“Come una bambola di pezza e fieno” di Teresa Bonaccorsi. A cura di Raffaella Francesca Carretto

Quando tra le pagine di un racconto breve si palesa tutta la violenza di un fenomeno indegno, di una tradizione dettata dall’ignoranza come è quella delle spose bambine, non si riescono a trovare parole..

Eppure di parole ce ne sarebbero tante da gridare, da gridare anche con veemenza, per indignarsi contro quella parte del mondo che chiude gli occhi, cosi da non poterne essere sfiorata.

Eppure basterebbe un po’ di impegno in più, per aiutare queste bambine.

Le spose bambine…

Quante volte ho pensato a questi piccoli fiori recisi, brutalmente strappati ai loro sogni d’infanzia, violati, annullati ..

Poche pagine, brutali nella loro veridicità; un racconto fatto di semplicità, una storia come tante altre in un mondo dominato dalla povertà, dai drammi, ma soprattutto dai silenzi.

Una storia in sembra dominare in maniera brutale e drammatica tutta la violenza di una tradizione che nega il diritto di una bambina a vivere l’infanzia che le spetta, ad avere il diritto di sognare.

Aisha è acerba, una bimba agli occhi di chi la osserva, gioca con la sua bambola di pezza e fieno che circondano un’anima di legno.

Gioca, come dovrebbe fare ogni bimbo della sua età.

Aiuta la mamma, nella sua casa di fieno e fango.

Aisha, il cui cuore si rianima e riempie di gioia ogniqualvolta suo padre entra in casa.

E i suoi occhi .. innocenti .. inconsapevoli del destino che l’aspetta.

Data in sposa a Faruk.

Aisha, che gioisce di riflesso per la gioia del padre, ma che ancora non comprende realmente cosa voglia dire essere una sposa.. una sposa bambina ..

Aisha si sentiva una principessa e la tante domande che le frullavano in testa perdevano importanza al pensiero della felicità del padre.

Rendi onore alla nostra famiglia…

Sii fiera, avrai una famiglia tua

Una bambina che va protetta e amata e non usata come merce di scambio.

Il contenuto di questo racconto è così drammatico e vero, che colpisce come un pugno in pieno stomaco, perché mette davanti ai nostri assonnati occhi la realtà di tanti paesi, laddove è negato il diritto all’infanzia, Laddove non si rispetta la femminilità, seppur nel volto di una bambina..

Aisha, perde così la sua innocenza, le sue illusioni, i sogni, ma soprattutto, ammettiamolo, perde se stessa.

Ecco perché questo racconto breve è così importante.

Non è solo la testimonianza documentata di una realtà odiosa e abominevole, di una tradizione ahimè che resiste ancora, e purtroppo a dispetto delle leggi.

Il racconto di Aisha, del suo destino, è voce dell’innocenza, la voce della una vittima, la voce del suo dolore di tante, la voce della delusione e della disperazione di chi non riesce a diventare donna perché esautorata dai suoi fondamentali passaggi.

La voce di chi, per interessi abietti, deve precocemente fare scelte da donna.

Anche se poi non ci reali scelte, ma imposizioni da parte di un padre corrotto, capace di che destinarla ad un presente e un futuro di sofferenze fisiche e psicologiche.

Non c’è realmente futuro, se non si dà a queste bambine la possibilità di vivere la vita seguendone i giusti tempi.

Servono gli strumenti.

Serve l’amore e la considerazione.

Una bambina è un individuo che ha il diritto alla sua vita, alla sua infanzia, alla pace e alla serenità.

Una bambina ha diritto al suo futuro.

Questo racconto è struggente e drammatico, e dà voce a tante voci che non vengono ascoltate, purtroppo, ancora.

Ma forse qualche animo potrà esserne travolto, forse qualche padre riuscirà a percepire l’urlo silenzioso della propria figlia, quella figlia che è in fondo parte della propria anima e che invece si vuole vendere troppo precocemente a qualcuno.

Allora io dico a questo padre, ascolta la voce silenziosa, l’urlo disperato di tua figlia, prima che sia troppo tardi.

Sii tu la voce di tua figlia, dalle gli strumenti per crescere, o dai a chi può la possibilità di aiutarti.

Un padre sente nel suo cuore cosa è giusto, prima che l’irreparabile si compia.

Al mondo di oggi ogni 7 secondi si sposa una ragazza che ha meno di 15 anni di età

Questo non è un libro fatto di parole, è una voce .. un grido .. un richiamo alle coscienze, perché un bambino va tutelato e difeso e dove, ahimè non arriva la legge, bisogna che arrivi l’azione dell’uomo ..

Perché, rinunciare al proprio futuro è rinunciare a vivere.

E chi siamo noi per negare tale diritto?

Queste spose bambine vanno tutelate e aiutate.

Bisogna lottare per loro.

Bisogna spezzare un circolo vizioso dovuto all’ignoranza, all’analfabetismo, alla povertà.

Bisogna rispettare i diritti di queste bambine e lavorare affinché essere donna non sia più sinonimo di sopruso.

Bisogna educare e sensibilizzare

E il primo passo è intervenire per dotare la famiglia di mezzi economici adeguati, perché spesso il matrimonio precoce è l’ultima speranza contro la povertà, ma che ha conseguenze devastanti per le ragazzine.

Concludo dicendo che …a chi sarà interessato e sceglierà di avvicinarsi a questa lettura..darà una possibilità a bambine come la piccola Aisha, la sposa bambina.

Il ricavato delle vendite del libro, sia in formato digitale che cartaceo, verrà devoluto a favore della lotta contro i matrimoni forzati.

A chi darà un contributo per portare a compimento questo obiettivo grazie al libro, buona lettura.

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