“Genesi mostruose” di Peter Vronsky, NUA edizioni. A cura di Alessandra Micheli

Il serial killer è una delle figure che più di tutte scatenano i sogni del postmoderno.

Se prima i mostri erano loschi figuri dai canini appunti e dalla pelle marmorea, o strani animali dagli occhi umani, oggi sono uomini normali.

O quasi normali.

Diciamo che persona apparentemente comuni e banali, forse un po’ reiette o disagiate nascondo una parte oscura pronta a emergere dal buio con una ferocia che ma si accompagna con l’idea di umanità.

Perché l’umanità presuppone compassione, empatia e coscienza.

Mentre il serial killer pare privo di ogni elemento che rende l’uomo quell’essere meraviglioso fatto più su di angeli e stelle.

Eppure il serial killer è contro ogni etica e ogni morale, cosi inquietante da rendere il nostro quadro ontologico improntato sull’evoluzione assurdo e inesatto.

Come può il progresso liberare istinti cosi orribili?

Come può un altro essere considerare l’altro come un mero oggetto su cui sfogare ogni strana pulsione?

Non c’è risposta.

Molti sono gli studi su questa figura: il serial killer apre un intera gamma di indagini sulla mente umana, sul cervello, sulla linea che separa sanità e follia.

Ma in fondo nessuno sa cosa rende una normale persone serial killer. Nessuno.

E’ come se l’uomo stesso fosse un acrobata che si ostina a camminare su un sottile filo, con sotto di se un abisso pieno di orrori.

Il segreto è arrivare incolume oltre lo stesso.

Cosa accade?

Che siamo tutti a rischio.

Un passo falso, uno sguardo sotto di noi e l’equilibro, quella faccenda cosi delicata, si distrugge.

E ci si sente parte del caos.

Ecco perché io stessa, consapevole della fragilità del sistema mentale umano, cerco nei libri e nei saggi una risposta.

La domanda delle domande: quale genesi porta a creare simili demoni?

Inquietanti perché reali e corporei, inquietanti perché rivestiti di una strana invisibilità quella della banalità del perbenismo.

Eppure..dietro una vita apparentemente privilegiata, ligia al dovere gli occhi sono di brace, e le mani lunghi artigli crudeli.

Ma tranquilli.

Di una cosa siamo certo, il serial killer non prerogativa di genere, non appartiene solo al mondo del maschile.

Serial killer è un modo di percepire la realtà, distorto e errato che può coinvolgere anche le donne.

Si proprio noi, angeli del focolare, noi che abbiamo anni di aspettative alle spalle, possiamo distruggere questa pudica e idilliaca immagine e diventare…crudeli mostri.

Quello che il saggio cerca di comprendere è perché.

Molte sono le storie ivi contenute, dalle più famose omicide del passato di cui la Bathory è l’emblema e il simbolo fino alle donne moderne tra cui adorabili nonne, infermiere piene di premure, forse troppe premure, e baby sitter.

Troviamo storia di ogni tipo quelle con abusi alle spalle sopratutto.

Una delle più famose, protagonista persino del dibattito femminista è la Aileen Wuornos , protagonista del film monster del 2003.

In questa storia però ci sono gli elementi che meno ci inquietano: degrado, alcolismo, prostituzione , ogni vizio sembra spuntare dalla cupa vicenda di Aileen , designandola quasi come carnefice destinata ala disastro.

Siamo portate a giustificare, o almeno ci ha provato una certa parte del movimento femminista, a giustificarla: vittima della società, dell’abuso e del femminicidio che uccide l’anima di una donna tramite i soprusi.

Eppure… possiamo davvero esaurire il problema delle serial killer come una sorta di rivolta del femminile contro il patriarcato?

Come legittima difesa?

L’autore non ci sta. E a dire il vero, come donna, neanche io.

L’omicidio specie quello seriale è sempre un fatto disturbante.

Un azione contro l’armonia del cosmo.

Tante, troppe donne abusate stuprate e vilipese hanno reagito in modi diversi, impegnandosi, ribellandosi al ruolo di vittima.

Scegliendo la strada della solidarietà e dell’educazione.

Pensiamo a Franca Rame, vittima di uno dei più osceni stupri della storia.

E’ stata una meravigliosa attrice, una donna intellettualmente matura, riuscendo a fare delle sue cicatrici purulente un arma per reagire contro l’orrore.

Allora cosa accade?

Fattori ambientali, sociali e psichiatrici contribuiscono a rendere il terreno fertile per l’innesto di idee sociali e sociopatiche.

Contribuiscono però, non scatenano.

Qualcosa in quelle donne, in quelle menti criminali, sicuramente non funziona o funziona a un livello che è completamente stonato.

E’ una radio mal sintonizzata che con quel rumore ferisce le orecchie altrui.

E’ la nota che stona in una melodia perfetta.

Ecco cosa si comprende da questo meraviglioso saggio.

Che è importante per comprendere cosa accade in quegli esseri che si allontanano inesorabilmente dalla definizione umano.

E forse serve capire, provare almeno a conoscere queste realtà, perché più le ignoriamo, più ne restiamo, inesorabilmente, invischiati.

Perfetta come sempre, La Nua non delude mai.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...