“I miei vuoti pieni” di Angela Sammarco, Tabula Fati. A cura di Patrizia Baglioni

La poesia è un moto dell’anima, è una carezza che cinge le nostre giornate e ci accompagna.

La poesia è la predisposizione a incontrare l’autentica natura delle cose e a coglierne l’innegabile armonia.

La poesia è un pensiero delicato.

Questo penso leggendo la raccolta I MIEI VUOTI PIENI scritta da ANGELA SAMMARCO e pubblicata da TABULA FATI EDIZIONI.

Gli scritti sono spontanei, espressioni di una sensibilità che coglie particolari del quotidiano che sfugge ai più, ma non all’autrice quando incontra Ernesto alla fermata dell’autobus o descrivono Anna e Joy nel loro modo di cercarsi e amarsi.

Mi piace questa apertura verso l’esterno, troppo spesso la poesia rimane racchiusa nella singolarità dell’autore, qui invece essa incontra il mondo, lo conosce e lo abbraccia a tutte le ore, anche alle sei di mattina.

ALLE SEI DI MATTINA

Quando cammini alle sei di mattina il

freddo grosso

ti droga le guance.

Ti prende tutto

ti prende in braccio ti culla

forte

fino a squagliare i ragionamenti.

E allora non hai più paura.

I neon delle insegne schiaffeggiano la

notte.

Pare che dentro ai bar stia per iniziare

uno spettacolo.

La gente alle sei di mattina beve il caffè

al vetro e racconta storie agli

sconosciuti.

Alle sei di mattina succede questo.

Forse solo alle sei di mattina.

I pensieri estemporanei si fermano sul foglio tra le frenesie delle giornate come se la poetessa volesse fermare il tempo e conservarlo con sé per ricordare chi è.

A volte bastano poche parole, accenni per conservare un’idea e trasmettere di più.

ESSERE

Voglio essere io la tua stranezza.

Il risultato è un’empatia immediata con l’autrice che trasporta il lettore nel suo mondo e nel suo sentire scendendo in profondità, toccando note da noi poco frequentate. E allora ecco ritrovato il senso della poesia.

Sempre più spesso ci si interroga sul ruolo della poesia nel panorama letterario. Poco commercializzabile e considerata, sembra essere scomparsa dagli scaffali delle librerie, eppure soprattutto oggi ne abbiamo un disperato bisogno. Solo con la poesia possiamo ricavarci un angolo di intimità, di riflessione e di riconoscimento. Leggere poesia ci aiuta sempre soprattutto quando come in questo caso parla di normalità.

ATTESE

Stamattina ho visto la normalità

spiarmi da dietro la poltrona.

Non aver paura, le ho detto.

Ti stavo aspettando.

ANGELA SAMMARCO è nata a Roma nel 1983. Dopo l’esperienza universitaria romana, vive e viaggia tra Bologna, Torino e Parigi, città nelle quali studia danza, teatro e si avvicina alle arti circensi. Sperimenta in questi anni e nel periodo successivo, attraverso performance ed esposizioni, l’incontro tra varie arti come la fotografia, la danza e la poesia. Attualmente vive a Roccamorice, in provincia di Pescara, dove continua la sua ricerca in questi ambiti.

Ti stavo aspettando, lo dico a me stessa mentre chiudo la raccolta con intensa soddisfazione e un pizzico di commozione, anche io sono caduta in vuoti apparenti, ritrovandoli pieni di sentimento e di emozioni, pieni di me.

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