INTERVISTA A SIMONE CENSI SCRITTORE DI GIALLO SOLIDAGO – 0111 EDIZIONI. A Cura di Patrizia Baglioni

Benvenuto Simone e grazie per aver accolto il nostro invito a parlarci del tuo romanzo GIALLO SOLIDAGO edito dalla 0111 EDIZIONI

P..Giallo solidago, già il titolo della tua opera è molto particolare, ci vuoi spiegare cosa sono i solidago?

S.I solidago sono delle infiorescenze di colore giallo che crescono spontanee ai lati delle strade e in aperta campagna. Sono fiori splendidi che nessuno prende mai in considerazione in quanto considerati come erbaccia. Sono il simbolo della resilienza in quanto resistono in ogni condizione e come l’erba cattiva è molto difficile da estirpare. Proprio la resilienza è la caratteristica chiave del Commissario Morelli che da buon incassatore resiste a ogni prova che la vita gli mette di fronte, barcolla ma non molla fino alla fine. La stessa caratteristica è propria della popolazione di Borgo Alba, provata dalla crisi economica, il Covid ma prima ancora dal recente sisma che ha colpito il centro Italia. Al tempo stesso solidago è anche una specifica tonalità del colore giallo e fin dal titolo si vuole mettere in guardia il lettore che si troverà di fronte qualcosa di diverso dal solito romanzo appartenente a questo genere.

P. Simone il tuo romanzo è molto originale, si evolve su tre piani: l’uomo sconosciuto, lo scrittore in continua discussione con la sua voce interiore e poi il caso di duplice omicidio. Cosa ti ha portato a operare questa scelta narrativa?

S. Tre piani narrativi che in qualche modo riescono a ritrovarsi al termine del romanzo. E’ stata una scelta ardita ma necessaria. Da un lato c’è la storia da portare avanti, dall’altro la volontà di spiegare al lettore cosa si cela dietro le scelte che si fanno nella stesura di un simile romanzo. Non è soltanto la scelta dell’ambientazione o nel definire il personaggio principale, argomenti che poi affronteremo, ma è proprio la volontà di far capire che si vuole scardinare la struttura portante alla quale siamo abituati. Nel romanzo non si prende mai in considerazione il punto di vista dell’assassino, non ci sono scene che poi a posteriori vengono ricostruite, chi scrive ha in mano gli stessi elementi del lettore che legge, gli stessi elementi che il Commissario Morelli ha a disposizione nelle sue indagini. Non ci sono schemi, scalette, niente di definito a priori, chiudo un capitolo senza sapere cosa accadrà in quello successivo. Qualcuno mi dice che nel romanzo ci sono elementi che non hanno funzionalità nell’economia della storia, e questo è vero. L’appunto sarebbe giustificato se venisse applicato uno schema narrativo tradizionale, il fatto è che nel romanzo come nella vita le cose accadono, alcune senza un giustificato motivo, altre sono soltanto un vicolo cieco, altre passano sotto traccia e non vengono notate ma riprese in un secondo momento e portano alla soluzione del caso. Questa è la peculiarità più importante di questo romanzo e sarà di certo riproposta se ci sarà un seguito. Altra nota da sottolineare è che il romanzo è pieno di riferimenti a fatti di cronaca realmente accaduti. L’uomo che scappa di casa e finge di perdere la memoria per non farvi ritorno è accaduto negli ultimi anni, mentre i corpi ritrovati lungo la rete ferroviaria sono stati tratti dal file delle persone scomparse in Italia negli ultimi quaranta anni pubblicato e presente sul sito del Ministero dell’Interno.

P. Veniamo a lui il protagonista indiscusso, il commissario Morelli! Il suo creatore ce lo dice apertamente, deve essere diverso da quelli esistenti, convincente e dalla personalità accattivante. E cosa esce? Morelli il commissario che risolve i casi a culo! Parlaci un pò di lui e soprattutto di come ti è venuto in mente.

