“Vieni a Locoscuro” di Giulia Massetto, Eretica edizioni. A cura di Alessandra Micheli

Un importante sociologo di nome Vilfredo Pareto, parlò nei suoi scritti di residui logici.

Essi non sarebbero altro, per dirla in breve e in modo stringato, che le radici illogiche di azioni, idee, valori apparentemente “logici”.

In sostanza tutto ciò che colora la nostra vita o almeno la sua apparenza e ci fa essere razionali, coerentemente sociali e improntati sul bene comune avrebbe delle motivazioni molto meno nobili.

Che vivono e prosperano in una regione strana, oscura e affatto rassicurante.

Ecco perché spesso l’uomo dà vita a mostri, demoni e mitologie che non sono certo dolci favole della buonanotte.

Terrori e angosce, sviluppate da miti e storie antiche e postmoderne nascondono l’ansia che provavano i nostri antenati capitati quasi per caso in questo mondo. Preda di fameliche belve, di un mondo strano e difficile da comprendere, l’uomo nella sua evoluzione ha tentato di renderlo Intellegibile o comprensibile, quindi alla portata della sua mente, ( limitata dalla materia) tramite religione, scienza e arte.

Il numinoso, l’arcano, il soprannaturale era il modo con cui si tentava di fare un po’ l’adamo di turno: nominare il sistema nel quale si era inserito.

Che è e resta, “locoscuro”.

E cosi ci siamo portati addosso come pelli invisibili tali suggestioni mascherandole con latri nomi.

Ma sotto, sotto lo strato del rassicurante e dell’orgoglio umano che sfida la superstizioni essi sono rimasti: residui appunto appiccicati a noi.

Ecco perché Pareto li chiamava residui.

Era tutto ciò che ci portavamo dietro, racchiusi in un cassetto strano fatto di follie e di bizzarro.

Ma anche di ancestrali paure e di incomprensione davanti al cielo immenso a quel dio che era molto più grande di questo strano uomo.

Anche uno scienziato del calibro di Jung riconoscerà i residui ossia le polveri sottili del tempo remoto in quella mitica parte del nostro io chiamato ombra.

Una strana porzione del nostro cervello sfuggiva al controllo della coscienza vigile e persino a quella dell’inconscio e racchiudeva, appunto, tutti questi residui. In sostanza era una regione molti difficile da individuare sede di tutto ciò che non era accettabile per la socialità per il sistema sociale e veniva…repressa.

E per Jung era una terza regione del cervello punto di congiunzione tra i due territori, inconscio e conscio che racchiude un po’ tutto ciò che le due non riuscivano a elaborare.

Ecco perché residui.

Ovviamente non sono affatto nonostante la lavoro oscurità cattivi nel senso morale del termine.

Non siamo tutti dei Jeckill per intenderci.

Sono solo ombre e le ombre per svilupparsi hanno bisogno della luce.

Locoscuro in fondo non è che questo.

L’apparenza che scorre paciosa e serena, rifiutando ciò che non è considerato perbene, adeguato, necessario, corretto e consentito.

Ma che viene assorbito dalla terra, dalla sua maestosa dimensione cosi strana pertanto chiamata Ctonia.

Non è un caso che la stessa figlia di una Dea fosse cosi attratta dal sottosuolo, tanto da amare con tutta se stessa Ade.

Li vivono bizzarrie, ma anche dolore, grottesco e un certo gusto del sangue,.

Che non è solo un modo per raccontatore lo splatter, ma anche un archetipo che identifica energie racchiuse e conservate perché non accettate, che prima o poi devono scorrere.

E se non scorrono nutrono le ombre, ciò che ha bisogno di vivere e di tornare a farsi vedere da noi, perché di noi vuole tornare a far parte.

Ecco che l’idilliaco mostra l’altra faccia della luna The dark side of the moon, per dirla alale Pink Floid.

Nulla è davvero rassicurante e Locoscuro ce lo mostra.

Mostra misteri e sofferenze, inaccettabili convenzioni che feriscono più del dolore stesso.

L’incapacità di mentire.

Di accettare che in fondo la vita è tutta una follia, un acrobata che gioca a saltare su un filo sottilissimo, con il rischio di cadere.

E’ che sotto quel filo non esiste un abisso come ci raccontano i nostri antenati.

Sotto l’abisso è una grotta piena di avventure, un mondo fantastico fatto di tè bizzarri e di incontri insensati.

Di urla e risate sguaiate.
Di impossibile coltivato, amato e cercato.

Io ogni tanto cado in modo volontario in quell’abisso.

E credetemi li quegli esseri che abbiamo temuto cosi tanto sono diventati i miei migliori amici.

E mi consentono di essere un po’ come loro rassicurante ma non troppo, sociale ma con una bella dosa di solitudine, folle e al tempo stesso perfettamente sana.

Allora fate come me, passate a Locoscuro, luogo di amori strani, gente strana, energie strane e ombre, ombre che non hanno nulla di crudele

Ogni giorno racconto la favola mia
La racconto ogni giorno, chiunque tu sia
E mi vesto di sogno per darti se vuoi,
L’illusione di un bimbo che gioca agli eroi
Queste luci impazzite si accendono e tu
Cambi faccia ogni sera, ma sei sempre tu
Sei quell’uomo che viene a cercare l’oblio, la poesia
La poesia che ti vendo, di cui sono il Dio

Renato Zero

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