“La pazienza della formica” di Marina Bertamoni, Fratelli Frilli editore. A cura di Alessandra Micheli

Ho conosciuto Marina Bertamoni con il libro la dea della luna.

E già da allora mi sono innamorate di quel suo stile al tempo stesso diretto crudo ma venato di una certa poesia.

Esiste una sorta di malinconia ad avvolgere ogni parola rendendo quasi stridente il caso oggetto della trama e un sognante bisogno di estraniarsi da tutto questo marcio, da questo mondo che risolve conflitti con la vioenza, che non sa più parlare ne raccontarsi.

Ed è questa lacerazione dell’animo che permea anche questo piccolo sfavillante capolavoro.

La pazienza della formica si evolve cosi in un giallo dai tratti noir, capace di raccontare l’ennesima brutta storia di degrado, ma non limitandosi solo al sottobosco dalla malavita e dell’indifferenza.

Ma analizzandolo a trecentosessanta gradi.

Dalla stazione famosa piazza di spaccio della stazione di Milano-Rogoedo allo sfavillante mondo dello star system, ci si trova a toccare il fondo più abietto di ogni uomo.

Ma al tempo stesso la Bertamoni è anche capace di strapparci un sorriso amaro, una riflessione dura ma capace di tagliare il nostro ottuso perbenismo con un coltello affilato: alla fine il vero marcio è forse rintracciabile più nel mondo patinato, quello che si sforza di distinguersi dal marcio delle periferie che nell’abisso stesso dei luoghi in cui la disperazione trova il suo rifugio.

E sono proprio gli ultimi a redimere una vita di sconfitte concedendo a luce un unico, sfavillante indizio….

Come una formica cosi piccola, cosi apparentemente fragile eppure capace di portare sopra di se pesi assurdi, la nostra protagonista Luce Frambelli è capace di riannodare con arguzia e infinita dedizione i fili di un arazzo che è apparentemente senza senso, con eventi slegati uno dall’altro.

Cosa nasconde una morte accidentale?

Cosa lega un povero, invisibile barbone a uno scandalo avvenuto nel passato?

Il velo viene sollevato e il tanfo di corruzione, quella possibile solo davanti a un potere senza scrupoli può scaturire.
E questo tanfo rende ancor più spaesati Luce e i suoi colleghi, troppo toccati dal male, troppo impegnati a non lasciarsi inghiottire dalle sabbie mobili della realtà in cui si trovano a muoversi.

E Luce?

Luce è forse il personaggio migliore uscito dalla penna di un autrice di gialli.

Cosi vera, cosi tormentata, con una grande voglia di verità e la stessa paura di toccarla rischiando di essere scottata.

Ma al tempo stesso cosi forte, tanto da usare il suo malessere, la sua sete di conoscenza per poter andare oltre le apparenze.
E’ un personaggio umano, forse troppo umano, affatto eroico.

Ma al tempo stesso impossibile da non amare e ammirare, cosi come si possono ammirare non certo algidi eroi, ma la gente comune, quella che nonostante le proprie ferite non smette mai di provarci a dare un senso alla sua vita.

Perfetto, elegante, commovente e al tempo stesso adrenalinico, la pazienza della formica è il risultato finale che solo un grande indiscutibile talento può dare alla luce.

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