Erkalya.L’alba delle Tenebre! di Eleonora Zaupa. A cura di Alessandra Micheli

Un libro fantasy non è solo un modo per andare in luoghi inesplorati, della nostra meravigliosa immaginazione l’unico luogo davvero libero. C’è molto altro.

Esistono archetipi, significati che da sempre viaggiano attraverso i miti per giungere a noi intatti non toccati dal tempo che sfugge e vuole innovare, spesso per toglierci un po’ del nostro passato.

E un uomo senza passato non può avere presente ne futuro.

Tenetevi stretto questo genere, perché tra draghi, elfi e battaglie essi vi raccontano dell’uomo ricalcando le gesta antiche.

E cosi l’alba delle tenebre non è altro che la narrazione di un tema antico quanto a me caro.

No, tranquilli non è il solito viaggio dell’ero, seppur necessario per comprendere come da scimmia l’uomo è diventato..essere senziente capace di rendere intellegibile cielo e terra.

No.

Qua si racconta qualcosa che accade sempre.

E che forse ha bisogno di un prescelto, di un Adamo capace di sopportare la vista del male e usarlo per diventare un eroe.

E non è un caso che Adamo in ebraico significhi umanità.

E cosi la nostra Eleonora racconta un po’ qualcosa che appartiene a tutti noi immergendo le mani nei miti, nei simboli e in tutto una seria di elementi che da tempo, forse per una volontà assurda di innovare anche il segno, spesso mancano nel libro.

Che substrato ha questo libro?

Senza dubbio individuo i miti celtici di Peredur o di Perlesvaux fino a sfiorare quelli erroneamente chiamati queste du graal.

E infatti, nel testo compaiono alcuni dei doni che ci fecero entità astratte e importanti come la lancia e la spada, ma anche la pietra che in questo caso lega il cavaliere al suo drago.

E sapete la novità?

Il drago anticamente nell’immaginario celtico era connesso alla sovranità.

Il drago era Artù Pendragon, appunto figlio del drago, ossia emanazione ( figlio) di una strana Dea la sovranità che rappresentava il legame tra cielo e terra.

Sovranità era in fondo religione ossia religio, legame con la giustizia in alto e quella in terra, che dovevano combaciare e rappresentare l’armonia del tutto, o l’armonia di dio.

Cosi in cielo e cosi in terra era il mantra di ogni re celtico.

O Norreno.

Era al popolo e all’universo rappresentato come un perfetto mosaico in cui ogni tessera trova il suo valore soltanto, ed è un concetto che ritroviamo nella Grecia antica, in comunione con gli altri.

Ecco cosa era il drago.

Simbolo di conoscenza indipensabile per gestire un potere che, privato di essa non era altro che ferocia senza sacro, e quindi “sacrilegio” di fronte all’Enneade divina.

E cosi i due draghi che si combattono, rosso e blu non sono altro che il richiamo di una leggenda bretone in cui i due simboli di terra e cielo dovevano scontrarsi fino a diventare uno parte dell’altro.

L’alba della tenebre non è altro che la terra desolata annichilita da troppe guerre fratricide che costringe il graal, spesso simboleggiato dalla donna o dalla principessa perduta, a sparire.

E a rendersi disponibile a essere cercata.

Conquistata e forse liberata da un giogo crudele, un oppressore o una maledizione che la rende addormentata.

E’ il mito di Babele che si fa fantasia e che ci prende per mano e ci guida attraverso i segreti dell’amministrazione del potere ma anche alla comprensione del nostro ruolo di guardiani.

In fondo dio non ci ha identificato come servi?

E sapete cosa significa etimologicamente servi di dio?

Guardiani.

Erkalia è Avalon, è la terra di Britannia ammorbata dal male di Mordread, nato senza padre, nato da un peccato, nato senza natali senza l’elezione di un potere superiore.

Erkalia è la terra senza Graal.

E’ colei che aspetta il ritorno del vero Re, del Re unito al suo drago.

Perché un oppressore senza sacro non produce altro che schiavi.

Esseri scuro senza coscienza, nati da un potere senza responsabilità.

Perchè senza la responsabilità, senza la capacità di costruire l’armonia cosmica ossia il wyrd…ci aspetta solo Ragnarǫk .

Ma come ogni Apocalisse che si rispetti, anche quel termine è simbolo di speranza: bisogna essere distrutti per poi potersi ricostruire.

Un libro bellissimo, ricco di suggestioni e richiami mitologici, ma sopratutto incantato come un Antica melodia…

Sembra quasi che l’Edda riviva nelle parole di una coraggiosa, e talentuosa scrittrice.

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