Review party “Omicidio a regola d’arte” di Letizia Triches, Newton Compton. A cura di Patrizia Baglioni

Chantal Chiusano ha un nome da soubrette, magari i suoi genitori sognavano per lei una vita da star, e invece per un gioco del destino o per contrapposizione alle aspettative, è un commissario della polizia di Napoli.

Nulla è più lontano da lei di lustrini e sceneggiate, Chantal è una donna pratica, spontanea, empatica, soprattutto innamorata.

Pragmatica sotto tutti gli aspetti, mai avrebbe pensato di accettare la corte di un ragazzo più giovane di lei di nove anni, ma Giovanni oltre ad essere suo compaesano, è un artista e la guarda come se lei fosse la sua musa.

La loro vita dopo il matrimonio ha trovato stabilità, Giovanni anche senza un titolo ha una sua clientela di arte sacra affezionata che sa riconoscere il talento.

Chantal è rispettata per la professionalità e l’intuito che ogni giorno dimostra in una città complessa come Napoli, lei e l’Ispettore Pannella ormai si parlano con gli occhi e se si confrontano hanno sempre un motivo.

E poi un terribile omicidio sconvolge inavvertitamente le loro vite.

Michele Mosti noto artista napoletano viene trovato morto insieme all’amante Sofia.

I corpi sono nudi e i volti chiusi in sacchetti di plastica bruciati hanno assunto un’espressione deforme.

Ma più raccapricciante dell’immagine, è la rappresentazione a colpire gli inquirenti, l’assassino ha fatto dell’omicidio un’opera d’arte.

La scena macabra ricorda un’opera di Burri e chi meglio di Chantal, che conosce il mondo dell’arte da vicino, può indagare sulla vicenda?

È vero, non è la prima volta che il commissario si interessa a questo mondo e non solo per contaminazione familiare.

Qualche mese prima, la morte di un giovane nella casa di un noto antiquario, l’aveva portata a scoprire un ambito di promiscuità e sfruttamento, dove giovani ragazzi arrivano a prostituirsi o a dipingere falsi pur di entrare nel circoli degli eletti.

Un ambiente oscuro quello dell’arte, seppur fatto di luce e colori.

Vittima di queste contraddizioni è anche Giovanni, che dopo l’incontro con Mosti non è più lo stesso.

Chantal sapeva e vigilava ma suo marito dopo qualche giorno dall’assassino, una notte elusa la sua sorveglianza aveva deciso di spegnere la sua vita tra la schiuma del mare che tanto amava.

Come può Chantal portare avanti le indagini ora?

Lei non può, deve. Perché l’unica convinzione che ancora la anima, è che le morti siano tutte collegate.

48 Il morto che parla, un’anima in pena che non trova via d’uscita, introduce il romanzo e ricompare tra le pagine per seguire più da vicino le indagini, lui che non ricorda neanche la sua identità.

Segue Chantal e poi torna a lei, Sara, l’algida moglie di Michele Mosti, una famosa psichiatra di Roma. La loro unione aveva sorpreso molti.

Mosti si era rivolto a lei per un consulto professionale, per guarire dalla fobia degli specchi, ma invece di rientrare nella parte razionale, riesce a trasportare la dottoressa nel suo mondo lussurioso e dissoluto.

Sara non si capacita, sottomessa al marito non sa reagire, ha paura di lui e allo stesso tempo prova desiderio verso ciò che l’artista rappresenta: creatività, libertà, mancanza di giudizio. Ma questa non è lei, deve uscirne, quando trova la via, il marito è già morto.

Non le resta che collaborare con Chantal con cui si sente subito in armonia.

Nel frattempo Napoli, quella città in cui si è sempre sentita estranea, la irretisce, non riesce più ad andarsene, o forse c’è altro?

Si sa, in ogni indagine spesso la soluzione è solo questione di sfumature, ma quando queste toccano l’arte, il discorso cambia.

Chantal è una donna sensibile, sa mettere a suo agio gli altri, li comprende, e di loro tutto ricorda.

I suoi sensi sono sottili e le impressioni raramente sbagliano.

Ma in questa indagine dovrà investire tutte le sue capacità, un secondo omicidio si aggiunge, solo aggirando le apparenze Chantal può arrivare alla verità e al colpevole.

Nella rete delle inquietudini non era solo uno a voler Mosti morto e il commissario lo sa, per ora la partita è chiusa, ma Chantal non si arrende.

Ne va della sua vita, ne va dell’amore che resta vivo nel suo cuore. Ogni sera accarezza i disegni di Giovanni, si nutre dell’odore dei suoi colori e condivide le sue amarezze.

Ma lei continuerà a vivere, a cercare e a indagare fino a quando la verità non verrà a galla limpida, integra e brillante.

Ne va del suo senso estetico prima ancora che della sua professionalità.

Un libro dal ritmo serrato che si fa fatica ad abbandonare. I protagonisti entrano con riguardo nel nostro immaginario e li vi restano.

A presto Commissario Chiusano, spero di rivederti presto, nel frattempo apro una finestra su Napoli e mi godo un buon caffè.

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