S. Arriviamo a Morelli. Il romanzo si posiziona senza dubbio nel genere Giallo Mediterraneo che è quello che maggiormente ci rappresenta e dove abbiamo fantastici scrittori che hanno generato personaggi che hanno fatto scuola. Prima di essere scrittore sono un lettore e il problema è che tutti quelli che si cimentano in questo genere non fanno altro che proporre personaggi che ricalcano caratteristiche o peculiarità che abbiamo già imparato a conoscere. Burbero come Schiavone di Manzini, facile a innamorarsi come Guerrieri di Carofiglio, colitico come Sarti di Macchiavelli e via dicendo in un cocktail che di volta in volta cambia soltanto nelle dosi. Per un tipo come Morelli ho adottato una soluzione drastica, ho elencato tutte le peculiarità dei grandi personaggi che hanno reso grande questo genere, ho cancellato anche in questo caso i numerosi doppioni e poi per ogni elemento ho trovato l’esatto opposto. Morelli è nato così, innamorato della moglie, poco arguto e deduttivo, senza metodo, maldestro, scorretto, guascone e che beve birra in lattina e mangia cibo cinese d’asporto. Non dimentichiamoci l’altra caratteristica importante di Morelli, lui è un pandista e guida la sua Pandarmata per le strette vie di Borgo Alba.

P. Il caso che si trova a risolvere Morelli è abbastanza complesso: un duplice omicidio alla stazione di borgo alba, vengono uccisi sia il capostazione che un barbone. Borgo alba viene collocato nelle marche e descritto come un piccolo paese ma è un luogo reale o inventato?

S. Nel romanzo Borgo Alba nasce come un luogo immaginario ideale perché possibile modificarlo e adattarlo secondo le necessità e l’entroterra marchigiano ancora non aveva alcun commissario all’attivo. A Milano o Bologna ci sono più commissari o ispettori rispetto ai casi da risolvere. Poi con l’andare avanti della storia diventa un luogo reale e così è. Siamo nelle Marche, in provincia di Ancona e nel comune di Fabriano. Borgo Alba sono due frazioni contigue, una è Borgo Tufico e l’altra è Albacina. L’altro luogo presente nella storia è Cerresi che risponde al vicino comune di Cerreto d’Esi. Sono i luoghi dove sono nato, riadattati e romanzati ma solo per poter rispondere alle esigenze narrative. La panchina esiste davvero e i vecchi ci arrivano nelle loro passeggiate fuori paese, il bar Daoscare è dove si è data appuntamento più di una generazione in paese, Don Gino era il prete di quando ancora ci abitavo, alla fonte ci si ferma ancora a bere acqua freschissima e la stazione è davvero distante dal centro abitato e qualche volta le sbarre del passaggio a livello non si aprono.

P. Comunque le indagini proseguono grazie soprattutto all’operosita’ dell’agente Segapeli. È giusto dire che è la controparte che compensa il commissario?

S. Segapeli è un ragazzo d’oro, così perfetto che fa incazzare Morelli e forse anche il lettore. Segapeli ha tutte le caratteristiche che mancano al Commissario, è giovane, è preparato, è deduttivo, ha metodo, è onesto, fedele a Morelli e alla divisa, sempre presente quando c’è da correggere il tiro del superiore come quando occorre coadiuvarlo perché proprio non ci arriva. Per uno come Morelli avere un sottoposto con queste qualità non è certo facile e si diverte spesso a punzecchiarlo ma d’altra parte è il solo amico che ha a Borgo Alba.

P. Nonostante Morelli sia schivo, impulsivo e si esprima in modo irriverente ha comunque un suo senso di giustizia che dimostra fino alla fine e che ce lo fa sentire amico. D’altronde anche la sua vita privata non va così bene, cosa è successo con sua moglie Pina?

S. Con la Pina il discorso è diverso. Morelli è innamorato di lei, è anche molto geloso. In seguito al trasferimento forzato dovuto a qualcosa accaduta al lavoro, sono stati costretti a lasciare la grande città dove Pina aveva amiche, svaghi, opportunità per trasferirsi in quel piccolo paesino dell’entroterra marchigiano che risponde al nome di Borgo Alba. Questo Pina non glielo ha mai perdonato, ha smesso di parlargli, ha smesso anche di preparargli soltanto il caffè. Con gli orari e il ritmo di vita sconclusionato del Commissario non si incontrano mai, quando capita lui dorme sul divano e il dialogo è divenuto un monologo di lei attraverso post it gialli attaccati al frigo che si sovrappongono e fanno perdere la ragione al povero Morelli.

