“Maggio per sempre”. di Alessandro Testa, Edizioni Il vento antico. A cura di Alessandra Micheli

E’ molto difficile scrivere una recensione di un libro che si è amato.

Per ironia della sorte è più facile parlare di uno che, seppur ben scritto, centrato e notevole dal punto di vista stilistico, non ti ha colpito nel profondo dell’animo, lasciando la sua impronta.

E cosi trovo che questa mia disanima del libro di Alessandro Testa sia totalmente inutile.

Una sorta di panegirico che avrà come narcisistico obiettivo quello di dimostrare che un po’ con le parole ci so fare.

Non come Testa ovviamente.

Perché per amarlo, per capirlo quel libro voi dovete leggerlo.

E allora vi chiedo come favore personale: leggete pure queste mie misere parole.

Ma l’unico ce può donarvi qualcosa è solo il libro.

Ha tanto da raccontare, lasciate che la sua voce risuoni in voi.

Io non sono nulla, neanche un tramite.

Perché incapace di parlare della bellezza quando si manifesta davanti. Sono solo incantata, mentre ricordo i passaggi, i piccoli pezzi di una trama perfetta, mai banale, mai scontata.

Due storie si intrecciano, due storie con gli stessi titoli, con le stesse caratteristiche: brutalità spesa per un innecessario e inesistente bene comune.

Ognuna alimentata dalla sua particolare superstizione capace di tenere in piedi un intera impalcatura di pseudo-valori.

Che a ben vedere sono solo carta straccia usata per nascondere e eludere i vermi che rosicchiano il legno.

Il legno siamo noi, noi stato, noi cittadini.

E i vermi sono vari, c’è la malavita che promette a tutti un benessere difficile da conquistare.

O una rivalsa contro un annessione che ancoraggi stentiamo a riconoscere come benefica.

L’altro tipo di verme è meno disgustoso, è quasi elegante simile a una farfalla.

E pertanto seducente alla vista.

Si chiama ideologia.

Questi sono i due filoni che Testa racconta.

Uno ambientato in Calabria, in un luogo assolutamente vivido e capace di dominare la nostra immaginazione, con quel suo strano connubio di magia e di interessi abietti, soldi, potere, prestigio.

E’ la malavita che si fa portavoce di un disagio nato ai tempi dell’unità d’Italia, quando il brigante non era altro che l’araldo delle rivendicazioni di un popolo che, non voleva tanto l’unità quanto il rispetto dei diritti.

E che se doveva proprio essere dominato, preferiva farlo da un sovrano, magari ingiusto, ma conosciuto e accettato.

Ommo se nasce e briganti se more, canta il nostro Eugenio Bennato, ma fino all’ultimi dovimmo sparà….

Poco importa che oggi si spari per il business.

Mentre ieri contro il funesto invasore piemontese.

Uno che prometteva libertà e diritti, ma che calpestava forse senza rispetto una terra considerata nostra.

Non vi ricorda nulla questa solfa?

La terra eletta difesa a ogni costo contro chi è considerato di troppo, chi è considerato uno sbaglio.

E cosi il brigante libertador, di una libertà fatta di fame e di oscurantismo, diventa oggi il boss che in fondo è rispettato.

Perché viene dal passato e il suo piemontese, oggi, è lo stato che affama, lo stato padrone, lo stato autoritario che mette un freno a legittimi privilegi.

E cosi Sasso è invitato a sbrogliare quella matassa, o soltanto farle fronte e comprendere anche l’altra parte di quell’Italia che, in fondo, ha deciso di servire.

Non sarà facile.

Non sarà indolore.

E poi..abbiamo il momento storico che più di tutti mi interessa a livello scientifico.

E che al tempo stesso mi fa incazzare.

Vedete, io sono stata e sempre sarò un idealista.

Per me la parola ideale è qualcosa di fondamentale e connaturato all’essere umano.

L’ideale è l’uomo e l’uomo è un ideale.

