“La moglie di Ponzio Pilato” di M;assimo Trifirò, Nepturanus editore. A cura di Alessandra Micheli

Una lettura particolare e pertanto straordinaria è quella di Massimo Trifirò.

Con uno stile che abbraccia il rigore scientifico ma al tempo stesso si tinge della scorrevolezza e della poeticità del romanzo, ci accompagna alla scoperta di uno dei personaggi più misteriosi e poco considerati della storia biblica: Claudia Procula.

Che per i profani non è altro che la moglie di Ponzio Pilato.

Si proprio lui, miei cari lettori colui passato alla storia per essersi lavato le mani davanti a una spinosa questione Gesù o Barabba?

Dando vita a una schiera di abili politici che alla sua stessa maniera si sono finti morti come opossum, di fronte a scelte decisive per la storia e per la società.

Ma satira politica a parte, la storia biblica è piena di strani personaggi per nulla positivi che però, grazie ai loro no hanno reso Gesù il Cristo.

Se ci pensiamo è tutto stabilito in un immenso arazzo chiamato destino, ossia il tradimento di Giuda e il io non c’ero di Pilato, elementi essenziali per dare origine al vero punto focale della vita di Jesus ossia la resurrezione.

È pur ritenendo, perdonate la blasfemia, più importante non cosa è successo dopo quanto la sua predicazione (le parabole sono la mappa con cui orientarci nell’intricato labirinto del vivere) non posso non ammettere che il fulcro del cattolicesimo e del cristianesimo sia appunto la capacità di gabbare la morte.

Non è quella che ferma la parabola di salvezza, né la fede.

Ne la verità che si manifesta, appunto quanto tutto sembra perduto: la morte non è altro che l’apoteosi di un mistero divenuto carne e pertanto destinato a vincerla.

Come dice una delle più belle canzoni di pasqua

tu hai vinto il mondo gesù

E in effetti chi non ha paura della fine può essere il padrone della morte. Senza doni tra parentesi.

M;a dietro Ponzio Pilato si annida anche qualcosa di molto più sottile: un universo di compromessi e di diplomazie incapaci di farlo scegliere. Ogni strada, ogni azione avrebbe comportato reazioni più o meno gravi. Per questo, sentendosi forse messo in mezzo Pilato ha deciso Vedetevela voi.

Ma cosa sceglie di raccontarci Masismo?

Non il dilemma di Ponzio.

Non solo i retroscena politico sociali dietro a Gesù.

Ma il dubbio di portata enorme che avvolge la nostra Claudia.

Tutto nasce da un sogno, un semplice viaggio nelle regioni oniriche.

E da quel sogno Claudia nutre dei dubbi sulla reale essenza di questo strano “mago”.

E si espone appunto spinta da questi dubbi in sua difesa, rinnegando, è questa la parte più interessante, tutto quello in cui credeva, il suo ruolo istituzionale e persino la sua cultura.

E’ bastato un sogno per far divampare in lei il dubbio.

E se fosse una vicenda diversa da quella a cui sono abituata?

Se non fosse un mago, un agitatore, un millantatore, ma se il suo intervento avesse davvero come scopo quello di far nascere le coscienze in quegli uomini burattini?

Se fosse davvero non di questo mondo ma proiettato in un universo in cui non esiste più io, la nazione, la convenzione sociale il Sabato insomma, ma solo l’uomo?

Claudia qua si mostra in tutta la sua forza.

Perché dubita.

E dubitando facendosi guidare solo da un intuizione profonda, che parte dal cuore e dall’anima decide di dire anche lei il suo no: no alla sua maschera.

A tutto ciò che la forma non come persona ma come cittadina.

Conoscete un modo migliore per evolversi?

L’essere umano che affida la propria sorte alla visibilità, all’eleganza, al mostrarsi al meglio, al vendersi sui mercati della civiltà al prezzo più alto, deve sapere che di questa esteriorità non rimarrà più niente, nemmeno la cenere, e che il modo migliore per farsi ricordare, anche quando eravamo di carne, è quello di coltivare lo spirito e tracciarne un solco nella coscienza dei propri simili.

«L’esibirsi della vita così com’è perché non è in grado di essere diversa da ciò che è.»

«Come dici, signora?»

«È la sua peggiore rappresentazione, ancilla: quanto di più scadente una compagnia di guitti possa recitare sul palcoscenico della realtà.»

E’ nello spogliarsi della sua regale apparenza che Procula compie il vero unico miracolo della fede: ascoltare la voce profonda che si agita nelle regioni ctonie di noi stessi.

E forse la risposta è dov’è la verità può essere oggi una: la verità è dietro il mantello con cui adorniamo la nostra figura istituzionale, sociale, politica, dietro la maschera di Pirandelliana memoria, dietro le aspettative di ruolo, dietro la paura di perdere le sicurezze.

Dietro un no uscito dal cuore e che si riversa in uno straniero che, con il suo esempio e le sue parole fa vibrare corde sconosciute del nostro animo.

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