“Dormi stanotte sul mio cuore” di Enrico Galiano, Garzanti. A cura di Alessandra Micheli

Ciao Mia bentrovata.

Oggi abbiamo voglia di parlare un po’ con te.

Conoscerti o semplicemente capire cosa volevi dirci con il tuo diario. Qualcosa a noi poveri posteri ci avrai donato perché non si scrive soltanto per pavoneggiarsi.

Si scrive per un bisogno profondo di quella strana cosa chiamata anima.

Si scrive per dover comunicare con urgenza un qualcosa che serva per monito, consiglio e mappa por quella dimensione cosi strana e cacofonica chiamata vita.

Io ho individuato tanti temi sai cara Mia?

I pregiudizi.

Quelli che ci bloccano dentro i nostri muri.

I muri stessi quelli costruiti per isolarci dall’orrore di un mondo che si dimentica di essere umano.

La saggezza dell’età quelle voci che tendiamo a dimenticare.

Le fobie quelle che in fondo raccontano molto più di quanto noi vogliamo ammettere.

L’amore che non tanto il racconto scenografico di oggi, quello fatto di luci scintillanti e colorate, di attimi sublimi, ma di un semplice dormire sul cuore dell’altro, osservarlo e carpire i segreti dei battiti che sono parole con un loro ritmo.

Il silenzio.

Quante voci assurde e stridenti ci invadono e inquinano le orecchie Mia!

Eppure il suono del silenzio ci terrorizza, perché in quel suono esiste una vocetta acuta e musicale che si chiama anima, e noi quell’anima non la vogliamo proprio ascoltare.

Possiamo parlare del tempo.

Quel tic trac che ci perseguita che ci rende tutti folli nel tentativo assurdo di azzittirlo.

Quel tempo che bruciamo per fretta o per semplice terrore di non riuscire a danzare ogni musica con lui.

Quando invece dorremmo soltanto rilassarci e ascoltarlo, perché sarà lui a dettare il ritmo: un tempo per ogni cosa e ogni cosa al suo tempo.

E i ricordi quelli che annulliamo perché è troppo difficile guardarli e sostenere le verità che portano con se.

Possiamo parlare del cuore, quello che ha più saggezza della maledetta logica che ci ha spunto a credere che uno più uno fa sempre due.

Quando invece noi esseri magici, strani alieni a questo mondo artefatto sappiamo bene che spesso fa tre, che dietro al folto pelo di un coniglio spesso si cela un panciotto con un orologio che ripete ossessivamente è tardi, è troppo tardi.

Ed in fondo è vero.

Tardi per chi vuole sognare e non trova tempo, tardi per chi sceglie di amare oltre i pregiudizi.

Tardi per le anime cosi pure che neanche l’orrida guerra riesce a deturpare e si ritrovano dietro un sogno o dietro una canzone, dietro un bacio mai esaurito, dietro un illusione e la speranza di rivedersi.

E allora ecco tutto il tema che tu hai voluto regalarci, che racchiude tutti quelli appena elencati

perché gli strani salveranno il mondo. Tu, Mia, sei strana. E quindi tu salverai il mondo. Ora ti chiederai: ma chi sono gli strani? Gli strani sono i miei preferiti. Se il mondo è fatto tutto di rette parallele, gli strani sono la diagonale. Gli strani rimettono in moto la vita. La vita stessa è iniziata per colpa di un pugno di molecole testarde e zuccone che hanno voluto fare la strane. Gli strani, poi, si riconoscono. Come due dello stesso paese che si trovano per caso all’estero. Poi quando si incrociano si cercano e vogliono sempre stare vicini. Come io e te, piccina mia. Diciamolo: fra strani si sta bene. Se tutti sono perfetti e ordinari, la salvezza sono gli imperfetti e gli straordinari. Gli straordinariamente imperfetti

E allora resto qua con te, a osservare il volo di un petalo,a individuare le forme dietro le nuvole a preferire un gesto sottinteso e mai davvero compiuto perché è in quell’attimo tra il se e il devo che si cela la magia.

Resto felice a cullarmi con la mia stranezza che mi fa oggi credere che tu sei qua accanto a me.

Che è la tua voce e non quella del vento a raccontarmi della straordinaria Fede che accomuna due cuori apparentemente rotti.

Ma si sa, noi strani abbiamo poteri inimmaginabili.

E quel cuore si rompe affinché noi possiamo ricostruirlo oltre le regole imposte da questa perduta società, oltre il lecito, il consueto e la ragione.

Perché noi, noi strani saremo quelli che salveranno il mondo.

Tu sarai sempre il pesce fuori dall’acqua. Non cercare di cambiarlo mai. Non diventare quello che non sei. Anzi, quello che sei, cerca di esserlo più che puoi

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