Che poi lo sviluppiamo con una serie di teorie politiche, economiche, sociali o filosofiche poco mi importa.

In ogni mia rivendicazione, battaglia o rivoluzione è l’uomo al centro. Ogni uomo.

Che per come la vedo io deve essere liberato dalle pastoie della socializzazione effettuata dagli organi di stato.

Se lo stato è nato affinché gli uomini potessero convivere, oggi lo stato è solo una parola svuotata di sovranità e di quindi, legittimità.

E cosi ogni ideale deve riportare questa unità tra cielo e terra, laddove ogni stella, ogni costellazione, ogni energia è interconnessa e forma un tutt’uno coerente, armonico e organico.

Ogni stella ha il suo posto, brilla ed è essenziale per creare le costellazioni.

Lo stato sono le coordinate e le leggi che lo permettono.

E tra queste esiste l’equità ossia la possibilità che ogni stella mostri e manifesti il suo potenziale per creare costellazioni che abbelliscono il firmamento.

Ma quest’ideale e lo so ragazzi miei, può diventare ideologia.

E sapete cos’è?

Quando è l’idea più importante dell’uomo. Non si cerca di migliorare le condizioni altrui, di far tornare lo stato a essere “legittimo”.

Si tenta di far primeggiare il proprio modo di pensare.

Ecco cos’è l’ideologa. Io divento schiavo di un concetto, tanto che lui domina e decide chi vivere e morire.

E molti ragazzi, durante gli anni di piombo sono caduti nella trappola.

I terroristi convinti che il sangue avrebbe dato vita allo stato socialista equo e libero.

Ma quale equità e libertà nasce dal sangue e dalla lacrime?

Nessuna.

E dall’altra parte chi per la giustizia di quello stato da ricreare e ripensare, usavano ogni mezzo.

Ogni.

Entrambi avevano la loro ragione d’esistere dietro la nemico, dietro a un ideologia che poi mostrare la sua faccia più patetica, l’abietto egoismo, interessi personali, inutili e orribili ossessioni. Frustrazioni e piccolezze umane.

E questi due mondi, Calabria e fatti degli anni di piombo si confondono in quelle storie.

Dove a emergere è un umanità perduta, avvilita e prigioniere dei su poi arconti.

Chi muore, chi esala un ultimo respiro è la giustizia vera, l’umanità e la bellezza.

E non esiste bellezza in quello che racconta Testa.

Non certo negli avvenimenti.

Ma in quegli sprazzi di empatia e rara condivisione di quegli uomini e le donne che non si arrendono, al male, al compromesso, all’intrigo.

Per questo il libro di Testa è entrato dentro di me.

Perché in fondo racchiude tutto quello che è la nostra quotidianità, e tutte le domande che oggi, alla soglia di un’età veneranda mi faccio spesso: vale la pena di andare avanti a credere davanti a tutto questo malsano modo di vivere, e gestire la società?

L risposta è ancora si.

Per la verità e per epurare gli ideali vale la pena.

Fu allora che madonna gli disse:” Hai gli occhi belli

Vorrei che accarezzassi stanotte i miei capelli”

Fu allora che rispose: “Grazie madonna no!

Io sono un cavaliere e il re non tradirò”

Spesso, troppo spesso una madonna suadente ma maligna tenta di sedurci.

E’ troppo bella e ci accarezza i capelli in modo cosi soave che è impossibile resistergli.

Ma Nardi e Sasso incarnano quel cavaliere che urla “Il mio re non tradirò”

E il re in questione siamo noi.

Noi popolo degno e bisognoso di giustizia.

Uno stato che grida aiuto.

Loro il Re non lo tradiscono mai.

Grazie Alessandro per avermi emozionato di nuovo con un tuo libro.

3 pensieri su ““Maggio per sempre”. di Alessandro Testa, Edizioni Il vento antico. A cura di Alessandra Micheli

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