P. E quindi è necessario che qualcuno gli prepari da mangiare. Cosa c’è di più probabile in un piccolo paese marchigiano, di un ristorante cinese? Ye rifornisce con il suo motorino il commissario ovunque si trovi e i loro scambi di battute ci fanno sempre sorridere. Hai voluto di nuovo destabilizzare il lettore abituato ai commissari buongustai?

S. Diciamo le cose come stanno, nel giallo mediterraneo si mangia e si beve a volontà. Guerrieri mangia alla Taverna Vecchia del Maltese e beve all’Osteria del Caffelatte, Bordelli frequenta il retro bottega dell’Osteria da Cesare, Arnaudi e Soldati andavano a mangiare alla trattoria del Leon d’Oro o alle Tre Ganasce per non parlare poi di Montalbano. Quindi giocarmela con i grandi sarebbe stata una partita persa in partenza. Se proprio vogliamo scardinare le consuetudini, approfittando del fatto che Pina non prepara nemmeno più un caffè, ecco che abbiamo un Commissario che beve birra in lattina e mangia cibo cinese d’asporto. La cosa poi dà modo di introdurre un personaggio bizzarro come Ye che diventa presto l’incubo del Commissario che odia la cucina cinese ma allo stesso tempo riconosce che è l’unica fonte di sostentamento che ha, generando quelle situazioni di incomprensioni linguistiche e culturali tra i due che spero siano divertenti da leggere come lo sono state per me scriverle.

Non riveliamo troppo delle indagini e lasciamo sospesi gli altri due filoni del racconto, lo scrittore e lo smemorato. Diciamo solo che riserveranno grandi sorprese. Parliamo un pò di te: hai già all’attivo due romanzi se non sbaglio ce ne vuoi parlare? Alle spalle abbiamo il romanzo Amico,Nemico. (Montag – 2015) che parla di abusi sessuali su minori nelle scuole cattoliche irlandesi. Un romanzo di formazione che si basa sulle deposizioni raccolte dalla commissione di inchiesta del governo irlandese guidata dal giudice Ryan, da cui Rapporto Ryan. L’altro è Il garzone del boia (Elison publishing – 2018) un romanzo picaresco sulla vita di Mastro Titta raccontata dal suo primo garzone, quello che la storia non ha ricordato e che nel 1850 è stato poi sostituito da Vincenzo Balducci che prenderà il posto del Maestro una volta arrivato alla pensione

P. Novità in vista?

S. Di progetti ce ne sono tanti ma staremo a vedere, per ora posso dire soltanto che il seguito di Giallo Solidago è in mano all’Editore. Se è il caso di continuare ce lo dirà lui.

P. Nella parte introduttiva confronti Morelli agli altri commissari creati rivelando una conoscenza approfondita del giallo, quali sono gli autori che segui o che ti hanno appassionato?

S. Li amo e li fuggo perché a seguire le tracce dei giganti si finisce con il cadere dentro un’orma. Oltre a quelli che ho già citato c’è il trio allegro e pieno di brio di Lucarelli che opera a Bologna: De Luca, Coliandro (guarda caso l’attore di cognome fa Morelli) e la Negro. Lucertolo di Jarro e Bordelli di Vichi a Firenze, Weiss di Mastriani anche se questo è il primo investigatore deduttivo della storia e ispirazione per Holmes di Doyle, Satta di Fois, i vecchietti di Malvaldi, Ingravallo di Gadda, Casadei di Flamigni che guarda caso ha una moglie cinese che parla romagnolo e per finire Montalbano di Camilleri.

***

Grazie mille Simone Censi per aver risposto alle nostre domande, aspettiamo presto novità e nel frattempo non possiamo che consigliare ancora una volta la lettura di GIALLO SOLIDAGO!P.

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