La profezia perduta del faraone nero di Fabio Delizzos, Newton Compton Editore. A cura di Alessia Bertini e Natascia Lucchetti.

La fascinazione dell’antico Egitto. A cura di Alessia Bertini

Il tempo divora tutto, pensò Caffarel, il tempo era l’unico vero cannibale”

La città livida strisciava all’indietro, come stesse cercando di sottrarsi di soppiatto all’orrore, alla pioggia, alla miseria per sgusciare via in un mondo di luce

Non sareste dovuti venire qui, non avreste dovuto sapere, non avreste dovuto vedere”

Torino apre gli occhi su un mattino uggioso di metà Agosto, si risveglia e distende pigramente i suoi borghi sulla pianura umida di pioggia. È il 1799. Eugenio Caffarel, un ex professore universitario divenuto suo malgrado poliziotto al servizio delle truppe asburgiche, accende la sua pipa e la carica con dell’oppio: deve riflettere, deve capire. Di fronte a lui, il cadavere di Maurizio Calandra, mercante di antichità e collezionista di reperti egizi. Chi si è accanito in modo così brutale sul suo corpo decapitato, replicando per la seconda volta questo barbaro scempio? I contorni della nebbia anomala e tangibile che avvolge la città sabauda, sfumano ben presto in un figurato velo di mistero che nasconde la Torino segreta ed esoterica dei Massoni. Caffarel cerca indizi, vuole spiegazioni, ma non riesce a collegare i punti. Tutto lo spinge verso una cultura misteriosa e distante, legata ad un paese altrettanto geograficamente e temporalmente lontano: l’Antico Egitto dei grandi faraoni. Grazie alla inaspettata collaborazione con Conon de Solis, scrittore ed esperto egittologo, giunto a Torino in cerca di una misteriosa mappa, vengono portate alla luce antiche credenze e ipotesi taciute, appannaggio di pochi eletti iscritti alla Loggia. Pagina dopo pagina, i tasselli che compongono quell’assurdo rito perpetrato da colui che la paura popolare ha battezzato “Cannibale”, sono allineati e incastrati a raffigurare una figura sinistra e mitologica.

In questo thriller storico, quella fascinazione che l’Antico Egitto spesso esercita grazie alla sua religione, ai suoi misteri, ai riti e alle invenzioni, viene alimentato e mescolato ad altrettanto intriganti elementi a noi più vicini come la Massoneria. La ricerca del “Cannibale”, viene abilmente guidata dall’autore in modo da alimentare la curiosità del lettore verso la componete mistica e di finzione, qui intrecciata a fatti reali e a luoghi storici simbolo di Torino. Scorrendo le pagine, capitolo dopo capitolo, non troverete repentini colpi di scena o azione frenetica, ma un ragionamento che, avvalendomi dei trascorsi di Caffarel, oserei definire accademico e in cerca di verità, scevro da pregiudizi. L’analisi minuziosa e ricca di dettagli dei documenti e delle testimonianze raccolte potrebbe risultare a tratti eccessivo per chi prediliga il lato thriller a quello storico. Tuttavia, le teorie sviluppate nel corso della vicenda possono senz’altro avvalersi del merito di stimolare nel lettore una forte curiosità verso i luoghi, gli innumerevoli fatti e i personaggi citati nel romanzo. Chi di voi sa cosa è il Mesmerismo? Io adesso posso rispondere.

La Torino che tutti sogniamo, misteri e magia. A cura di Natascia Lucchetti

Come suggerisce il titolo, il romanzo di Fabio Delizzos intreccia il fascino senza tempo della storia e della mitologia Egizia con le dinamiche complesse della massoneria in un’indagine mozzafiato e appassionante. Sto scrivendo la recensione subito dopo aver finito il libro, perché ho molte emozioni a caldo da mettere su carta.

Partiamo dall’ambientazione molto affascinante e credibile di una Torino sul finire del 1700.

Il romanzo si apre con un assassinio descritto con crudezza, violento, ma non disgustoso. Prendo l’occasione per fare una specifica a riguardo: la violenza, anche la più grave e d’impatto non scade mai nel turpe o nello splatter. È efficace, cruda, ma non troppo pesante. 

Ebbene, il modus operandi di questo assassino è riconducibile a un’esecuzione che segue un rito preciso. Sul cadavere mutilato viene lasciato un ankh, un simbolo egizio che significa “vita”, “rinascita”. 

Da una parte abbiamo Caffarel, un ex professore universitario, con un passato doloroso e una solitudine totale che non è riuscito a indurirlo. È un personaggio molto umano a cui mi sono affezionata tantissimo, così come ho amato Conon: un soldato di Napoleone, un suo amico, inviato dal Bonaparte stesso a recuperare una mappa in mano a un gruppo massonico. Si dice che l’oggetto riveli la posizione di inestimabili tesori – ecco perché è molto ambita.

Le persone che hanno preso possesso fanno parte di una loggia massonica di Rito Egizio e sono le stesse che vengono perseguitare dal Cannibale – l’assassino ricercato dalla Polizia. 

L’autore ha fatto un gran bel lavoro di ricostruzione storica. Torino è credibile, il lettore la vive in ogni descrizione che, sì, è dettagliata, ma mai pesante. Vengono usate sempre le parole giuste per creare frasi musicali e immagini splendidamente vivide. 

I personaggi sono belli, approfonditi come capita di rado in questo genere. Ci vengono presentati fin nei dettagli, ma senza ricorrere a pesanti infodump o flashback che rallentano la narrazione. Tutti i tasselli del puzzle sono sistemati in modo impeccabile e snello.

I protagonisti sono veri, credibili e vicini, con luci e ombre che a me piacciono davvero tanto. Non ci sono eroi senza macchia o elementi irreprensibili. 

I due principali sono un uomo giusto ma stanco e ferito, e un un uomo curioso, bramoso di conoscenza ancora più che di successi.

Solo per loro due questo libro vale oro, ma c’è di più: l’ambientazione verosimile della Torino di fine ‘700 si mescola alla magia delle leggende egizie. Gli dèi e i loro ritualismi permeano ogni pagina, ci fanno dubitare – nel mio caso sperare – che ci sia qualche scintilla di magia e che la sfera sovrannaturale sia molto più vicina di quello che sembra.

L’autore è così bravo ad amalgamare questi elementi che, per quanto straordinari, non sembrano mai eccessivi. C’è davvero tanta classe in questo testo e voglio consigliarlo a tutti gli amanti dei generi storico, thriller e mystery. Lo stile è scorrevole, snello, moderno. Ottimi dialoghi e personaggi ben fatti. La struttura è impeccabile, il ritmo sempre alto: non perde un colpo dall’inizio alla fine. 

Leggetelo.

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