“La casa al civico sei” di Nela Rywikova, Edizioni le Assassine. A cura di Patrizia Baglioni

Benvenuti a Ostrava il cuore d’acciaio della Repubblica Ceca.

Terza città dello stato, ha costruito la sua fortuna con le miniere di carbone.

Le industrie pesanti che nel secondo dopoguerra avevano invaso la città, oggi sono state chiuse o riconvertite quasi ovunque cancellando quel passato grigio e infestato dai fumi delle fabbriche.

Ostrava ha accettato il progresso, lasciandosi il comunismo alle spalle, tranne che nella Casa al civico 6 di Via U Trati.

La palazzina costruita nel boom industriale, al centro delle fabbriche, ospitava gli operai con le loro famiglie, qui nonostante la polvere nera di carbone ammorbasse le vite dei condomini, la vita risuonava nello stabile: si lavorava, si amava e si allevavano figli.

Oggi di quelle esistenze è rimasto il rimasuglio di un ricordo impresso negli sguardi sospettosi e apatici dei vecchi inquilini e di chi ha ricevuto in eredità un appartamento e non ha alternativa.

Via U Trati è stata abbandonata, gli stabilimenti come imponenti fantasmi fanno da cornice al degrado, alla sporcizia e alla disperazione di chi è rimasto.

Qui si potrebbe svanire e nessuno se ne accorgerebbe.

O forse no.

Martin Prchal è uno studente scomparso da un anno, il suo caso è irrisolto fino a quando Vejnar, un giovane poliziotto della Squadra Omicidi non riceve casualmente la telefonata della madre che si appella ancora una volta alla buona volontà della Polizia. Vejnar si lascia coinvolgere dal dolore della donna e chiede di seguire il caso, d’altronde non ha tanto altro da fare, cacciato da casa dalla fidanzata, bivacca sul divano dell’ufficio e concentrarsi sul lavoro lo aiuta a distrarsi dalla sua situazione personale.

Già dai primi interrogatori si accorge che qualcosa non va nella casa al civico sei, tutti gli inquilini sembrano nascondere qualcosa e i misteri sembrano moltiplicarsi, ad unire con chiarezza i condomini odio e omertà.

Pronti a scagliarsi uno contro l’altro non oltrepassano mai il confine della verità, essa deve essere ricercata sul posto, Vejnar approfitta di un appartamento sfitto al piano terra per indagare e dormire finalmente su un letto.

Ma ogni notte incubi terribili lo perseguitano e al mattino il disgusto lo invade, come poteva Martin Prchal descritto da tutti come un ragazzo buono e onesto vivere in quel posto.

Addirittura il giovane si stava battendo per salvare lo stabile dalla prossima demolizione.

È progettata una riconversione della zona a centro abitativo con nuove case, spazi verdi, ma Martin vede nella casa di U Trati un’importante testimonianza del passato da conservare, anche se gli altri inquilini, convinti di essere trasferiti in case migliori, non condividono il suo progetto.

Forse questo ha spinto qualcuno di loro ad ucciderlo?

Non si sa, ma tutti sono ormai convinti della sua morte.

Perché?

Vejnar bussa ad ogni porta e riceve le stesse risposte che i suoi colleghi hanno trascritto nei rapporti e quando la porta si chiude, il poliziotto esce di scena e protagonisti diventano Štech, la Matuševičová o l’ex calciatore Kieczko.

Un giallo intenso che trasporta il lettore nell’atmosfera della Cecoslovacchia socialista per tornare alla moderna Ostrava, città viva e al passo con i tempi.

La narrazione è fluida, i dialoghi bilanciati e le descrizioni si armonizzano a perfezione allo scritto creando una cornice affascinante e coinvolgente.

Ma è la caratterizzazione dei protagonisti il punto forte di questo romanzo, gli abitanti della casa al civico sei prendono forma, li immaginiamo, li incontriamo con Vejnar e riviviamo con loro la storia che li ha accompagnati in via U Trati.

La Vranovská come loro era arrivata con le migliori speranze ma “la fabbrica di acciaio le aveva offuscato l’orizzonte fino a farle dimenticare che esisteva anche qualcos’altro oltre alle faccende domestiche e al lavoro”.

E nonostante le fabbriche siano spente da tempo, sembra che esse abbiano conservato lo stesso potere di uccidere i sogni, persino quelli della piccola Michala che ha solo otto anni.

Sono proprio i suoi occhi intrisi di dolore a guidare Vejnar verso la soluzione del caso grazie anche all’aiuto di Krityna, nipote della Vranovská.

Il poliziotto rischia la propria vita, ma finalmente si può andare avanti, anche nella casa al civico 6 di via U Trati.

***

Nela Rywiková è nata a Ostrava, dove attualmente vive, nel 1979. Dopo gli studi presso il Brno’s College of Art and Crafts ha lavorato nell’ufficio di produzione di una casa editrice e poi nel campo del restauro. Nel 2013 ha esordito con Dům číslo 6, di cui proponiamo la traduzione italiana (La casa al civico 6) resa possibile grazie al sostegno del Ministero della Cultura della Repubblica Ceca. Del 2016 è il suo secondo libro Děti hněvu (I figli della rabbia), accolto anch’esso con grande interesse.

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