Gioco Sporco”. Self Publishing. A cura di Francesca Giovannetti

Distruggi ciò che ami.

Fallo a pezzi e godi del suo dolore

In meno di cinquanta pagine, Chiara Casalini incide l’anima e arriva dritto al cuore. Con uno stile asciutto e impietoso, essenziale e lucido, ci scaraventa dentro Nika e Ronin, una cantante e un criminale.

Senza nessun filtro, evapora ogni sfumatura, il buio avvolge. L’oscurità incombe su i due protagonisti, portati l’uno all’estremo della crudeltà, l’altra dell’accettazione. Il tono cupo e rassegnato soffoca il lettore, imprigionato sul divano insieme a Nika. C’è lotta, ma ben poca speranza. C’è desiderio di cambiare, ma non di migliorare, bensì di fondersi ancora di più con l’abisso, cercando un’insensibilità che porti una vittoria malata. Ma poi ci si aggrappa strenuamente a un oggetto minuscolo, facendolo diventare àncora, illudendosi di essere meno sporchi solo a stringerlo fra le mani.

“Noi siamo sporchi.”

Marci fino al midollo.

Chiara Casalini spazza via ogni colore e scava negli animi persi dei protagonisti con una lucidità che rispetta la logica e trafigge la speranza.

Il prequel di “La casa di incubi e stelle” è un racconto crudo. Scritto bene. Doloroso. Inquieto. È speranza sconfitta, è il male che trova casa, è un locale zeppo di criminali, è musica, e poi, in angolo, fievole, è debole luce. Riconoscere ciò che è pulito e tentare di preservarlo.

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